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Autismo: i modelli DIR e ABA

Si intitola Agganciare l’Autismo – Stanley Greenspan e Serena Wieder presentano il DIR Model la Conferenza Internazionale che si è svolta a Varese il 18 settembre 2006 (Aula Magna dell’Università dell’Insubria, Via Ravasi, 2, ore 8.30).Un bambino seduto sugli scogli guarda il mare

«Il modello DIR (Developmental, Individual-Difference, Relationship-Based) – recitava la presentazione dell’evento – è un trattamento che enfatizza l’importanza di identificare il livello di sviluppo funzionale ed emotivo raggiunto dal bambino, le differenze individuali nella modalità di processare le informazioni sensoriali e motorie, e il tipo di relazioni e interazioni che il bambino stabilisce con l’adulto.
La caratteristica peculiare del metodo è l’incontro con il bambino in un approccio integrativo che tiene conto del livello evolutivo, del tono affettivo, delle motivazioni».

Al Convegno sono intervenuti anche Umberto Balottin, docente di Neuropsichiatria Infantile all’Università degli Studi dell’Insubria, Michele Imperiali, psicologo e direttore della Fondazione Renato Piatti e Teresa Sindelar, psicologa, che ha presentato i primi risultati dell’applicazione di questo metodo presso la stessa Fondazione Piatti.

Dal canto suo Carlo Hanau, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e docente di Programmazione e Organizzazione dei Servizi Sociali e Sanitari alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha voluto ricordare che «oggi esiste un programma per bambini autistici basato sul metodo pedagogico intensivo denominato ABA (Applied Behavior Analysis – “Analisi Applicata del Comportamento”), il quale è l’unico che abbia superato le prove di validazione scientifica dei risultati, dimostrando di poter migliorare la qualità della vita dei bambini».

«Benché le Linee Guida sull’autismo della SINPlA (Società Italiana di Neurosichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), del maggio 2005, nominino ABA come il primo degli interventi possibili – ha continuato Hanau – ancora oggi molti operatori italiani non vogliono che questo metodo sia utilizzato per l’autismo. In particolare, coloro che sono legati alla tradizione psicodinamica propongono di utilizzare nella prima infanzia, al posto dei metodi neocomportamentisti, il metodo DIR di Stanley Greenspan, che non si può dire sia negativo, ma come lo stesso autore dichiara è sperimentale».

«Nulla da eccepire, quindi, – ha concluso Hanau – sul fatto che la scelta del metodo DIR venga presentata ai genitori, purché essi possano realmente scegliere. In provincia di Varese, invece, non risulta che i genitori di bambini autistici possano trovare ABA o altri interventi di tipo intensivo, precoce e strutturato, tra i servizi offerti».

Per informazioni sul Convegno del 18 settembre a Varese:
Fondazione Renato Piatti
Via Cairoli, 13 – 21100 Varese
tel. 0332 281025, fax 0332 284454
luisellacarchen@fondazionepiatti.it
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