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Serve solo prevenire

Ragazza con disabilità a scuolaMentre la settimana scorsa a Lamezia Terme (Catanzaro) veniva aperto dalla FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) uno sportello di consulenza per l’inserimento scolastico degli alunni con disabilità, più o meno negli stessi giorni a Torino veniva alla luce l’ennesimo episodio di violenza gratuita consumata nei confronti di un ragazzo disabile frequentante un istituto di istruzione superiore pubblico.
Purtroppo la cronaca offre spesso all’attenzione della collettività notizie di questo genere, ma ciò che stupisce in questa vicenda sono i luoghi: la scuola e internet, la prima istituzionalmente preposta ad accogliere tutti e tutte, l’altro da più parti considerato strumento di crescita collettiva, di democratizzazione e socializzazione della cultura.

Appare evidente che, in questo caso, né l’uno né l’altro hanno tenuto fede al proprio compito, ma  a noi non importa capire, in questa sede, se ci siano o meno delle responsabilità e a chi appartengano, saranno gli organi preposti ad occuparsene, piuttosto ci interessa sollecitare una riflessione partecipata su cosa realmente rappresenti la presenza di un alunno con disabilità nella scuola di tutti, nel rispetto del dettato costituzionale e delle leggi emanate dal Parlamento Italiano nell’ultimo ventennio.

È opinione condivisa che un percorso di inserimento scolastico comporti disagi e difficoltà per tutti i soggetti coinvolti, personale docente, famiglia, alunni del gruppo classe. Significa concretamente organizzarsi in un altro modo, rinunciare talvolta a qualcosa, dilatare i tempi, negoziare gli spazi.
E tuttavia la presenza di un allievo con disabilità non va “subita”, ma piuttosto vissuta come “risorsa”. Infatti, non è solo l’alunno che attraverso un percorso di apprendimento individualizzato e di socializzazione avvia i suoi processi di inclusione nei contesti sociali di riferimento, ma è anche l’intero gruppo dei pari che, a partire dalla diversità di cui egli è portatore, può sperimentare quei percorsi formativi di educazione alla convivenza democratica, alla legalità, alla multiculturalità oggi tanto osannati nella scuola; ed è il docente curriculare che, mettendosi in gioco, sperimenta una nuova professionalità e una più significativa relazionalità con gli alunni.

I ragazzi di Torino, per mille ragioni che non spetta a noi indagare, non hanno colto questo punto di vista “altro” e si sono lasciati imbrigliare nel gioco perverso della violenza gratuita, scegliendo di diffondere le immagini dell’accaduto su internet per rendere più “collettivo” il loro gesto.
Noi ci siamo indignati, e tutta l’Italia con noi, ma il nostro impegno si muove proprio nella direzione di prevenire altri “episodi Torino”, favorendo il più possibile forme di inserimento scolastico vere e significative.

*Referenti dello Sportello di Consulenza per l’Inserimento Scolastico degli Alunni con Disabilità della FISH Calabria.