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Storia della talidomide

Nadia Malavasi, presidente della TAI (Associazione Thalidomidici Italiani)Verrà proiettato sabato 9 giugno a Milano, presso il CAM (Centro di Aggregazione Multifunzionale del Comune, Via Lampugnano, 145, ore 15.30), il film Thalidomide: I Genitori, del regista tedesco Andreas Fischer, girato a quarantacinque anni dal ritiro del famigerato farmaco talidomide (o thalidomide) che causò la nascita di migliaia di persone con gravissime malformazioni.

Ad organizzare l’evento è la TAI (Associazione Thalidomidici Italiani), il cui presidente, Nadia Malavasi, dichiara: «Con questa iniziativa vogliamo cercare di creare una risposta alla carenza cultuale e informativa del problema dei thalidomidici che, pur essendo conosciuti in tutto il mondo, sono stati completamente “esonerati” dall’attenzione pubblica nel nostro Paese».

Il fenomeno di cui si occupa il film di Fischer cominciò nel 1956, in seguito all’immissione nel mercato di alcuni farmaci contenenti il principio attivo chiamato appunto talidomide, e vide la nascita di circa 20.000 bambini nati malformati a causa dell’assunzione dl tale farmaco in gravidanza da parte delle madri.
Solo 10.000 di loro riuscirono a sopravvivere, ma come? Nel 1962 furono vietate le vendite in Italia di tali prodotti, con notevole ritardo rispetto ad altri Paesi europei.
Da qualche tempo, inoltre, il farmaco è stato reimmesso nel mercato per la sua utilità nella cura di malattie come la lebbra, il mieloma multiplo o altre ancora e alla luce della sua storia così socialmente nefasta, urge un’efficace informazione ai cittadini italiani, partendo proprio dalle storie dei genitori.
Ad oggi si stima che nel nostro Paese i soggetti thalidomidici siano circa duecento, molti dei quali noti e iscritti all’Associazione TAI, la quale ultima si occupa anche di altre malformazioni (amelìe, dismelìe) che hanno origini e cause diverse dalla talidomide.

La proiezione del film di Andreas Fischer mira dunque a fornire un buon contributo all’illustrazione del problema, descrivendo quanto è accaduto a cavallo degli anni Sessanta e che purtroppo non è mai stato preso in considerazione in Italia come grave problema per queste persone con disabilità.
Fischer parte dai genitori nell’illustrare lo sbigottimento, la disperazione, le perplessità, le aspettative o le rivelazioni che sorgono alla nascita di un figlio thalidomidico.

Vale la pena ricordare, infine, che attualmente, dopo la Legge 27/2006, anche il nostro Paese riconosce finalmente questa patologia e la inserisce tra le patologie croniche invalidanti, senza però ancora parlare di un sostegno economico e nemmeno di un risarcimento danni.
(Alessandro Ciani)

Per ulteriori informazioni:
thaionlus@alice.it.