Il fattore umano, a prescindere

Diritti negati e diritti rivendicati, insegnanti di sostegno e necessità di una reale programmazione educativa: vari e tutti molto stimolanti i temi affrontati nel corso di un convegno a Napoli organizzato dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e dall’Associazione Tutti a Scuola

L’integrazione scolastica può essere garantita solo dalla magistratura? La risposta a questa domanda, scelta come titolo del convegno organizzato il 12 giugno a Napoli dall’Associazione Tutti a Scuola e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), è arrivata molto chiaramente alla fine dei lavori, esplicitata dal presidente della stessa FISH Pietro V. Barbieri.Ragazza con disabilità a scuola
«È bene essere chiari, il ruolo delle associazioni – ha affermato Barbieri – è quello di tutelare i diritti delle persone con disabilità e se c’è una risposta a questa domanda non può essere che affermativa. Fino a poco tempo fa le famiglie che vedevano negato un sostegno adeguato ai loro figli provavano ad arrangiarsi, magari cercando una raccomandazione. Oggi invece si è arrivati alla consapevolezza che quello al sostegno è un diritto che dev’essere rivendicato». 

L’esempio statunitense, dove ricorrere per un diritto negato è divenuto un fatto sistematico, è emblematico di questo principio, che le persone con disabilità e le loro famiglie dovrebbero far valere per tutti i diritti violati. E proprio a Napoli, come ha ricordato il presidente dell’Associazione Tutti a Scuola Antonio Rocchetti, «settanta famiglie sono riuscite a fare andare il loro bambino a scuola grazie alla Costituzione e alla magistratura di questa città».
In particolare, negli ultimi due mesi – e questo è il dato più sorprendente – si sono avute ben sette ordinanze nelle quali i giudici hanno previsto la presenza di un insegnante specializzato anche per gli anni successivi a quello preso in esame. Le ore riconosciute in questi casi – secondo la magistratura – devono essere intese per tutto il ciclo scolastico del bambino.
Un segno tangibile e un riconoscimento, quindi, all’impegno di queste famiglie e della magistratura napoletana, che pone la città capofila in azioni di questo genere

Molti ancora sono gli spunti emersi nel corso dell’interessante convegno-dibattito di Napoli. Gli interventi richiesti dalla FISH e dall’Associazione Tutti a Scuola agli interlocutori presenti in sala, al nuovo Governo e alle nuove istituzioni campane hanno riguardato prioritariamente il superamento del rapporto di 1/138 per l’assegnazione degli insegnanti di sostegno (attraverso l’abrogazione dell’articolo 40, comma 1 della Legge 449/1997), la garanzia della continuità didattica degli insegnanti curricolari e di sostegno e una programmazione educativa e delle attività di sostegno che possa partire dal momento dell’iscrizione alla scuola.
In questo senso è stato unanimemente interpretato come un primo favorevole segnale il contenuto della Circolare n. 45 del 9 giugno 2006, diramata dal Ministero dell’Istruzione, dove viene riconosciuta l’inadeguatezza del parametro di 1/138 fissato dalla Legge 449/97 e si sottolinea l’esigenza di garantire l’assegnazione di «tutte le ore di sostegno per le quali ricorrono le condizioni previste dalle vigenti disposizioni».

Delle varie richieste al nuovo Governo la più provocatoria risulta forse quella avanzata da Corrado Daniele, assessore regionale campano all’Istruzione, il quale ha auspicato un provvedimento all’interno della prossima Legge Finanziaria che, ricalcando ciò che fece l’ex ministro Moratti per l’assunzione di 20.000 docenti di religione, possa garantire rapidamente la sistemazione in ruolo di moltissimi insegnanti di sostegno.

La rivendicazione di uno spazio politico dove possano essere trovate delle risposte e «formazione a valanga» sono due delle urgenze individuate in chiusura da Pietro V. Barbieri.
Non si può pensare infatti che una volta riconosciuto il diritto al sostegno, il bambino possa essere considerato automaticamente incluso nella scuola. Bisogna rompere lo stigma dell’”improduttività” che colpisce i bambini con disabilità e di cui sono portatori molti, troppi operatori che quotidianamente hanno a che vedere con la disabilità stessa.
«Solo attraverso l’inclusione sociale cresce una società coesa – ha concluso Barbieri – e gli insegnanti devono essere coscienti del loro ruolo, di vero motore del cambiamento».
Il fattore umano quindi, a prescindere da  regole e norme.
(G.G.)

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