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Serra d’Aiello: una bestemmia sociale

Nunzia Coppedé, presidente della FISH CalabriaSi è riaperto in questi giorni il vivace ma preoccupante dibattito sull’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello (Cosenza). Un problema annoso, questo, che si riapre continuamente senza essere mai stato affrontato davvero, con la netta sensazione di introdursi in una storia amara fatta di violazione dei diritti umani e civili, di discriminazione verso centinaia di persone con disabilità che vivono segregate all’interno di un “istituto-lager”, recentemente definito da monsignor Giuseppe Agostino, arcivescovo di Cosenza ed ex presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII, «una bestemmia sociale».

Il punto di forza dominante, che emerge dalla contrattazione in corso, sembra essere quello dei posti di lavoro che si potrebbero perdere, senza dare alcun peso alla dignità e ai diritti umani delle persone ricoverate e senza tenere conto delle leggi che regolano la materia di assistenza sociale e sanitaria rivolte alle persone con disabilità.

La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) della Calabria rifiuta questa prospettiva emergente a senso unico e chiede che al centro della pluriennale vicenda ci sia la vita delle persone con disabilità, per le quali “quel” tipo di ricovero, come qualsiasi altro ricovero, non va mai considerato definitivo, ma sottoposto a continua verifica al fine di poter costruire eventuali possibili integrazioni sociali.
Chiede altresì che si applichino finalmente anche in certi luoghi della Calabria – e in particolare a Serra d’Aiello – le leggi vigenti sulle strutture di ricovero.

Infatti, come altre regioni, anche la Calabria ha definito azioni e strumenti finalizzati alla realizzazione di strutture residenziali alternative agli istituti segreganti e sovrappopolati (Residenze Sanitarie Assistenziali – RSA, case protette, comunità alloggio, strutture per il dopo di noi ecc.), al fine di offrire alle persone con gravi disabilità, che necessitano di assistenza continuativa e non possono restare nel proprio domicilio, un’alternativa di servizi adeguati, di ambienti confortevoli, in modo da non cancellarne la personalità e la dignità.

Purtroppo, in riferimento a tali proposte dell’Assessorato Regionale competente, nell’articolo pubblicato sul «Quotidiano della Calabria» il 21 settembre scorso, si legge la seguente dichiarazione del vescovo Salvatore Nunnari, attuale presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII: «Si dice: lì ci sono almeno 200 ammalati manicomiali; li sposteremo in altre strutture più piccole e adeguate. Allora mi domando: e i dipendenti? Non li possiamo certamente mandare a casa».

Un'immagine di Serra d'AielloEbbene, pur augurandoci che si tratti di un’errata interpretazione da parte del quotidiano citato, dobbiamo ribadire come la FISH Calabria non possa accettare simili logiche. Riteniamo invece giusto e opportuno che la persona con disabilità, come qualsiasi altra persona, trovi risposte di assistenza in strutture a dimensione umana perché è un suo diritto.

Oltretutto ricordiamo che il pletorico numero di operatori presenti nella struttura avrebbe potuto garantire alle persone ricoverate un tenore di vita “da hotel a cinque stelle”, ma questo non è mai avvenuto, come dimostrano le innumerevoli denunce che in tanti anni hanno evidenziato situazioni di abbandono, carenza igienica, discriminazione e violazione di diritti umani.

Per questo la FISH Calabria chiede:
– che le persone ricoverate all’Istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello siano definitivamente  trasferite in strutture adeguate;
– che la Regione Calabria non avalli il mantenimento dell’istituto così com’è, ma finalizzi risorse economiche per un cambiamento che sia in linea con il processo di deistituzionalizzazione;
– che l’istituto non sia venduto al migliore offerente sotto il ricatto di mantenere l’esistente;
– che al tavolo delle trattative sia garantita la presenza di un’organizzazione di difesa delle persone ricoverate.

Essendo la FISH Calabria una federazione di 41 associazioni di disabili e familiari, qualificata quindi a difendere coloro i quali non sono in condizione di autotutelarsi e di cui nessuno sembra interessarsi,essa farà di tutto per la difesa delle persone ricoverate.

*Presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) della Calabria.

Alla nota di Nunzia Coppedé ne è seguita subito una del presidente nazionale FISH, Pietro V. Barbieri, il quale ha dichiarato che la Federazione, «con le sue 32 organizzazioni nazionali aderenti e le 11 federazioni regionali è preoccupata per il fenomeno di segregazione delle persone con disabilità a Serra d’Aiello, che viola la loro dignità umana e i loro diritti fondamentali».
Nel sostenere poi appieno le richieste della FISH Calabria, Barbieri ha sottolineato che «investirà le autorità nazionali competenti della questione, chiedendo interventi urgenti per la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità ricoverate a Serra d’Aiello».
Verrà proposto infine alle associazioni aderenti alla FISH di celebrare la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, proprio con una visita all’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello.
(S.B.)

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