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Sistema sanitario europeo e diritti dei cittadini

Antica immagine di paziente«Libertà di scelta, accesso alle cure e rispetto del tempo: tre diritti che i cittadini europei non vedono rispettati. La situazione del sistema sanitario sul territorio europeo e lo stato dei diritti dei pazienti in Europa è ancora  preoccupante». Lo dichiara il movimento Cittadinanzattiva, nel suo rapporto sulla Carta Europea dei Diritti del Malato, presentato qualche giorno fa presso la Camera dei Deputati.

Il documento cui si fa riferimento, pubblicato nel 2002, è stato il risultato di un lavoro congiunto tra il Tribunale per i Diritti del Malato (TDM) e quindici organizzazioni civiche partner della rete europea di Cittadinanzattiva, Active Citizenship Network. La Carta si è basata appunto sull’esperienza del TDM e in particolare su precedenti testi analoghi promulgati in Italia, a livello nazionale, regionale e locale, oltre che sulla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
In totale si tratta di quattordici diritti inalienabili del paziente (Misure preventive; Accesso; Informazione; Consenso; Libera scelta; Privacy e confidenzialità; Rispetto del tempo dei pazienti; Rispetto degli standard di qualità; Sicurezza; Innovazione; Evitare sofferenze e dolore non necessari; Trattamento personalizzato; Reclamo; Risarcimento) che ogni Paese dell’Unione Europea dovrebbe tutelare e garantire. Diritti che spesso si trovano a rischio, tra l’altro, anche a causa della crisi finanziaria dei sistemi nazionali di welfare.

Ebbene, come risulta dal rapporto elaborato da Cittadinanzattiva, dopo cinque anni dalla pubblicazione più della metà dei diritti fissati dalla Carta hanno ottenuto punteggi al di sotto della soglia media, mentre alcuni di quelli ritenuti di massima importanza sono addirittura del tutto trascurati.
Infatti, la negazione della libera scelta, le difficoltà di accesso alle cure, lo scarso rispetto del tempo si manifestano come mali diffusi in tutti i Paesi monitorati e nonostante esistano ovunque leggi che difendono il diritto di accesso alle cure, in tutte le realtà vi sono gruppi di persone che non godono della copertura sanitaria nazionale o che incontrano ostacoli nell’accedere a cure adeguate, con casi di peggioramento a causa del ritardo nel trattamento. 
Altro diritto fortemente trascurato – come già accennato – riguarda la libera scelta sulla struttura dove essere curato e sul medico al quale affidarsi, aspetti, questi, mai considerati nell’analisi del sistema sanitario che risulta caratterizzato da forti limiti strutturali ovunque (necessità di ottenere autorizzazioni; differenza fra le tariffe delle cliniche private e degli ospedali pubblici; copertura assicurativa supplementare solo per alcuni ospedali).
Medico e paziente in letto d'ospedaleInfine, quello che risulta il diritto meno rispettato in assoluto, ovvero il tempo, rispetto al quale si registrano innumerevoli situazioni difficili affrontate dai cittadini europei, uno scarso riconoscimento legislativo e l’assenza di qualsiasi forma di controllo e dato ufficiale.

Per quanto poi riguarda i singoli Paesi, al di là di una generale necessità di miglioramento, Belgio e Paesi Bassi sono gli unici a non presentare priorità di azioni classificate come urgenti, mentre Danimarca, Francia e Germania garantiscono un’attenzione medio-alta a tutti i diritti.
Italia, Spagna e Grecia sono accomunate invece da uno scarso livello di attenzione generale: lunghi tempi di attesa, ritardi negli esami e nei trattamenti, poca attenzione alle terapie del dolore. In particolare il problema dei tempi rappresenta una realtà preoccupante in Italia, dove ad esempio per la sostituzione di una protesi dell’anca si può aspettare anche un anno o per un bypass coronarico circa quattro mesi, mentre in Paesi come l’Irlanda tali operazioni vengono effettuate immediatamente o al massimo dopo sessanta giorni.

Sulla base quindi dei risultati dell’indagine, Active Citizenship Network ha individuato sette priorità, che disegnano un percorso di azione attento agli aspetti di qualità, ai cambiamenti culturali, alle nuove esigenze nate dall’allargamento dell’Unione Europea e alle necessità di approfondire il dibattito sulla liberalizzazione dell’informazione sui farmaci e l’uso delle biotecnologie.
Significative le conclusioni del rapporto di Cittadinanzattiva: «I diritti dei pazienti devono diventare il punto di vista e lo standard comune per guidare le politiche in campo sanitario. L’interesse generale dev’essere il principio guida di tutte le decisioni nell’ambito dei servizi sanitari, tenendo conto della sempre maggiore esigenza di mobilità dei pazienti in tutta Europa. I dati e le informazioni esistenti sulla sanità a livello europeo dovrebbero poi essere arricchiti con quelli riguardanti i diritti del paziente, utilizzando metodi di raccolta dati che vedano i cittadini fonte diretta dell’informazione. Il finanziamento delle strutture sanitarie da parte dei governi e altri finanziatori dev’essere infine condizionato al successo di queste strutture nel proteggere i diritti dei pazienti. È quanto mai necessario, quindi, identificare standard e indicatori che si caratterizzino come vantaggio competitivo nel mercato dei servizi sanitari».
(S.B.)

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