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Anche dal Friuli critiche alla Finanziaria e importanti proposte

È stato lanciato nel corso della Giunta Esecutiva della Consulta Regionale delle Associazioni dei Disabili del Friuli-Venezia Giulia – tenutasi a Trieste il 27 ottobre scorso – l’allarme circa le intenzioni del Governo per la Legge Finanziaria 2006, che non prevede solo un drastico taglio delle risorse destinate alla spesa sanitaria, ma che mette a serio rischio il Fondo Sociale Nazionale per le Politiche Sociali.
Si tratta di una situazione grave, peggiorata dall’ennesimo “giro di vite” nei confronti di quei cittadini in possesso di certificazione di invalidità civile che usufruiscono dell’indennità di accompagnamento, essendo stato ipotizzato di assoggettare a tassazione proprio uno dei pochi elementi che garantisce un minimo di sostegno concreto alla persona con disabilità.Il Friuli Venezia Giulia

Tutto ciò assume una connotazione di preoccupazione ancora maggiore se collegato all’inosservanza totale, da parte del Governo nazionale, degli impegni assunti dallo stesso di fronte a centinaia di associazioni e persone con disabilità in occasione della Seconda Conferenza Nazionale sulla Disabilità, celebrata nel 2003 a Bari.
In quell’occasione, infatti, i rappresentanti delle istituzioni avevano garantito, tra le altre cose, che sarebbero stati definiti i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LIVEAS) e che sarebbe stata realizzata la riforma dell’accertamento dell’invalidità civile ed erano anche stati assunti degli impegni per il miglioramento dell’integrazione scolastica e dei programmi per il collocamento mirato.

Eppure i dati degli ultimi anni non sono certo rassicuranti: nel 1999, l’allora Ministero della Solidarietà Sociale aveva potuto verificare che due milioni di famiglie italiane erano scese sotto la soglia di povertà, a fronte del carico di spese sostenute per la cura di un congiunto non autosufficiente.
Successivamente, una ricerca svolta nel 2003 dal Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche (CAPP), dalla CGIL e dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ha messo in luce che il 30% della popolazione italiana a minor reddito accoglie al suo interno il 42% di persone con disabilità gravi.

Anche il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza annunciato nel Libro Bianco sul Welfare del Ministero delle Politiche Sociali (2003) è rimasto senza alcun seguito. Ancora oggi, quindi, la pensione di invalidità civile ammonta a 233,87 euro al mese e riguarda solo le persone in situazioni molto gravi.
Solamente il 6% dei titolari di queste prestazioni economiche fruisce poi della maggiorazione, raggiungendo una somma pari a 536 euro (il “famigerato” milione di lire al mese) e si tratta di coloro che hanno superato i sessant’anni di età.
Infine, per quanto riguarda l’indennità di accompagnamento, è pari a 443,83 euro al mese e riguarda anch’essa solo le disabilità più gravi. Entrambe le prestazioni economiche, poi, non subiscono aumenti da oltre vent’anni (se si escludono le ridicole perequazioni automatiche annuali).
Come si può vedere, si tratta di importi che rappresentano un vero e proprio insulto alla decenza!La coperatina del Libro Bianco sul Welfare

Alla luce di tutto ciò, quindi, la Consulta Regionale delle Associazioni dei Disabili chiede a tutti i parlamentari del Friuli-Venezia Giulia di sottoscrivere le seguenti proposte e di impegnarsi a realizzare i punti di seguito esposti:

– Fondo per le persone non autosufficienti
L’attivazione di questo Fondo potrebbe essere realizzata anche utilizzando l’8 per mille che i contribuenti italiani potrebbero decidere di destinare a tale scopo e si rivelerebbe un grande gesto di civiltà.

– Raddoppio delle prestazioni economiche agli invalidi civili
Come si è detto, tali prestazioni hanno importi molto bassi e quindi per gli invalidi civili gravi e gravissimi la pensione potrebbe essere parificata a quella di cui godono gli ultrasessantenni.
L’indennità di accompagnamento, invece, potrebbe essere raddoppiata, soprattutto se si considera che nei nuclei dove vive una persona con disabilità non autosufficiente la situazione economica è molto precaria, anche per i seguenti motivi:
         il mancato reddito della persona disabile;
         il mancato secondo reddito del familiare che la assiste;
         l’aggravio di spese derivate dalla disabilità (spese sanitarie non mutuabili, trasporti speciali, costi di attrezzatura varia, manutenzione ausili, modifiche nelle abitazioni);
          i costi umani altissimi e la qualità della vita pessima.

– Contributi figurativi ai familiari che assistono persone non autosufficienti
Nei casi di persone con disabilità gravi – non anziane e bisognose di assistenza diurna e notturna – spesso chi le assiste (genitore, coniuge, sorella o fratello, figlio, persona convivente) per dieci, venti o trent’anni può trovarsi nella condizione di rinunciare ad un’attività lavorativa e quindi trovarsi sprovvisto sia di un’entrata economica, sia di copertura previdenziale.
Di conseguenza, nel quadro dei provvedimenti volti a valorizzare la famiglia, sarebbe molto importante provvedere a dare a queste persone una copertura previdenziale che le tuteli.

– Deducibilità e/o detraibilità totale delle spese assistenziali
Nel caso di persone non autosufficienti di qualsiasi età, sarebbe importante sostenere le famiglie prevedendo la totale detraibilità e/o deducibilità delle spese relative all’assistenza personale e la fiscalizzazione degli oneri sociali relativi al personale che presta assistenza.
Sarebbe altresì importante prevedere le stesse agevolazioni fiscali per le spese assistenziali (attualmente l’agevolazione riguarda solo la quota sanitaria) sostenute dai familiari in caso di ricovero in strutture residenziali o diurne.

– Imposta negativa per persone fiscalmente non capienti
Le persone con disabilità gravi molto spesso non hanno redditi da cui detrarre le spese che invece possono essere detraibili e/o deducibili per quel contribuente che produca reddito. Il risultato di questa situazione è quello di agevolare chi ha di più, e penalizzare coloro che si trovano in condizioni più disagiate.
Anche in questo caso, però, si tratta di una sperequazione che potrebbe essere superata prevedendo un meccanismo di “imposta negativa” a favore di coloro che fiscalmente non sono “capienti”. In altre parole, si tratterebbe di compensare le persone non capienti con un rimborso pari alle detrazioni e/o deduzioni di cui potrebbero avvalersi se avessero redditi fiscalmente apprezzabili.

*Presidente della Consulta Regionale delle Associazioni dei Disabili del Friuli-Venezia Giulia.

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