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10 ottobre: Giornata Mondiale contro la pena di morte

Mercoledì 10 ottobre è la Giornata Mondiale contro la pena di morte e in tale occasione numerosi volontari hanno messo in atto un’iniziativa di raccolta firme a sostegno della richiesta di moratoria internazionale delle esecuzioni capitali.
L’obiettivo è quello di fare pressione affinché le Nazioni Unite votino su questo argomento: si tratterebbe di un passo decisivo in vista poi della completa abolizione della pena di morte.La sedia elettrica

Negli ultimi mesi, la campagna a favore della moratoria internazionale ha ottenuto alcuni risultati storici. Infatti, il 27 settembre scorso, il Parlamento Europeo ha votato a stragrande maggioranza per l’immediato deposito di una Risoluzione pro-Moratoria all’ONU.
Tale provvedimento, tra l’altro, riconosce il ruolo chiave dell’Italia nelle vicissitudini diplomatiche legate alla sua elaborazione. Infatti, esso è stato votato su iniziativa degli eurodeputati Marco Pannella e Marco Cappato (Radicali Italiani) e col sostegno di Pasqualina Napoletano (Sinistra democratica), Monica Frassoni (Verdi), Luisa Morgantini e Vittorio Agnoletto (Rifondazione Comunista), Marco Rizzo (Comunisti Italiani) e Roberta Angelilli (Alleanza Nazionale). Inoltre, solo due giorni prima, il 25 settembre, il presidente del Consiglio Romano Prodi era intervenuto in apertura dell’Assemblea Generale proprio parlando della moratoria.

La pena di morte nel mondo
Decapitazione, fucilazione, impiccagione, iniezione letale, sedia elettrica, pugnale (in Somalia) e anche lapidazione (in Afghanistan e Iran, tra gli altri): sono questi i metodi utilizzati ai giorni nostri per applicare la pena di morte, ancora praticata in quasi settanta Paesi nel mondo. Oltre a questi, se ne aggiungono una trentina che, pur prevedendo tale pratica nella legislazione interna, non la mettono in atto da almeno dieci anni.
Stando ai dati diffusi da Amnesty International, nel 2006 quasi 1.600 persone sono state uccise con la pena capitale e il 91% delle esecuzioni è avvenuto all’interno di sei soli Stati: la Cina, l’Iran, il Pakistan, l’Iraq, il Sudan e gli Stati Uniti. Il Kuwait, poi, vanta il più alto numero di esecuzioni pro capite al mondo, seguito dall’Iran.
Amnesty specifica però che i dati presentati fanno riferimento solo ai casi denunciati, mentre in diversi Paesi l’applicazione della pena capitale è considerata segreto nazionale. E così, fonti attendibili ma non ufficiali denuncerebbero che nel 2006 in Cina siano state giustiziate fino a 8.000 persone (il Governo cinese ne ha dichiarate un migliaio).
Ancora più difficile è individuare una cifra affidabile che rappresenti i prigionieri nel mondo rinchiusi nel braccio della morte. Sempre stando ai dati di Amnesty, nel 2006 il numero dovrebbe essere stato compreso tra i 20.000 e i 25.000 circa.
(Barbara Pianca)