L’Epifania e le persone con disabilità

Un bambino indifeso, fragile e delicato: è questa, secondo Salvatore Nocera, la vera immagine di Dio che si manifesta con l’Epifania. Ed è un’immagine molto vicina a quella di tante persone con disabilità…

Giotto, Epifania, Cappella degli Scrovegni, PadovaIl 6 gennaio i cristiani – nelle diverse confessioni cattolica, ortodossa e protestante – celebrano la festa dell’Epifania, cioè della «manifestazione di Dio in Gesù appena nato».
Normalmente gli integralisti di tutte le religioni amano presentare un’idea e un’immagine di Dio assai diversa da questa e cioè di un dio potente e irrogatore di pene agli uomini per i loro peccati. Così, proprio in questi giorni, abbiamo assistito al tripudio dei fondamentalisti palestinesi per l’improvvisa gravissima malattia che ha colpito Sharon, sostenendo trattarsi della “punizione di Dio” contro il massacratore dei Palestinesi.
Purtroppo anche i fondamentalisti israeliani sostennero l’assassino di Rabin che trattava con i palestinesi per scambiare terre con pace, con la stessa motivazione che Dio aveva punito il trasgressore della “Legge sacra” che assegnava al popolo ebreo la “grande Palestina”.
E l’anno scorso alcuni fondamentalisti musulmani, non terroristi, avevano preso spunto dallo tsunami in Oriente per dire che esso era “la punizione di Dio” per i peccati dei fedeli che si allontanano dal rispetto delle prescrizioni coraniche.
Anche molti anni fa, poi, al tempo del terremoto in Irpinia, sentii con le mie orecchie l’allora Cardinale di Napoli dire che il terremoto era “la punizione di Dio” per i peccatori.

L’immagine di Dio che ci si manifesta in Gesù secondo la narrazione  evangelica dell’Epifania è totalmente diversa: si tratta di un bambino indifeso, fragile e delicato, come delicata è l’idea di Dio che ci dà il Vecchio Testamento, laddove lo paragona non allla potenza del terremoto né al fragore della bufera, ma «ad un lieve zefiro» che è il massimo sollievo a chi si trova nella calura estiva in un deserto. E lo stesso Gesù nel Vangelo dice agli afflitti «venite a me che sono mite ed umile di cuore».
Purtroppo di questa visione falsata di Dio anche noi persone con disabilità abbiamo fatto le spese a lungo nella storia. Già nel Vangelo di Giovanni, a quanti gli chiedevano se il cieco fosse nato così per i suoi peccati o per quelli dei genitori, Gesù risponde seccamente che le minorazioni e le disabilità non sono frutto dell’ira di Dio, perché Dio si manifesta come Padre e «fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti».
E tuttavia, nei secoli successivi, i nostri pregiudizi hanno nuovamente capovolto questo annuncio di liberazione dell’immagine di Dio, apparentemente, però, in positivo. Noi persone con disabilità saremmo dei «prediletti di Dio», visione non solo cattolica, ma anche  protestante e ortodossa, come emerge ad esempio dall’opera letteraria di Dostoevskij.
Forse la visione laica della disabilità potrebbe aiutare noi credenti nelle religioni ad avere una visione più veritiera dell’identità delle persone con disabilità, come titolari di diritti umani e di doveri al pari di tutti, anzi con un numero di diritti superiore agli altri per rimuovere le situazioni di discriminazione in cui le società storicamente ci hanno confinato.
E a ben riflettere questa visione laica ci fa meglio comprendere l’attenzione di Gesù per le persone con disabilità che guariva per farle uscire dall’isolamento fisico e sociale in cui erano state costrette dalle ipocrisie “razziste” della società dei “sani”, integrandole così in una società che non le accettava al suo interno per pregiudizi religiosi.
Oggi che la visione laica della società ci ha fortunatamente costretto a correggere i nostri pregiudizi religiosi, siamo idealmente in grado di accogliere e integrare nella società civile e nelle comunità religiose anche quanti sono con disabilità, perché abbiamo maturato una fede in un Dio manifestatosi fin dalla nascita “fragile”, come lo siamo noi persone con disabilità.

*Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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