L’accessibilità nello stagno

L’accessibilità dei servizi di documentazione in generale e quella dei cataloghi bibliotecari on line, in particolare, sono stati al centro di un seminario tenutosi qualche settimana fa a Milano, promosso dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), associazione che recentemente ha riorganizzato in termini professionali la propria biblioteca nazionale specializzata in disabilità

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come chiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari.
(Gianni Rodari, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Torino, Einaudi, copyright 1973, II. rist. 1999 Einaudi Ragazzi, p. 17).

Plico su libriNon diversamente l’accessibilità gettata nello stagno della documentazione provoca cambiamenti che si propagano in superficie e in profondità, coinvolgendo nella sua caduta soggetti e aspetti diversi, mettendo in relazione persone e competenze, sollecitando nuovi equilibri tra soluzioni tecniche e senso dei servizi. Disseppellendo dalle sabbie della routine operativa il concetto di accesso universale e indiscriminato all’informazione. Spostando l’attenzione sull’utente e le sue diversità, sui tanti e differenti modi di accedere alla cultura e al mondo.

Il seminario Buone prassi in documentazione: tra integrazione, “formazione” e accessibilità, promosso dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il patrocinio della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e del Comune di Peccioli (Pisa), si è cimentato con i temi dell’accessibilità dei servizi di documentazione in generale e, in specifico, con l’accessibilità dei cataloghi on line (OPAC).
L’idea di gettare l’accessibilità nello stagno trae origine da un progetto che ha visto la UILDM impegnata nella riorganizzazione in termini professionali della propria biblioteca specializzata in materia di disabilità. Infatti, è stata proprio questa iniziativa a portare l’associazione a riflettere con maggiore attenzione sui temi dell’universalità di accesso all’informazione e alla cultura, e a ricercare soluzioni operative compatibili con le caratteristiche e le esigenze di un’utenza disabile.

L’evento, coordinato dal direttore responsabile di Superando.it Franco Bomprezzi, si è svolto a Milano, il 16 marzo, nella cornice di Bibliostar – l’esposizione di servizi, tecnologie e arredi per le biblioteche – con l’intento di sensibilizzare e coinvolgere proprio le biblioteche su queste tematiche ancora sottopercepite e sottostimate anche dai professionisti dell’informazione (quali sono, appunto, i bibliotecari).
In questi giorni, poi, la stessa UILDM ha messo on line, nel proprio sito, una sintesi degli interventi effettuati in occasione del seminario, affinché le riflessioni sviluppate durante quell’incontro diventino patrimonio condiviso.
«La UILDM ha sempre investito moltissime energie nella ricerca di una cura per le distrofie muscolari – ha spiegato per l’occasione Alberto Fontana, presidente nazionale dell’associazione, nel suo intervento di saluto – ma mentre aspettiamo che le nostre aspettative più alte si concretizzino, è importante supportare le persone con disabilità in molti modi. In questa prospettiva l’informazione e la buona conoscenza della malattia sono esse stesse una cura».

Immagine simbolo dell'OPACAlcune parole possono assumere significati diversi in relazione al contesto di riferimento. L’accessibilità gettata nello stagno della documentazione ha indotto a riflettere su due aspetti centrali: non escludere la potenziale utenza disabile e studiare accorgimenti tesi a rendere autonome nella ricerca anche persone inesperte di ricerca documentaria professionale.
I cambiamenti sono stati tanti e significativi. A livello di superficie: un servizio che prima era fruibile solo in loco è diventato fruibile on line, con il linguaggio e la struttura dell’interfaccia utente improntati a logiche di autonomia e accessibilità.
In profondità: il produttore di software di catalogazione on line è stato invitato ad andare oltre la pura applicazione della tecnica (il rispetto degli standard di accessibilità elaborati dal Consorzio Mondiale del Web – W3C) e a rivalutare il proprio prodotto in termini di accessibilità effettiva (quella riscontrata attraverso i test con l’utenza). Inoltre, lo sviluppatore di software ha dovuto lavorare in sintonia con le esigenze del committente (la UILDM) e il progetto del catalogatore: un disegno teso a mantenere alto il livello di professionalità, ma anche a favorire un uso agevole e intuitivo del catalogo on line.

In questo percorso la UILDM ha guardato con grandissimo interesse alle altre biblioteche – soprattutto a quelle pubbliche – e ha trovato importanti convergenze tra i propri obiettivi e i principi enunciati dalle biblioteche stesse, in materia di accesso universale/indiscriminato all’informazione.
Tra i principali documenti in tal senso merita di essere citato il Manifesto UNESCO per le Biblioteche Pubbliche (generalmente recepito da tutte le biblioteche, non solo quelle pubbliche) che sancisce: «I servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell’uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale. Servizi e materiali specifici devono essere forniti a quegli utenti che, per qualsiasi ragione, non abbiano la possibilità di utilizzare servizi e materiali ordinari, per esempio le minoranze linguistiche, le persone disabili, ricoverate in ospedale, detenute nelle carceri».

La rilevanza per le biblioteche dell’accesso universale all’informazione è stata ribadita con chiarezza anche da Vanni Bertini – esponente del WAI-IT (Gruppo di studio sull’uguaglianza d’accesso ai servizi delle biblioteche), dell’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e operatore della Società Il Palinsesto di Firenze – che ha puntualizzato: «Possiamo anzi dire che la biblioteca che non rende accessibile il proprio sito web viene meno ad uno dei requisiti essenziali che stanno alla base del proprio funzionamento e del proprio servizio».
Persona con disabilità in bibliotecaCiò nonostante Bertini ha osservato come ancor oggi «la maggioranza delle biblioteche siano ancora largamente inaccessibili, in particolare in quelle sezioni che costituiscono il cuore stesso del servizio, e che sono particolarmente delicate per le loro caratteristiche di interattività, ossia gli OPAC (cataloghi on line)».
«Anche molte biblioteche che riscuotono i più ampi consensi per l’eccellenza e modernità dei propri servizi – ha concluso Bertini – come la Biblioteca Sala Borsa di Bologna o la San Giovanni di Pesaro, non hanno dei siti web del tutto accessibili; è quindi ancora più importante non abbassare la guardia, appoggiandosi e ispirandosi alle esperienze più positive, come quelle della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e del CABI [Campagna per l’Accessibilità delle Biblioteche in Rete, N.d.R.] o quelle del Progetto Minerva».

Che l’accessibilità gettata nello stagno della documentazione solleciti nuovi equilibri tra soluzioni tecniche e senso dei servizi è stato ben evidenziato anche da Stefano Mano, sviluppatore dell’interfaccia web del catalogo della Biblioteca UILDM; infatti, ha sottolineato, «quando si decide di separare completamente il contenuto dalla presentazione (quest’ultima affidata in toto ai fogli di stile), l’accessibilità rivela a mio parere il suo vero significato: rendere accessibile una struttura di contenuti significa fare in modo che essa sia in grado di “dare senso” ad ogni sua parte».

Ovviamente l’accessibilità, nel moto ondoso suscitato dalla sua caduta, non poteva lasciare indisturbate le Istituzioni, che non si sono sottratte al confronto.
Infatti, Antonio De Vanna – coordinatore della Segreteria Tecnico-Scientifica, Commissione ICT disabili del Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) – ha iniziato il suo intervento proprio puntualizzando come l’accesso all’informazione e al servizio erogato in rete sia «un diritto di tutti» e, in quanto diritto, «non possa essere legato a iniziative sporadiche, ma debba essere il risultato di un modo comune di operare, rappresentare il nostro modo di essere, un comportamento spontaneo dovuto alla nostra cultura, la cultura dell’inclusione e tutto ciò che viene erogato in termini di informazioni e di servizi al cittadino, da progettare e realizzare avendo in mente l’inclusione».
In questo quadro diventa fondamentale il ruolo delle Istituzioni, delineato da De Vanna con queste parole: «Regolamentare la materia dell’accessibilità, realizzare progetti se direttamente coinvolte e, più in generale, promuovere la raccolta delle iniziative, favorire la loro diffusione e la loro possibile applicazione in altre realtà, e sostenerle anche finanziariamente sono le incombenze delle Istituzioni nei confronti della società civile: un ulteriore passo sulla via del raggiungimento di un grande obiettivo di civiltà ed efficienza».

Non vi è dubbio che l’accesso indiscriminato all’informazione costituisca un elemento strategico nel percorso di autodeterminazione e integrazione nel tessuto sociale della persona con disabilità.
L’esperienza della UILDM, seppur modesta, dimostra come un intervento di mainstreaming [le questioni legate alla disabilità che “entrano” in ogni politica di impatto sulla società, N.d.R.] possa proficuamente essere attuato, senza dover necessariamente rinunciare alla professionalità.
Bisogna pensarci, bisogna crederci, bisogna investirci. Ma prima ancora bisogna assumere che l’accesso universale e indiscriminato all’informazione e alla cultura non è un aspetto accessorio della prassi documentaria, bensì il suo principio fondante.
Bisogna ricordarlo ai professionisti dell’informazione, prima che si perdano in uno stagno di prassi discriminanti, apprese e tramandate senza il minimo vaglio critico.

*Responsabile di Informare un’H – Centro “Gabriele Giuntinelli” di Peccioli (Pisa) e del progetto di riorganizzazione della Biblioteca UILDM.

Per ulteriori approfondimenti:
Buone prassi in documentazione: essere professionali ma anche accessibili: documento disponibile cliccando qui.
Risorse e iniziative in tema di accessibilità dell’informazione: documento disponibile cliccando qui.
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