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San Marino va a New York

Cominciamo dall’inizio: cos’è Attiva-mente?
Attiva-mente è un’associazione nata nel marzo del 2003 a San Marino. Per l’Anno Europeo delle Persone Disabili è stata organizzata, anche con il mio contributo, una due giorni di convegni, musica e altri approfondimenti (sono intervenuti anche i Ladri di Carrozzelle e Luca Vendruscolo, il regista di Piovono Mucche). È stato in quell’occasione che abbiamo preso coscienza delle gravi carenze del Paese in rapporto con la disabilità. In particolare per quanto riguarda lo sport, la Federazione Sport Speciali Sammarinese e si occupa prevalentemente di disabili cognitivi, ma mancava un ente che si occupasse di disabili fisici.
E così è nata Attiva-mente, che però non è solo un’associazione sportiva, ma anche culturale, perché San Marino ha soprattutto una grave carenza culturale in tema di disabilità. All’evento che abbiamo organizzato nel 2003 non c’era alcun disabile di San Marino oltre a me e ad un’altra persona: le famiglie si vergognavano!

Attiva-mente è un'associazione per lo sport delle persone disabiliIn che ambito in particolare si manifesta questa carenza?
Legislativo, sicuramente. A parte il fatto che le leggi che ci sono in materia non vengono per lo più rispettate, come quella sull’inserimento lavorativo, mancano anche delle norme fondamentali. Ad esempio, i lavoratori disabili non hanno alcuna tutela speciale, ma sono – dal punto di vista  remunerativo, dei permessi e del monte ore – trattati alla pari di ogni altro lavoratore, senza ammettere che alcune esigenze speciali ci sono.

Cosa pensate di fare per cambiare questa situazione?
Abbiamo recentemente incontrato Salvatore Nocera , vicepresidente della FISH, perché vorremmo che il governo di San Marino commissionasse una squadra per formulare una legge ad hoc.

Al di là dell’aspetto legislativo, quali sono gli obiettivi fondamentali della vostra associazione?
In genarale, è importante dire che la nostra prima caratteristica sta nell’atteggiamento, che vogliamo sia solare e positivo. Non ci esponiamo per autocommiserarci o puntare il dito, ad esempio, contro parcheggi che sono sempre occupati (anche se è vero e anche se è una protesta dignitosa): abbiamo scelto di agire attraverso una serie di iniziative propositive che aiutino la presa di coscienza della gente.

Credete di aver già ottenuto i primi risultati?
Ovviamente, siccome è un percorso culturale, non basterà una generazione per ottenere significativi risultati. Però posso dire che abbiamo riscosso molta curiosità. Sono quasi 400 i soci che hanno aderito e poi, con i pochi mezzi che abbiamo, siamo riusciti ad organizzare fiere, iniziative culturali e sportive.

Tra le iniziative non possiamo non parlare della maratona di New York…
Abbiamo partecipato alla maratona per dare un messaggio alle persone disabili, non nel senso che i disabili per forza debbano fare sport, partecipare a maratone e viaggiare, quanto piuttosto nel senso di stimolare persone disabili reticenti ad aprirsi alla società e ad uscire di casa.

Chi ha partecipato alla maratona?
Eravamo quattro persone disabili, due paraplegici, una ragazza sorda e un traumatizzato cranico. Con noi c’erano un assistente OTA (Operatore Tecnico Assistenziale), un allenatore e tre accompagnatori.

È stato difficile da organizzare?
A livello organizzativo è stato un calvario. Per fortuna un amico di New York ci ha ospitato e portato dove volevamo, altrimenti avremmo dovuto sostenere costi elevatissimi e ancor più complicati problemi organizzativi. Ma la cosa più bella è che siamo arrivati tutti al traguardo.

Qual è stata la data dell’evento?
Il 7 novembre scorso, in una stupenda giornata.

Com’è organizzata la maratona?
Partono prima quelli che si spingono sulla carrozzina, poi chi, come me, utilizza le hand bike (eravamo circa una novantina). Dopo di noi è il turno dei professionisti e, in coda, gli amatori.

Come vi siete preparati all’evento?
Ci siamo allenati sulla pista di atletica, anche se, ripeto, puntavamo, sul risultato morale più che su quello sportivo.

E avete avuto dei riscontri?
A San Marino la notizia è andata sui giornali, nelle trasmissioni televisive e radiofoniche, dappertutto. Anche in Italia ha avuto qualche risonanza.

Ora invece cosa vi aspetta?
Un’altra serie di appuntamenti sportivi: il 13 maggio c’è la maratona di Roma, cui abbiamo già partecipato l’anno scorso. Inoltre, stiamo per lanciare corsi di scherma per disabili qui a San Marino.
E ancora: il prossimo maggio, alla festa paesana della località che ospita la nostra sede, inviteremo un’associazione veneziana per una dimostrazione di torball, il calcetto per non vedenti con palla sonora. Stiamo pensando anche di proporre che la consueta cena in piazza quest’anno venga consumata completamente al buio.
La prossima grande sfida che ci aspetta, comunque, è a Berlino: lì intendiamo partecipare alla maratona del 26 settembre e approfittarne per ricordare che le persecuzioni naziste si scagliarono anche contro le persone con disabilità.