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I sudafricani, lo sport e la disabilità intellettiva

Mappa del SudafricaGli Special Olympics – giochi dedicati alle persone con disabilità intellettiva, curati dall’omonima organizzazione internazionale – sono una realtà ben nota ai nostri lettori, che più volte hanno avuto modo di leggerne, in particolare durante gli European Youth Games di Roma (30 settembre-5 ottobre 2006), cui abbiamo dedicato alcuni resoconti.
Sembra però che degli Speciali Olympics – e delle stesse persone con disabilità intellettiva – i sudafricani sappiano davvero molto poco: la maggior parte di loro, infatti, crede che le persone con questo tipo di disabilità dovrebbe vivere sotto la cura e la tutela delle loro famiglie, frequentare scuole speciali e lavorare in luoghi protetti e separati.

Lo leggiamo in un resoconto riportato nel web – a cura di Linda Mbongwa – che riferisce i risultati della recente ricerca intitolata Cambiare gli atteggiamenti per cambiare il mondo – Gli atteggiamenti del pubblico in Sudafrica verso le persone con disabilità intellettiva, commissionata proprio dall’organizzazione Special Olympics all’Università americana del Massachusetts, uno studio iniziato nel 2004 con l’obiettivo di determinare la conoscenza dell’opinione pubblica di vari Paesi nei confronti di queste manifestazioni sportive, la percezione dei cittadini nei confronti delle disabilità intellettive e le idee riguardo all’integrazione.
Per determinare ciò – relativamente al Sudafrica – sono stati selezionati a caso e sottoposti a colloqui faccia a faccia più di ottocento adulti di età superiore ai 18 anni, residenti nelle principali città e in aree rurali.

Oggi si stima che in Sudafrica vivano circa due milioni di persone con disabilità, 200.000 dei quali con una disabilità intellettiva o relazionale.
Tutte queste persone sembra proprio debbano ancora confrontarsi con una vera e propria sfida per il raggiungimento dell’eguaglianza dei diritti, nonostante gli sforzi del Paese per garantire i diritti di tutti i cittadini.
La citata ricerca rivela infatti che il 65% dei sudafricani – la maggior parte dei quali di colore – non conoscono gli Special Olympics e non sanno che vi partecipano persone con disabilità intellettiva.
Persone sudafricane con disabilitàGli altri intervistati, pur avendo sentito parlare di Special Olympics, hanno l’idea errata che queste iniziative coinvolgano persone con disabilità fisiche o sensoriali.
Se poi il 6% degli interpellati ha dichiarato di essere stato coinvolto da volontario in queste iniziative o di conoscere un atleta che vi abbia partecipato, molti hanno invece confuso gli Special Olympics con le Paralimpiadi e molti altri – di colore e non – non conoscono bene le tipologie di sport che vi vengono praticate.

Si tratta di una mancanza di conoscenza che con tutta probabilità pertiene senz’altro anche a molti altri Paesi, con l’eccezione, forse, degli Stati Uniti e dell’Irlanda, che hanno già avuto modo di ospitare gli Special Olympics Summer Games.
Altro dato significativo, il 70% delle persone intervistate ha affermato di avere avuto dei contatti con persone con disabilità intellettive, il 23% ha detto di averne viste in luoghi pubblici, mentre il 34% ha dichiarato di conoscere una persona con disabilità. Il 15%, infine, ha segnalato di avere un familiare con una disabilità intellettiva.

La ricerca ha rivelato anche come i sudafricani generalmente sottostimino le abilità delle persone con disabilità intellettive in attività quali la vestizione o l’igiene personale o nell’affrontare una semplice conversazione: l’opinione pubblica sembra infatti convinta che queste persone non possano comprendere questioni ritenute complesse, quali gli eventi o le emergenze nazionali.
Di contro, negli Stati Uniti, in Russia e in Germania più dell’80% dell’opinione pubblica sembra convinta proprio dell’opposto, ovvero che le persone con disabilità intellettiva siano in grado di sostenere una conversazione o di instaurare delle amicizie.

L’istruzione gioca certamente un ruolo chiave sull’attenzione del pubblico a queste tematiche: «Coloro i quali hanno frequentato le high school – si legge infatti nelle conclusioni della ricerca – hanno una maggiore conoscenza degli Special Olympics di quelli con un basso livello di studio e non scolarizzati».
Da segnalare infine che mentre in Sudafrica vi è la diffusa convinzione che le persone con disabilità intellettive debbano fare sport insieme ad altre persone con la stessa disabilità, in altri Paesi, come la Germania, si è fortemente convinti che queste persone possano fare sport anche con persone non disabili.