L’ANMIL al Senato

Il 18 maggio una delegazione dell’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) è stata ricevuta dall’undicesima Commissione del Senato (Lavoro e Previdenza Sociale), nell’ambito di un’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della disciplina in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità

donna al lavoro di fronte a un pcRicevuta dal Senato, la delegazione dell’ANMIL ha sottolineato subito la propria posizione rispetto all’attuazione della Legge 68 del 1999 – per la quale l’Associazione ha chiesto più volte la predisposizione di maggiori risorse e di interventi più mirati – e rispetto alla Legge Biagi, criticando in particolare le «norme della stessa che consentono alle imprese di adempiere all’obbligo mediante convenzioni con cooperative di disabili». Questa disposizione indicherebbe «le assunzioni dirette come un problema, cui si può ovviare con diversi escamotage».

La questione principale, secondo l’ANMIL, è quella dell’attuazione della normativa: «Nel 2003 solo il 6% dei destinatari delle norme per il diritto al lavoro dei disabili è stato effettivamente avviato al lavoro. Ciò significa che la disoccupazione dei disabili e dei soggetti di cui all’articolo 18 della Legge 68 è pari nel 2003 al 94%».

L’indagine sulla mancata attuazione della normativa potrebbe cominciare, continua la delegazione dell’ANMIL, dal «mancato coinvolgimento delle Regioni e dei servizi per l’impiego».
Dati alla mano, infatti, l’Associazione dimostra che alcune Regioni non hanno mai sottoscritto le convenzioni necessarie per accedere ai finanziamenti del Fondo per il Diritto al Lavoro dei Disabili e giudica negativamente questa tendenza, spiegando che l’imprenditore privato, se non incoraggiato dal sostegno statale, dimostra scarso interesse all’assunzione di persone disabili. 

Contestando l’interpretazione ottimistica contenuta nella Relazione Annuale al Parlamento inviata dal Governo, l’ANMIL ritiene che l’applicazione della Legge 68 sia sufficiente in alcune regioni, ma in altre del tutto inesistente.
Proprio su queste ultime la Commissione dovrebbe concentrare la propria azione, suggerendo tra le possibili concause del fallimento l’utilizzo di personale inesperto nella mediazione lavorativa e il ritardo culturale della classe imprenditoriale che spesso ragiona ancora in termini di solidarietà, specialmente nei confronti degli invalidi sul lavoro. «La strada più giusta da seguire è quella di un’analisi obiettiva della possibilità di successo dell’integrazione, favorendo quei casi che possono essere portati o riportati sul lavoro in modo più rapido ed economico. In secondo luogo l’intervento dello Stato deve fornire i mezzi per la formazione ed il collocamento mirato dei soggetti con difficoltà più gravi e persistenti».

Particolarmente grave sarebbe il collocamento delle donne infortunate o disabili e in tal senso i dati ISTAT, quelli forniti dalle Regioni e anche dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, riportati dalla delegazione dell’ANMIL nella propria relazione, concorrono a dimostrare che «solo il 35% del totale degli avviamenti riguardanti i disabili è rappresentato da individui di sesso femminile. Le donne sono in maggioranza rispetto agli uomini, ma subiscono un enorme svantaggio nell’avviamento al lavoro dei disabili».

Suggerendo di rafforzare l’integrazione tra i servizi per l’impiego e di creare forme di qualificazione professionale individualizzate, l’ANMIL si autoqualifica come ente attivo nella progettazione, nella promozione e nella consulenza.
(B.P.)

 
 

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