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Un po’ meno invisibili dopo New York

Kofi Annan, segretario delle Nazioni UniteIl Summit Mondiale di New York sulla Povertà e la Riforma dell’ONU si è concluso con pochi risultati significativi. A causa anzi dell’ostruzionismo dichiarato degli Stati Uniti, si è rischiato un completo fallimento. Per fortuna – e la cosa ha dell’incredibile a questi livelli – è stato redatto un documento finale, che però ripete impegni già presi in passato e largamente disattesi.

A farne le spese saranno ancora una volta i più poveri della terra. Nel mondo le 500 persone più ricche dispongono di un reddito superiore a quello complessivo dei 416 milioni di persone che vivono nei Paesi più poveri. Ma il fatto forse più assurdo è che sono proprio alcuni tra i Paesi più ricchi a donare meno e tra questi vi è l’Italia che invece di rispettare l’impegno di dare lo 0,7% del suo Prodotto Interno Lordo, quest’anno si è attestata ad un modesto 0,13%, superiore solo a quello degli Stati Uniti.

Altro elemento negativo è che l’ONU, tra particolarismi e burocrazia, rischia di non essere più il punto di riferimento reale per “gli ultimi della terra”, svuotato com’è di poteri e credibilità. E questo avviene proprio in presenza di un peggioramento della condizione dei poveri nel mondo: in Africa il numero delle persone che vivono in povertà dal 1990 a oggi è aumentato di 100 milioni; dal 1997 coloro che soffrono la fame sono in continua crescita e oltre 150 milioni di bambini che vivono nei Paesi poveri sono malnutriti; sempre dal 1990, infine, l’aspettativa di vita in quel continente si è abbassata di ben 15 anni, in gran parte a causa dell’HIV/AIDS.

Il documento finale presenta alcuni fattori positivi, come l’impegno concreto nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile basato sull’integrazione tra ambiente e sviluppo: questo dovrebbe impegnare i governi nei prossimi anni quando decideranno le proprie politiche di sviluppo.
Purtroppo non ci sono impegni altrettanto forti su altri obiettivi chiave come i diritti umani, il disarmo, la pace e la parità tra i sessi.

C’è stato qualche progresso anche rispetto agli Aiuti allo Sviluppo. Ai Paesi che avevano già preso l’impegno di destinare lo 0,7% del proprio Prodotto Interno Lordo a favore della cooperazione è stato espressamente richiesto di farlo al più tardi entro il 2015, rendendo esplicita la necessità di un piano attuativo con scadenze precise.
Inoltre, per la prima volta alle Nazioni Unite i Paesi ricchi si sono impegnati a migliorare la qualità degli aiuti. La Coalizione Mondiale contro la Povertà è convinta che la mobilitazione di massa dei cittadini europei sia stata alla base di questi impegni.

Un successo particolare, infine – che ci preme sottolineare con forza – è l’inclusione all’interno del paragrafo 129 del documento finale del Summit della questione della disabilità. Vi si recita esattamente:
«Noi riconosciamo il bisogno per le persone con disabilità di avere garantito il pieno godimento dei loro diritti senza discriminazione. Riaffermiamo inoltre la necessità di finalizzare la bozza di una completa convenzione sui diritti delle persone con disabilità».
Si tratta di un grande risultato: per la prima volta, infatti, in un documento mondiale di carattere generale la disabilità ha suscitato attenzione. Finalmente, quindi, sembra che la dimensione della disabilità sia stata inclusa tra le priorità delle Nazioni Unite.

Da sinistra: Venus Ilagan, presente mondiale di DPI, Raffale Goretti, presidente della FISH dell'Umbria e Giampiero Griffo alla Marcia Perugia-AssisiLe attività degli ultimi mesi e la straordinaria mobilitazione di DPI (Disabled Peoples’ International), della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità), con decine di persone con disabilità e loro familiari che hanno partecipato alla Marcia per la Giustizia e la Pace Perugia-Assisi hanno sortito un effetto positivo.
È un primo passo che senz’altro ci aiuterà nelle prossime mobilitazioni internazionali sul tema della povertà: i 600 milioni di persone con disabilità sono un po’ meno invisibili.

L’intreccio del tema della disabilità con quello della povertà è reale anche in Italia: negli ultimi anni le persone con disabilità hanno subito infatti, nel nostro Paese, un impoverimento sostanziale, con il taglio delle risorse destinate ai servizi dei Comuni, al Fondo Sociale Nazionale, alle politiche di inclusione scolastica e lavorativa, all’assenza di politiche di mainstreaming.
Così come siamo riusciti a sostenere positivamente la battaglia contro la povertà dei nostri fratelli che vivono in condizioni estreme di povertà in tanti Paesi in cerca di sviluppo, dovremo mobilitarci nelle prossime settimane per garantire ai milioni di persone con disabilità italiane condizioni di vita più dignitose e il superamento di discriminazioni e violazioni di diritti umani.

*DPI (Disabled Peoples’ International), FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e CND (Consiglio Nazionale sulla Disbailità).