Non sei persona, non sei cittadino!

Anche il Consiglio Nazionale sulla Disabilità (CND), tramite le parole del suo presidente Luisella Bosisio Fazzi, annota e denuncia l'”assordante silenzio” di tutti gli organi d’informazione italiani di fronte ad un evento storico come l’approvazione all’ONU della prima Convenzione Internazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità

Immagine che rappresenta espressione di disperazioneE dunque l’assoluta ignoranza che le questioni della disabilità incontrano nel nostro Bel Paese ha permesso che in Italia, purtroppo, non ci si sia nemmeno accorti che il 25 agosto, presso la sede di New York delle Nazioni Unite, dopo cinque anni di negoziazioni, è stato approvato il testo della prima Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità!
Personalmente è dal 26 agosto che passo e ripasso ogni pagina dei quotidiani e nulla, dico nulla, ho trovato sulla questione. Eppure una Convenzione non è una Risoluzione (come tutte quelle sbandierate fino ad oggi) che tutti firmano e nessuno rispetta, provocando gli strilli di chi le vuole rispettate e il menefreghismo di chi le ignora…
Questa volta i Governi hanno discusso, polemizzato, negoziato e alla fine approvato questa Convenzione che avrà valore vincolante per i loro ordinamenti giuridici perché hanno convenuto, appunto, che le persone con disabilità nel mondo, e quindi nei loro Paesi, sono discriminate, escluse dalla società, violate in ogni diritto umano, civile, politico ed economico e hanno deciso di cambiare questa situazione.

Sono circa 650 milioni nel mondo, queste persone, e di esse 300 milioni sono bambini di cui solo l’1% accede all’istruzione. Nel mondo la disabilità è causa ed effetto della povertà. In una recente indagine è emerso che il 75% delle persone con disabilità vive segregato in istituzioni e il rimanente 25% recluso in casa o abbandonato a se stesso. E questo succede perché ancor oggi la disabilità è percepita come “cosa cattiva” da eliminare e nascondere.
Anche se sono passati dei millenni, siamo sempre a fare i conti con il pensiero dell’antica Grecia dove era diffusa la concezione secondo cui solo il kalòs, vale a dire l’uomo “sano e bello”, poteva essere anche agathòs, “buono”. Una concezione ancora così radicata nella nostra cultura che difficilmente accettiamo che la disabilità appartenga alla storia dell’umanità.
Da quei tempi lontani è emblematico ma dolorosamente vero che le persone con disabilità non abbiano mai potuto raccontare la loro storia e oggi noi conosciamo il loro passato solo attraverso gli occhi di quanti hanno scritto di loro.

E in Italia, patria delle migliori leggi in materia di inclusione sociale delle persone con disabilità, cosa succede di fronte ad un evento che cambierà finalmente la storia di questi cittadini? Nulla, il silenzio. Un silenzio che è peggio di una violenza fisica, peggio che nel passato dove la storia ci ha “citato” almeno per proporre la nostra eliminazione e quando non ci è riuscita, per proporre giustificazioni alla nostra esistenza.
Oggi che non è politicamente corretto parlare di eliminazione degli “handicappati” (salvo poi eliminarli in embrione) il silenzio da quel 25 agosto significa: non esisti, non sei nessuno, non sei persona né cittadino!
Dal 25 agosto in Italia si è parlato di tutto, notizie importanti e futili, ma mai si è accennato alla Convenzione appena approvata.
Grande soddisfazione all'ONU, al momento dell'approvazione della nuova Convenzione: ma in Italia gli organi d'informazione non se ne sono proprio accorti! (foto di Giuliano Giovinazzo)Le prime pagine dei quotidiani sono ogni giorno piene di notizie drammatiche e chissà, se visti questi tempi difficili, non potrebbe aiutare parlare proprio di Convenzioni e Diritti Umani…
Ogni giorno si descrivono guerre e attentati, si dà spazio ad alluvioni e terremoti, sempre si contano i morti (tanti e troppi), ma mai si parla dei sopravvissuti e delle condizioni in cui queste persone sopravvivono.
Statisticamente è provato che in caso di eventi drammatici come quelli citati, i superstiti con gravi menomazioni sono in numero tre volte maggiore dei deceduti. Potrà sembrare cinismo, ma in questi casi la sorte migliore l’hanno avuta probabilmente i morti che non i superstiti, specie in quei Paesi dove agli abitanti sono rimaste solo le lacrime per piangere…
E ancora. Durante questi casi di emergenza le persone con disabilità non possono essere evacuate perché semplicemente non si è pensato alla loro presenza: e allora, nel fuggi fuggi generale, chi spingerà la carrozzina di una persona con gravi disabilità fisiche o aspetterà che la persona con ritardo mentale o disturbi comportamentali si adatti all’emergenza?
Nella ressa delle fila per il pane e l’acqua nei campi profughi, dove vige la regola «ognuno per sé, Dio per tutti», c’è posto per queste persone?

Ma è nella quotidianità che si misura l’importanza (negata) del fattore “disabilità”: 90 milioni di persone nell’Europa continentale, 50 nell’Unione Europea, più di 5 milioni in Italia. Eppure, nonostante questo numero elevato di cittadini coinvolti dalla Convenzione, la notizia non ha lasciato traccia negli organi d’informazione nazionale…

*Presidente CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità).

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