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Voti inaccessibili

Le persone con una condizione di salute fisica grave al punto da non potersi recare al seggio elettorale per votare sarebbero 100.000 in Italia. Un numero per nulla irrilevante, anche se come tale è stato trattato finora dal Legislatore che non ha saputo intervenire con efficacia per tutelare il diritto al voto delle persone con grave disabilità.

Su questa discriminanza punta il dito l’Associazione Coscioni che domenica 18 dicembre scenderà nelle piazze per coinvolgere i cittadini e chiedere al Ministro dell’Interno il rispetto di un diritto affermato dalla stessa Costituzione Italiana, attraverso il riconoscimento legislativo del voto a domicilio.

Luca Coscioni, presidente dell'omonima associazioneL’Associazione Coscioni aveva già chiesto al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu di garantire l’esercizio del diritto di voto per tutti, in riferimento al recente referendum sulla Procreazione Medicalmente Assistita, sottolineando la semplicità logistica della proposta che oltretutto è già stata accolta per il voto dei malati nelle cliniche e dei lungodegenti nelle case di cura o negli ospedali.

Chi fosse interessato a sostenere l’iniziativa non solo può cercare domenica il banchetto nella piazza della propria città o di quella più vicina, ma può a sua volta organizzarne uno contattando l’associazione promotrice. Inoltre, è possibile sottoscrivere online la petizione, di cui riportiamo qui di seguito il testo integrale.
(B.P.)

 

La petizione dell’Associazione Coscioni
per il diritto di voto delle persone gravemente disabili

«Caro Ministro Pisanu,
in occasione dei referendum del giugno scorso, l’Associazione Luca Coscioni richiamò la Sua attenzione sul diritto di voto delle persone gravemente disabili che non possono recarsi al seggio nemmeno usufruendo delle disposizioni previste dall’art. 29 della Legge 104 del 1992 (che stabiliscono che i Comuni debbano organizzare, in occasione di consultazioni elettorali, un servizio di trasporto per facilitare ai disabili il raggiungimento del seggio elettorale).
Le ricordammo che si trattava dei cosiddetti “intrasportabili“, cioè di persone immobilizzate nei loro letti che avrebbero potuto recarsi al seggio solo con l’autoambulanza, con medici e infermieri al seguito, con attrezzatura medica permanente come respiratori e/o flebo. Lei rispose che il problema era reale, ma che per superarlo occorrevano modifiche di legge e promise che in occasione della successiva tornata elettorale questo problema sarebbe stato definitivamente risolto.
Ci siamo: le elezioni politiche sono alle porte e non vorremmo ritrovarci come nell’occasione referendaria, quando centomila disabili intrasportabili furono iscritti “d’ufficio” negli elenchi degli astensionisti.
Siamo pronti ad affermare con la nonviolenza i diritti costituzionali negati, forti anche di quanto è affermato all’art. 1 della Legge 104/92, laddove si stabilisce che la Repubblica «previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali».
Contiamo, Signor Ministro, sul Suo preannunciato intervento».