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La FISH presenta la Carta dei diritti

Persona in carrozzina lava una macchinaLa Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha scelto di elaborare una proposta indirizzata alle istituzioni, nazionali e locali, e a tutte le parti sociali, relativa alla piena, appropriata e buona occupazione per le persone con disabilità in Italia nonché all’individuazione di strategie atte alla sua implementazione, in particolare per promuovere i diritti, il più possibile, in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale.
All’anacronistico pregiudizio circa la non produttività del lavoratore con disabilità, basato su un modello medico della disabilità ormai superato, ma che persiste in una parte consistente del mondo imprenditoriale e politico, oggi si sommano nuove sfide basate sull’aggregazione degli opposti: princìpi universali come l’eguaglianza di opportunità e la non discriminazione e il frazionamento del livello di governance [competenza politico-amministrativa, N.d.R.] tra Regioni e Province.

Con la modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, sono di fatto affidati alle Regioni i poteri di programmazione e legislativi e alle autonomie locali i poteri amministrativi e di programmazione dei piani d’azione.
Contestualmente la natura dei trasferimenti finanziari che provengono dallo Stato è indistinta e pertanto gestita secondo scelte politiche locali, col rischio di un depauperamento degli investimenti per le politiche e per i servizi di inclusione lavorativa.

La scelta dei temi è basata sulle discussioni più avanzate in campo internazionale, europeo, nazionale e regionale, a partire dai bisogni e da come soddisfarli, che ormai superano la mera rivendicazione di integrazione come accesso, chiedendo l’inclusione come condivisione di attività umane, come quelle lavorative e imprenditoriali.
Questo documento, presentato all’interno della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla del 2006, si pone l’obiettivo del cambio di paradigma: da malati a persone discriminate per una condizione umana che può colpire chiunque.
Il Manifesto intende riproporre la necessità di una strategia complessiva alla cui determinazione partecipino tutti gli stakeholder [soggetti portatori di interessi, N.d.R.], mettendo al centro le persone con disabilità, le loro famiglie e i loro diritti.
Nulla su di noi, senza di noi!

Carta dei diritti
Le persone con disabilità, i familiari e le associazioni chiedono di vedere rispettata la dignità di ogni essere umano, praticando i loro diritti fondamentali, a partire dal diritto alla piena occupazione, attraverso un piano di legislatura che si impegni a:

Promuovere un cambio di paradigma nell’approccio al lavoratore con disabilità, al fine di garantire pari opportunità e non discriminazione all’accesso, al mantenimento e all’avanzamento di carriera attraverso:
– campagne di informazione
mirata nazionale dirette ai datori di lavoro, ai direttori delle risorse umane, ai consulenti del lavoro e ai rappresentanti delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie);
– campagne di sensibilizzazione locali a stakeholder istituzionali e parti sociali, e attraverso la comunicazione sui mezzi di stampa generalisti locali all’intera popolazione, favorendo un’immagine positiva delle persone con disabilità;
– aggiornamento degli operatori della filiera di servizi diretti e indiretti legati all’inserimento mirato affinché possano per primi veicolare ai datori di lavoro da un lato una rappresentazione priva di pregiudizi di improduttività e dall’altro i vantaggi dell’inclusione sociale.

Sviluppare i livelli essenziali di prestazioni che i servizi del collocamento mirato devono garantire sul territorio nazionale affinché possano essere adottati dalla Conferenza Unificata per divenire diritti esigibili e un’opportunità per il datore di lavoro, attraverso:
– la perimetrazione delle attività
dei servizi, definendo le prestazioni, i loro processi attuativi e i professionisti competenti, identificando modelli, governance e i loro costi;
– la delimitazione delle competenze rispettivamente sanitaria, sociale e lavorativa, nonché l’integrazione di quelle politiche, affinché sia riproposta l’unitarietà della persona, evitando che la ricomposizione sia un onere che pesa sulle spalle della persona con disabilità e della sua famiglia;
– la costruzione di procedure condivise e utilizzate omogeneamente sul territorio nazionale, a partire dai servizi informativi ICT (Information & Communication Technology), attraverso l’utilizzo dell’ICF [International Classification of Functioning, Disability and Health – Classificazione Internazionale sul Funzionamento, la Disabilità e la Salute, N.d.R.], la classificazione delle disabilità emanata nel 2003 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS);
– la progettazione e programmazione di percorsi territoriali di integrazione tra politiche educative, della formazione professionale e del lavoro affinché le persone con disabilità più grave possano interrompere il circuito di passaggio obbligato dalla scuola al centro diurno.

Recuperare una funzione di governance del sistema di impiego in Italia affinché si possano sviluppare strategie ampie di implementazione della Legge 68/1999, attraverso:
– la promozione
di un’unica agenzia nazionale in grado di coordinare le politiche su un piano tecnico e tecnologico, un motore di ricerca in grado di offrire formazione competente e consulenza tecnica, con lo scopo prioritario di promuovere e sostenere l’omogeneizzazione e la diffusione dei servizi territoriali del collocamento mirato;
– la concreta elaborazione di dati e statistiche che consentano di fotografare il livello di applicazione di politiche attive del lavoro, includendo tra l’altro il tasso di disoccupazione sin qui assente nelle definizioni statistiche ufficiali;
– la rimozione delle cause normative e di prassi consolidate che originano estensioni interpretative di esonero delle imprese pubbliche e private dall’obbligo di assunzione;
– la riproposizione del ruolo della contrattazione collettiva ai diversi livelli, anche rivedendo le forme di rappresentanza dei lavoratori con disabilità, permettendo la partecipazione alle associazioni di promozione e di tutela;
– la definizione dell’azione concertativa per politiche adeguate a sostenere il percorso lavorativo della persona con disabilità e ad incentivare gli impegni delle realtà aziendali tesi a riorganizzarsi per accogliere lavoratori con esigenze diverse, anche utilizzando nuove forme contrattuali;
– l’adozione di una o più metodologie di monitoraggio delle tendenze nella gestione delle pari opportunità per i lavoratori con disabilità, a partire dall’adozione del disability manager.

Prestare una particolare attenzione alle donne con disabilità e alla doppia discriminazione che esse subiscono, attraverso:
– l’incentivazione
della loro occupazione con specifiche misure di sostegno e tenendone conto, con politiche di mainstreaming [l’integrazione di situazioni ed esigenze specifiche della disabilità all’interno delle varie politiche generali, N.d.R.], anche all’interno delle iniziative di sostegno all’occupazione al femminile in genere;
– la promozione della discussione nella prossima Legislatura del Disegno di Legge C4742 Azioni positive per la realizzazione dell’integrazione delle donne disabili nel mondo del lavoro, a firma dell’onorevole Elena Cordoni e altri che giace presso l’XI Commissione Lavoro della Camera dall’11 settembre 2004 .

Sviluppare un piano di azione per aggredire lo specifico tema del Sud Italia, attraverso:
– la piena partecipazione
ai piani di sviluppo locali e alle politiche attive in genere, affinché la coesione sociale sia implementata a tutti i livelli senza creare discriminazioni tra i discriminati;
– l’adozione di strategie premianti per le piccole imprese non obbligate alle quote di riserva, all’impiego di persone con disabilità;
– l’incentivazione dell’autoimprenditorialità profit e non profit, adottando misure specifiche per riconoscerne la funzione sociale;
– la rimozione degli ostacoli che originano discriminazione per la mobilità nazionale ed europea dei lavoratori con disabilità.

Favorire l’adozione della Strategia di Lisbona per la piena occupazione anche per i lavoratori con disabilità, attraverso politiche di mainstreaming, quali:
– l’attivazione
di politiche di mainstreaming nazionali, regionali e provinciali, includendo le esigenze delle persone con disabilità all’interno delle politiche ordinarie sul lavoro. Questo significa inserire in maniera organica le esigenze dei lavoratori con disabilità all’interno del Piano di Azione Nazionale, degli strumenti regionali di programmazione per l’impiego, delle politiche industriali;
– il coordinamento tra Piano di Azione Nazionale e Piano contro la Povertà e l’Esclusione Sociale e il conseguente sviluppo di politiche di coordinamento delle azioni e delle risorse indirizzate all’incremento dell’occupazione, prevedendo sinergie con l’utilizzo dei fondi FSE (Fondo Sociale Europeo), PIT (Progetti Integrati Territoriali) e POR (Programmi Operativi Regionali) e con le politiche sociosanitarie previste dall’applicazione regionale della Legge 328/2000 (piani sociali o sociosanitari regionali, piani sociali di zona);
– il potenziamento di ogni strategia innovativa per l’implementazione delle tecnologie avanzate affinché siano rese accessibili e utilizzabili dalle persone con disabilità, nonché restituibili nella formazione e nell’aggiornamento a cui tutti hanno accesso, senza esclusioni;
– la rimozione degli ostacoli amministrativi, economici e politici che impediscono di considerare la competenza del lavoratore con disabilità un asse indispensabile per le politiche di sviluppo di inclusione e coesione sociale;
– l’eliminazione degli ostacoli culturali che considerano fragili le persone con disabilità e causano la sottovalutazione dell’inclusione nell’impiego da parte delle amministrazioni pubbliche e nei suoi programmi di incentivazione e sviluppo;
– l’empowerment del lavoratore con disabilità anche attraverso la presa di possesso degli strumenti legali della non discriminazione contenuti nella Direttiva Europea 78/2000, nonché la rivisitazione della sua ratifica nazionale per la corretta attuazione dell’inversione dell’onere della prova;
– il superamento di forme di baratto tra profit e non profit che generano elusione dei princìpi fondamentali della Legge 68/99 (leggi articolo 14 del Decreto Legislativo 276/2003), nonché l’eliminazione dei nuovi provvedimenti per l’impresa sociale, affrontando invece il tema del doppio ciclo produttivo (quello specifico della mission aziendale e quello dell’inserimento del lavoratore svantaggiato), attraverso incentivi per la creazione di management, la rimozione di ostacoli e barriere e agevolazioni creditizie.

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