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Non si parla così di autismo: lettera aperta al direttore della RAI

TelevisoreEgregio dottor Cattaneo,
Le scrivo in qualità di membro della Sede Permanente per la Programmazione Sociale RAI. La mia nomina è collocata quale interprete del mondo della disabilità.

Le associazioni di famiglie con persone con autismo aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ho l’onore di presiedere, sono stupite e amareggiate per la promozione di fantasmagoriche cure per l’autismo da parte di una trasmissione importante come Report.

Infatti, durante il programma di Raitre, nella puntata del 24 aprile scorso, interamente dedicata alla sanità in un confronto Italia-USA, è riemerso il Protocollo Dan quale cura salvifica non praticata in Italia da un qualificato istituto come il Besta di Milano. I fatti però sono i seguenti:

– il metodo di cura sopra citato non è stato approvato né dal Food and Drug Administration  né dal National Institute of Mental Health (organismi statunitensi governativi);
– il medico intervistato è stato presentato come accademico in pensione, mentre in realtà è stato espulso dall’ateneo nel quale insegnava;
– i risultati evidenziati nel caso presentato sono assolutamente compatibili con una percentuale, sia pur minima, di esempi esistenti che recuperano autonomie a fronte di un’adeguata diagnosi precoce.

In Italia tutto ciò è noto ed è stigmatizzato come terapia che ingenera solo illusioni a fronte di costi esorbitanti. La Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile(SINPI), che infatti sottoscrive la nostra missiva, ha denunciato l’inattendibilità del servizio di Report e la mancanza di verifica della notizia con gli esperti  che quotidianamente operano con persone con autismo e con i loro familiari. Ciò non è avvenuto nemmeno con le maggiori associazioni di familiari.

Purtroppo il malcostume di veicolare informazioni scientifiche miracolistiche e approcci sulla disabilità centrati sulla malattia e non sui diritti umani – in uso peraltro in tutti i mass media – persevera anche nel servizio pubblico RAI, nonostante i codici realizzati dal Segretariato Sociale e i confortanti dati quantitativi – non qualitativi – della programmazione sociale presentati alla Sede Permanente.

L’effetto della diffusione di notizie infondate di questa tipologia, per di più attraverso trasmissioni di tale peso, ingenera tra i familiari e tra gli operatori un disagio di proporzioni non calcolabili per le conseguenze che si protrarranno in un tempo assai prolungato.

Per questa ragione, a nome di familiari e operatori, Le chiedo di mettere in campo la valenza e la portata culturale dell’articolo 7 del Contratto di Servizio Pubblico ancora in vigore, per spiegare quanto è possibile fare realmente per garantire autonomia e opportunità alle persone con autismo attraverso percorsi precoci di educazione cognitiva e comportamentale.

Non solo uno spazio adeguato di replica, quindi, bensì un’occasione per misurare la capacità del servizio pubblico di saper costruire una campagna informativa seria che cancelli il danno recato e che restituisca l’immagine della quotidianità delle persone con autismo e dei loro familiari. 

Pietro V. Barbieri
Presidente FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)
Membro Sede Permanente per la Programmazione Sociale RAI