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Solo sani e forti per lavorare al Senato

Palazzo Madama, sede del Senato ItalianoLeggiamo nel sito del Senato Italiano la comunicazione riguardante un bando di concorso  pubblico, per esami, a trenta posti di Assistente parlamentare della professionalità generale (pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», Serie speciale “Concorsi ed esami”, n. 26, del 30 marzo 2007).

Ebbene, all’articolo 2 (Requisiti per l’ammissione), oltre alla richiesta della cittadinanza italiana, del pieno esercizio dei diritti civili e politici, del diploma di scuola secondaria di primo grado (con il giudizio pari ad ottimo) e di un’età non inferiore a 18 anni e non superiore a 42, si parla testualmente di: «possesso dell’idoneità fisica all’impiego in relazione alle specifiche mansioni professionali dell’Assistente parlamentare».
Queste ultime non vengono specificate, mentre poco dopo si precisano con chiarezza alcuni altri requisiti: «capacità visiva, naturale o corretta, di almeno 16/10 complessivi; funzione uditiva totale, naturale o corretta, non inferiore all’80%; funzione deambulatoria che non comporti l’ausilio di presidi ortopedici; normale funzionalità degli arti superiori».

Da fonti affidabili apprendiamo che sia il Senato che la Camera, per concorsi come quello citato, avrebbero la facoltà di stabilire le norme che ritengono più opportune, senza vincoli di alcuna sorta.
E tuttavia, in tempi di Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità che si propone di superare ogni discriminazione nei confronti di questa categoria, non suona per lo meno stonato dover leggere la richiesta di una «funzione deambulatoria che non comporti l’ausilio di presidi ortopedici» o di una «normale funzionalità agli arti superiori», per lavorare proprio all’interno di uno dei due rami del nostro Parlamento? La parola ai lettori.