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La vera integrazione delle persone sorde

Orecchio«L’Associazione FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi) richiede ai  mezzi di comunicazione il corretto e rispettoso uso della denominazione  di sordo e non più sordomuto, in quanto questo precedente termine ha perso ogni valore giuridico, medico e sociale con la Legge 95 del 20 febbraio 2006».
Lo si legge in una nota ufficiale della citata FIADDA, ove si aggiunge anche che «i sordi in Italia sono fortunatamente meno di 45.000, come da fonte INPS, da sempre aggiornata e attendibile, e non quasi un milione, come riportato spesso erroneamente. Si aggiungono poi alcune centinaia di migliaia di persone per lo più anziane, con difficoltà uditive meno gravi».

Il punto centrale del testo diffuso dalla Federazione che si occupa di diritti delle persone audiolese viene richiamato poco oltre: «Già da tempo la persona sorda non è più muta, può parlare e ancor più oggi la sordità può essere alleviata e persino risolta con precoci ed efficaci interventi riabilitativi che possono dare un adeguato sviluppo della parola e autonomia nella comunicazione. FIADDA ribadisce dunque la sua contrarietà a tutte le iniziative in corso che tentano di far riconoscere il linguaggio dei segni come lingua nazionale delle persone sorde, intese come una comunità distinta».

I riferimenti sono precisi: «Oggi, infatti, si insiste su tale richiesta oltre che con svariati disegni di legge, anche con manifestazioni spettacolari quali la cosiddetta “Marcia su Roma dei sordomuti”, che dovrebbe svolgersi il 27 ottobre prossimo. Così però si può solo distrarre la nostra società da un costruttivo approccio alla sordità e allontanare nel tempo la risposta ai problemi concreti delle persona sorde».

Ben altre, secondo la FIADDA, sono invece le priorità: «Oggi i sordi hanno livelli di istruzione inferiori alla media nazionale, ma sono quattro volte più disoccupati: ecco i problemi veri».
Dal canto suo la Federazione ritiene il linguaggio dei segni (LIS) «un patrimonio culturale retaggio delle generazioni precedenti, che può essere tutelato e conservato solamente in quanto tale, poiché come strumento operativo ha fatto il suo tempo».

Piuttosto chiare anche le “terapie” proposte: «La sordità si affronta con aiuti diretti alle famiglie, con medici e terapisti sempre più preparati, con tecnici e protesi sempre più sofisticate, mentre le barriere alla comunicazione verso la persona sorda si abbattono con la sottotitolazione diffusa, con tecnologie disponibili quali i telefoni cellulari, con la domotica. Con un unico vero obiettivo: migliorare l’integrazione della persona sorda nella società».
(S.B.)

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