L’integrazione dimenticata

D’accordo, «ci sono cose più urgenti», ma in assenza di serie soluzioni normative ai problemi vecchi e in presenza di arretramenti normativi, le associazioni si chiedono se ormai l’integrazione scolastica sia scomparsa dall’agenda politica del Governo. Una riflessione di Salvatore Nocera, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

Dito indice puntatoI fatti degli ultimi giorni, gli attentati terroristici, oltre alla violenza contro la vita umana e la convivenza civile, rischiano di farci dimenticare tutte le “quotidiane” questioni legate al disagio delle persone, dei nostri concittadini. L’attenzione per loro sembra allontanarsi sotto la pressione di queste terribili notizie.
Ma di fronte a problemi tanto grandi, ha ancora senso considerare importanti e urgenti i problemi di qualità della vita che ci sforziamo di risolvere anche, ad esempio, tramite l’impegno per l’integrazione scolastica delle persone con disabilità?
Senza nulla togliere alla gravità di quanto sta accadendo a livello mondiale, ci sembra doveroso che ci si continui ad occupare anche di questi problemi. Se scopo del terrorismo è infatti quello di stravolgere le nostre condizioni di vita, tra le forme di contrasto ad esso vi è pure quello di continuare a lavorare come e più di prima nei campi di impegno quotidiano di sempre e della più generale integrazione.

Proprio per restare nel campo dell’integrazione scolastica, a mano a mano che la presenza di studenti stranieri si faceva sempre più forte, sembrava scemare l’attenzione per l’integrazione scolastica degli alunni italiani con disabilità, con l’assillo crescente per l’integrazione degli studenti stranieri.
Addirittura nell’ultima Legislatura – periodo nel quale la percentuale di studenti stranieri ha superato quella ormai consolidata degli alunni con disabilità inseriti per essere integrati, pari al 2% – Parlamento e Governo si sono sempre meno occupati dell’integrazione scolastica, lasciando irrisolti numerosi problemi sorti durante le precedenti Legislature, ma che non potevano più attendere.

E così, sotto l’incalzare di una maggiore presa di coscienza da parte dei genitori e delle loro associazioni, il vuoto lasciato colpevolmente da Parlamento e Governo è stato sempre più colmato dalla Magistratura, che ormai interviene non solo per assegnare più ore di sostegno didattico, ma anche per fare rispettare le norme sulla nomina di assistenti educativi da parte degli Enti locali, sull’obbligo di assegnazione di assistenza igienica da parte delle istituzioni scolastiche autonome, sull’obbligo delle Aziende Sanitarie Locali di fornire diagnosi funzionali non generiche, ma utili a descrivere anche le potenzialità e capacità, sull’obbligo dei Consigli di Classe ad impostare ed effettivamente svolgere un progetto didattico personalizzato, tenendo conto sia delle minorazioni, ma anche delle capacità e potenzialità e degli ausili – specie tecnologici – che possono essere utilmente adoperate, purché i docenti siano seriamente preparati a ciò.

Di questi interventi crescenti della Magistratura sembra però che né il Ministero né gli Enti Locali o le Aziende Sanitarie Locali si siano ancora resi conto, dal momento che, malgrado le reiterate richieste delle associazioni, poco o nulla sembra muoversi, con la motivazione che ci sono «cose più urgenti».
Ora, ci rendiamo conto che le problematiche dell’integrazione scolastica non sono certamente le uniche di cui la politica debba occuparsi e, probabilmente, non sono neppure sempre le più gravi. Però ci sono, e non si può far finta di ignorarle o di sottostimarle oltre misura.

Fin dall’inizio della Legislatura le associazioni hanno chiesto che il Ministero dell’Istruzione, quello della Salute e quello delle Politiche Sociali – ovvero il Governo – affrontassero seriamente, anche tramite la Conferenza Stato-Regioni-Città, numerosi problemi concernenti l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale (che di quella scolastica sono il naturale sviluppo). Ma le richieste non hanno trovato risposte soddisfacenti. Anzi, tranne qualche novità positiva come la concessione di permessi retribuiti ai genitori subito dopo la nascita di un figlio con disabilità, ci sono stati arretramenti, come la restrizione normativa dei posti di sostegno didattico nella totale assenza di un progetto di formazione generalizzata di tutti i docenti sull’integrazione.

Pertanto, in assenza di serie soluzioni normative ai problemi vecchi e in presenza di arretramenti normativi, le associazioni si chiedono se ormai l’integrazione scolastica sia scomparsa dall’agenda politica del Governo.

*Vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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