Ripartire da quanto di buono è stato fatto

I problemi aperti sono sempre molti e importanti. Ma trent’anni di lavoro per l’integrazione scolastica sono un patrimonio quanto mai prezioso, da cui partire per tentare di trovare le soluzioni giuste. È quanto emerso dalla riunione dell’Osservatorio Permanente Ministeriale per l’Integrazione Scolastica, la seconda dall’insediamento del nuovo Dicastero, nella primavera del 2006

Il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Letizia De TorreSi è tenuta qualche settimana fa una nuova riunione dell’Osservatorio Permanente Ministeriale per l’Integrazione Scolastica, la seconda da quando si è insediato il nuovo Dicastero, dopo che nel giugno del 2006 vi era stato un primo incontro di presentazione con il nuovo ministro Giuseppe Fioroni e il sottosegretario Letizia De Torre.
Per il Ministero era presente la stessa De Torre, oltre ad altri funzionari e personale della sua Segreteria. Hanno partecipato, poi, quasi tutte le Associazioni che fanno parte dell’Osservatorio e alcune altre come uditrici, quale DPI Italia (Disabled Peoples’ International). 

I lavori sono stati aperti dal sottosegretario De Torre che dopo aver portato i saluti del Ministro, impegnato alla Camera, ha ribadito l’impegno del Dicastero per risolvere le ombre ancora presenti nell’integrazione scolastica, senza dimenticare i passi avanti fatti e l’impegno del nostro Paese, anche a livello europeo, per diffondere la buona pratica del modello inclusivo nelle scuole di ogni ordine e grado.
La parola è passata poi al coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico Ministeriale Italo Fiorin il quale ha aggiornato l’Assemblea sugli ultimi lavori del Comitato stesso, portando all’attenzione dei presenti i punti cardine dell’attuale lavoro del Ministero, vale a dire in primo luogo la questione aperta delle certificazioni, diagnosi e accoglienza degli alunni con disabilità, con un’attenzione particolare al coinvolgimento delle famiglie.
A tal proposito è stato costituito un apposito gruppo di lavoro interministeriale, insieme al Dicastero della Salute, per l’attuazione del DPCM 185/2006 che regolamenta la delicata materia.
Successivamente si è parlato della formazione di base e in servizio degli insegnanti specializzati (profilo professionale, stabilizzazione per risolvere il problema della continuità educativa e didattica) e ancora dell’utilizzo di nuove tecnologie educative e didattiche per la formazione stessa.

La prima delle voci associative ad intervenire e ad arricchire il dibattito è stata quella della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) la quale, tramite Antonio Cotura, si è fatta portavoce delle associazioni aderenti ad essa.
In particolare sono stati ripresentati i punti principali del documento elaborato dalla Federazione nell’estate scorsa, Linee di azione per l’integrazione scolastica – cui Superando.it ha dato ampio spazio – chiedendo in sostanza:
– un’attenzione particolare e tempi brevi per l’attuazione del DPCM 185/2006, guardando in particolare ai punti concernenti le commissioni di accertamento, da chiarire rapidamente, oltre che al problema della semplificazione amministrativa, riferendosi anche alla recente Legge 80/2006, per la quale la stessa FISH si è battuta;
– se la questione delle deroghe e degli organici di sostegno sia stata risolta dalla Legge Finanziaria per il 2007 (298/2006), che abolisce il rapporto di 1 a 138 sull’assegnazione degli insegnanti di sostegno i quali dovrebbero così corrispondere alle effettive esigenze dell’alunno espresse nel PEI (Piano Educativo Individualizzato);
– che l’Osservatorio, infine, venga a conoscenza, prima della loro effettiva approvazione, dei decreti attuativi della Legge Finanziaria per il 2007, in modo tale da potersi esprimere in merito e dare il proprio contributo.

Aula scolasticaVale la pena a questo punto segnalare alcune voci e interventi “discordanti” emersi durante l’incontro.
Le Associazioni UIC (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ENS (Ente Nazionale per la Protezione e l’Assistenza dei Sordi), ANPVI (Associazione Nazionale Privi della Vista ed Ipovedenti) e ADI (Associazione Italiana Dislessia) hanno infatti voluto esprimere la propria posizione rispetto ad un’integrazione nelle scuole «che penalizza anziché integrare».
La scuola oggi non sarebbe in grado di accogliere le persone cieche, sorde, dislessiche o con problemi di autismo, né di rispondere ai loro bisogni. Andrebbe quindi incentivata la formazione specifica su tali particolari disabilità, chiedendo anche di applicare la Legge 69/2000 (Interventi finanziari per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta di integrazione scolastica degli alunni con “handicap”), alla quale – va ricordato – la FISH si oppose nettamente durante la sua elaborazione.

La risposta è arrivata da altre associazioni e federazioni (l’ABC – Associazione Bambini Cerebrolesi; l’ANFFAS – Associazione Nazionale Famiglie di Disabili Intellettivi e/o Relazionali; il Comitato Integrazione Scolastica di Torino; DPI Italia – Disabled Peoples’ International; Federhand Campania; la FIADDA – Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi; la FISH; la UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare; UniDown), le quali hanno ribadito una serie di argomenti già più volte evidenziati in passato.
Innanzitutto che l’integrazione si deve costruire garantendo i livelli essenziali della stessa, lavorando in rete tra gli attori coinvolti e dando spazio alla partecipazione attiva delle famiglie delle quali riconoscere la competenza.
Vanno inoltre garantite le pari opportunità partendo proprio dalle buone pratiche esistenti: cosa funziona cioè nei percorsi scolastici di qualità che permettono di includere anche le persone con gravi disabilità, con risultati sia nel campo dell’apprendimento e dell’istruzione che in quello della relazione e della socializzazione: gli obiettivi, in altre parole, dell’articolo 12 della Legge quadro 104).
Un no chiaro e deciso, dunque, alle scuole speciali – in qualsiasi loro forma – un no agli istituti e ai ritorni al passato, lavorando invece per rispondere alle esigenze di tutti in qualsiasi situazione essi si trovino ed evitando il rischio di ragionare “per categorie”.
Ragazzo con disabilità a scuolaProprio la scuola, infatti, può essere il primo alleato della famiglia sul territorio per evitare che tanti figli con grave disabilità finiscano negli istituti. Le famiglie avanzano richieste di una scuola di qualità, ma per avere questo è necessario che essa sia messa nella condizione “giusta”, dotandola cioè di tutte le forme di organizzazione previste dalla legge, dal sostegno alla formazione degli insegnanti curricolari, dagli educatori ai collaboratori e così via). Una qualità, per altro, che si può costruire solo attivando la rete degli operatori coinvolti – famiglia compresa – ognuno secondo le proprie competenze, attraverso la realizzazione di progetti personalizzati condivisi, vera espressione della presa in carico globale di una persona con disabilità.
Lo stesso gruppo di associazioni ha condiviso infine l’esigenza della formazione per tutto il personale della scuola, senza dimenticare, tuttavia, il rischio di “patologizzare” le disabilità: i passi avanti realizzati in trent’anni di lavoro per l’integrazione sono preziosi e proprio dalle buone pratiche esistenti si deve partire, per trovare e riproporre soluzioni ai problemi ancora aperti.

L’Assemblea, al termine dei suoi lavori, ha chiesto che siano garantite le attività dei gruppi di lavoro già attivati, da sottoporre all’attenzione del Comitato Tecnico-Scientifico.

Tornando per un momento allo spinoso problema delle certificazioni, il vicepresidente della FISH, Salvatore Nocera, ha sottolineato con una certa preoccupazione che rispetto al DPCM 185/2006, «c’è una grande varietà nelle soluzioni adottate da alcune Regioni, mentre altre non hanno ancora detto sostanzialmente nulla. Spero dunque che il Ministero accolga l’invito del Comitato Tecnico dell’Osservatorio circa l’invio di una circolare a tutti gli Uffici Scolastici Regionali, ove chiarire che laddove una Regione non abbia deciso nulla, si continui ad operare come nello scorso anno».
Appare quindi quanto mai necessario insistere e lavorare come Osservatorio perché non vengano prese decisioni arbitrarie e diversificate da parte delle singole Regioni, senza indicazioni precise. In altre parole, che vi sia una particolare attenzione da parte delle associazioni, affinché questo non succeda nelle rispettive zone di riferimento.
In tal modo, infatti, ci sarà ancora tempo per lavorare sulla questione, in vista della prossima riunione del Comitato Tecnico dell’Osservatorio, prevista presumibilmente entro la fine di gennaio.

*ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi) Sardegna.

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