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E il giudice ci ripensa

Espressione abbastanza soddisfattaSvolta imprevedibilmente positiva per la vicenda del 0 – da noi seguita passo dopo passo – al quale il 31 gennaio era stata interdetta la frequenza alla Scuola Media “Vann’Antò” di Ragusa e disposto il trasferimento in un istituto di tipo psicopedagogico, tramite una sentenza del Tribunale dei Minori di Catania, dopo che i genitori degli altri alunni si erano resi protagonisti di una sorta di “sciopero bianco”, sostenendo che il ragazzo «picchiava i compagni e disturbava il regolare svolgimento delle lezioni».
Infatti, con un provvedimento a sorpresa, nei giorni scorsi il giudice ha revocato l’atto precedente, anche se non sarà più la “Vann’Antò” ad accogliere il tredicenne, ma l’Istituto Comprensivo “Giovanni Pascoli”, anch’esso di Ragusa.

«Il trasferimento da una scuola all’altra – ha dichiarato Cataldo Dinolfo, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale – si è reso necessario, anche perché il rapporto del ragazzo e della sua famiglia con la “Vann’Antò” si era ormai deteriorato. Ma è una storia finita. Ciò che conta oggi è imboccare una strada alternativa, così come abbiamo fatto dopo avere interpellato i genitori e i dirigenti scolastici della città. Adesso dobbiamo lavorare per garantire al ragazzo il diritto all’integrazione, ad una classe, ad un percorso educativo, a una comunità scolastica che possa seguirlo».

Ottimi propositi, dunque, in linea con quanto sostenuto anche dalle associazioni del territorio – e in particolare dall’ANFFAS Sicilia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) – sin dall’inizio della vicenda.
Presto sarà anche nominato un insegnante di sostegno, che però – secondo Rosario Pitrolo, dirigente della nuova scuola coinvolta, «non sarà lasciato solo. Tutto l’istituto, infatti, verrà coinvolto nel percorso di integrazione del ragazzo: il corpo docenti, l’unità multidisciplinare, i collaboratori scolastici. Ciò che occorre in questa fase è programmare, programmare bene anche con la collaborazione del Servizio Sociale del Comune, del neuropsichiatra che ha seguito la persona negli ultimi anni, dei genitori e di tutte le parti coinvolte».
Ciò che insomma si sarebbe dovuto fare sin dall’inizio – vien da commentare – ma l’importante è che ora si sia deciso di procedere concretamente su questa strada.

Alla Scuola “Pascoli” c’è una certa aria d’attesa. «Se abbiamo dato la nostra disponibilità – continua infatti Pitrolo – non è perché siamo “i più bravi”, ma perché crediamo semplicemente che il problema vada risolto, perché il diritto all’istruzione di un giovane in età scolastica sia un diritto costituzionalmente garantito e non possa essere negato. Forse avremo delle difficoltà, ma il corpo docenti si è detto pronto ad accogliere la scommessa. Credo dunque che nel giro di una decina di giorni il ragazzo potrà finalmente tornare tra i banchi di scuola».
A quel punto la vicenda avrà compiuto quasi due mesi che, aggiungiamo, in modo ben più utile avrebbero potuto essere impiegati. Ma in ogni caso – lo ripetiamo – meglio tardi che mai, almeno per questa vicenda.
(S.B.)