Cento chilometri in kayak per l’accessibilità

Sarà questa l’impresa che compirà il 2 settembre Michele Ghezzo il quale immergerà la sua pagaia nelle acque del Mare Adriatico per circa cento chilometri, da Pirano, in Istria, fino a Venezia. Scopo dell’iniziativa promuovere la fruibilità della città lagunare alle persone con disabilità

KayakNon è nuovo, Michele Ghezzo, ad imprese come quella che compirà sabato 2 settembre, quando effettuerà una traversata in kayak nel Mare Adriatico, da Pirano, 17 chilometri a sud-ovest di Capodistria, fino a Venezia, per un totale di circa un centinaio di chilometri.
Scopo dell’iniziativa – patrocinata dal Comune di Venezia e da quello di Pirano, insieme alla locale sezione della Lega Navale Italiana – è quello di sollevare l’attenzione sul problema delle barriere architettoniche nella città lagunare e di promuovere l’ulteriore fruibilità alle persone con disabilità, dopo gli interventi positivamente attuati in questi ultimi anni dall’ente locale, dei quali anche il nostro sito si è già più volte occupato.

A conferma di quanto detto, lo stesso Ghezzo ha affermato, durante la conferenza stampa di presentazione, che «in questi anni sono stati fatti effettivamente passi da gigante per rendere Venezia accessibile», ma ha sottolineato poi la necessità di attivarsi anche in ambito culturale, «perché si diffonda una comune sensibilità su queste problematiche».
Sulla stessa linea anche Giuseppe Toso, campione olimpico di canoa, intervenuto per l’occasione, mentre Maurizio Calligaro, delegato del sindaco sui temi della mobilità e dell’accessibilità per persone con ridotta mobilità, ha confermato «l’attenzione dell’Amministrazione Comunale sul tema dell’accessibilità, testimoniato anche dall’introduzione di nuove regole per il rilascio delle licenze ai mezzi di trasporto acqueo non di linea, che debbono essere in possesso di determinati requisiti per il loro utilizzo anche da parte delle persone con disabilità».

Il kayak è un’imbarcazione olimpica interamente coperta a sponde basse, in cui il pagaiatore sta seduto, introducendovisi attraverso un pozzetto aperto nella copertura. Si tratta di una barca di grande versatilità, a differenza della canoa, che si può in tal senso usare in qualsiasi luogo, fiumi, torrenti, laghi e anche in mare.
Ed è questo il mezzo scelto per la sua iniziativa da Ghezzo, da molti anni civilmente impegnato in favore delle persone con disabilità – tra le quali il figlio Pietro – e recentemente anche con imprese “eclatanti” come questa.
(S.B.)

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