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Meglio confidare nel 2008!

Disegno su sfondo verde, in basso al quale spunta la testa di un alunnoAlla fine di ogni anno sono solito tracciare una breve rassegna dei fatti normativi concernenti l’integrazione scolastica, seguita da un sintetico commento. L’ultimo mio articolo in questo senso risale però al 2005 [testo intitolato Anno nuovo vita vecchia?, disponibile cliccando qui, N.d.R.] e fu allora assai impietoso per l’inattività giuridico-amministrativa del ministro di allora e del sottosegretario con delega per l’integrazione degli alunni con disabilità.
Nel 2006 avevo volutamente evitato ogni commento, poiché il nuovo Governo si era insediato da pochi mesi e volevo attendere per giudicare. Oggi però sento il dovere di dire qualcosa, anche se il Vangelo ci inviterebbe a “non giudicare” – espressione che io interpreto nel senso di “non dare giudizi temerari” – lasciando valutare ai lettori se quelle che seguono siano opinioni “temerarie” o meno.

Debbo confessare che l’impresa risulta assai difficile. Infatti, mentre condivido le scelte politiche del ministro Fioroni circa lo “svitamento” di quasi tutta la Riforma Moratti e il rilancio della qualità e dell’efficacia della scuola, sono invece assai perplesso circa l’assenza di interventi sull’integrazione nel più ampio quadro delle politiche scolastiche, di cui l’integrazione stessa è ormai un aspetto trasversale e ineliminabile. E in ogni caso, dopo i duri commenti di Pietro Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), alla parte sociale della Finanziaria per il 2008 [ad essi il nostro sito ha dedicato il testo intitolato Questa Finanziaria proprio non va!, disponibile cliccando qui, N.d.R.], mi sento incoraggiato a dire qualcosa.

Quanto ai fatti normativi, in questo anno e mezzo non ci sono state novità positive per l’integrazione scolastica; anzi, ci sono stati alcuni passi indietro.
Ad esempio, per ridurre la spesa scolastica, è stato innalzato il numero degli alunni di tutte le classi, comprese quelle frequentate da studenti con disabilità. La spiegazione fornita dal Ministero è stata che in tutta Europa il rapporto docenti-alunni è meno costoso, senza però tener conto che nel resto del nostro continente non vi sono quasi 190.000 alunni certificati con disabilità nelle scuole comuni, che richiedono un maggior numero di docenti specializzati e un minor numero di alunni per classe, per poter essere seguiti al meglio.
Per cercare poi di ridurre il numero delle certificazioni – ritenute improprie e quindi eccessive – si è data esecuzione, senza alcuna indicazione direttiva, al Decreto del Presidente del Consiglio 185/06, voluto dal ministro Moratti, senza tener conto del Parere del Consiglio di Stato che ritiene le procedure di certificazione «un livello essenziale di prestazione» e che quindi dev’essere «uniforme su tutto il territorio nazionale», secondo quanto stabilito dall’articolo 117 della Costituzione.
Il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe FioroniCiò ha determinato un vero e proprio caos fra le diverse Regioni e le ASL di una stessa Regione, con la conseguenza di una paurosa diversificazione e incertezza del diritto da parte delle famiglie, proprio nel sessantesimo anniversario dell’approvazione della Costituzione che rinsaldò la nostra unità nazionale.
Ora sembra che dopo un anno di gravi confusioni, il Ministero della Pubblica Istruzione abbia portato la questione all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni, come avevano subito chiesto le associazioni, rimaste per altro inascoltate.
Ci auguriamo dunque che il parere di uniformità pervenga subito, perché le nuove iscrizioni scadono entro fine gennaio e si rischia il bis del 2007.

Ma quello che a mio modesto avviso è più grave è che il Ministero della Pubblica Istruzione non abbia preso operativamente in considerazione le insistenti richieste delle famiglie degli alunni con disabilità e delle loro associazioni, rimaste inascoltate durante tutta la precedente legislatura e anche in questa, circa la necessità di coinvolgimento dei docenti curricolari nella presa in carico del progetto personalizzato di integrazione scolastica.
Infatti, il mancato aggiornamento obbligatorio iniziale e in servizio di tale personale ha finito per determinare una crescente delega degli interventi didattici ai soli insegnanti per le attività di sostegno, con conseguente fuoriuscita dalle classi degli alunni – specie di quelli in situazione di maggiore gravità – affidati alla mera custodia dei collaboratori scolastici o invitati a tornare a casa per le ore “non coperte” dai docenti di sostegno.
Tutto ciò ha provocato una crescente ribellione dei genitori che si sono sempre più rivolti alla Magistratura la quale – stando ai fatti e ritenendo i docenti di sostegno l’unica risorsa idonea a garantire il diritto allo studio costituzionalmente tutelato agli alunni con disabilità – ha aumentato notevolmente le ore di sostegno lesinate dall’amministrazione scolastica con quasi mille decisioni che hanno fatto perdere al Ministero tutti i risparmi sperati, a causa della condanna alle spese e al risarcimento dei danni anche esistenziali.
Alunno alla lavagnaIl Ministero stesso ha cercato di reagire a questa situazione con il lancio di un bel progetto di formazione in servizio del personale docente, denominato I CARE, che però non ha il carattere dell’obbligatorietà, come invece il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), siglato il 7 ottobre 2007, in applicazione dell’intesa tra governo e sindacati del 27 giugno 2007, consentiva e come è stato riaffermato anche dalla Sentenza 1425/07 del Consiglio di Stato.
E così ben 4 milioni di euro, destinati a questo interessante progetto, rischiano di andare dispersi, con una ricaduta che, stando ai precedenti documentati, non andrà oltre il 5% dei docenti curricolari.
Le associazioni avevano molto insistito per l’obbligatorietà di tale progetto, dal momento che la formazione dei docenti curricolari sull’integrazione scolastica è un livello essenziale «funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo della loro professionalità», come recita l’articolo 64, comma 1 del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Su un altro versante, nessuna risposta, in un anno e mezzo, è stata data alle reiterate richieste delle associazioni circa la necessità di trovare, d’intesa con i sindacati, possibili soluzioni amministrative alla mancata continuità didattica dei docenti per il sostegno, sia a tempo indeterminato che precari. Né è risolutiva la soluzione proposta dall’articolo 2, commi 420 e 421 della nuova Finanziaria, con l’immissione in ruolo di alcune migliaia di docenti per il sostegno, sia perché non è stata modificata la norma che consente ai docenti di ruolo di passare dal sostegno alla cattedra comune dopo appena cinque anni, sia perché, al termine dell’immissione in ruolo, la differenza tra numero di docenti stabilizzati e quelli precari sarà ancora di circa 30.000 sui 94.000 consentiti, come numero massimo, dalla stessa Finanziaria.
E ancora, non hanno trovato risposte le richieste delle associazioni circa l’abolizione delle quattro fasce in cui vengono distinti gli elenchi dei docenti per il sostegno nelle sole scuole superiori (pur essendo identica la fonte legislativa, l’articolo 13, comma 5 della Legge 104/92, anche per le scuole medie, dove fortunatamente le quattro fasce non esistono). Questo è fonte continua di conflitti fra docenti e soprattutto di discontinuità didattica per gli alunni.
Nulla è stato fatto, poi, per un minimo di formazione obbligatoria in servizio nei confronti di quasi 30.000 docenti precari, nominati per il sostegno senza avere il prescritto titolo di specializzazione, a causa dell’esaurimento delle graduatorie degli specializzati. Manca ancora, a tal proposito, un piano nazionale di specializzazione concordato fra il Ministero della Pubblica Istruzione e quello dell’Università, unico soggetto, quest’ultimo, che può ormai specializzare per il sostegno.
Senza parlare, infine, della mancata emanazione di una direttiva – assai richiesta dalle associazioni – circa chiarimenti definitivi rispetto all’obbligo di assistenza igienica agli alunni con disabilità in situazione di gravità, a carico delle collaboratrici e dei collaboratori scolastici, come stabilito dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, ciò che molto spesso non viene fatto rispettare dai dirigenti scolastici.

Persona in carrozzina a scuolaOra potrebbe darsi che qualche atto giuridico – su questi e altri fatti denunciati – sia in preparazione nei “meandri” del Ministero, ma nulla si sa in proposito.
Le associazioni hanno ricevuto finalmente una convocazione per il 31 gennaio per una riunione dell’Osservatorio Ministeriale sull’Integrazione Scolastica. Ci si augura dunque che vengano resi noti atti legislativi o amministrativi, proposti dalle associazioni ed elaborati dal Comitato Tecnico dell’Osservatorio stesso, che finalmente si riunirà insieme alla Consulta delle Associazioni, secondo la prassi instaurata dal ministro Berlinguer, abbandonata dal ministro Moratti e che le associazioni medesime, purtroppo ancora inascoltate, avevano subito richiesto venisse ripristinata al nuovo ministro Fioroni.
Certo, le associazioni non potranno accontentarsi di promesse, tanto più che il 2008 sarà presumibilmente l’anno della ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e vedrà quindi l’inizio del monitoraggio sulle buone e le cattive prassi di applicazione della normativa italiana. Così come è bene che la Magistratura parli solo attraverso le proprie sentenze, è bene che il Ministero parli attraverso i propri atti amministrativi e ci si augura che ciò avvenga entro il 31 gennaio.

Va ribadito che le associazioni non sono per un’“antipolitica” di taglio qualunquista e tuttavia se le politiche per l’integrazione scolastica dovessero continuare a permanere nell’attuale moto inerziale, esse saranno costrette – come si può anche leggere nella mozione finale del Convegno di Rimini organizzato dal 16 al 18 novembre 2007 dal Centro Studi Erickson – a prendere iniziative anticipatrici di rinnovamento qualitativo a livello delle singole realtà locali, dove è ancora presente la volontà di migliorare e di andare avanti.
Dal canto suo la FISH ha già avviato questo orientamento, bandendo per l’anno scolastico trascorso un concorso sulle buone prassi di integrazione realizzate dalle scuole pubbliche, intitolato Le chiavi di scuola, che ha visto la presentazione di oltre trecento progetti, quattro dei quali, uno per ciascun ordine, sono stati premiati nel novembre scorso a Napoli.
Alla luce poi di quanto detto dal presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di fine anno, richiamando l’incontro avuto con noi il 3 dicembre scorso, possiamo confermare che noi, persone con disabilità, malgrado tutto quanto sopra constatato, non siamo rassegnate e confidiamo nel nuovo anno, affinché «l’integrazione scolastica torni al centro dell’agenda politica del Ministero della Pubblica Istruzione e del Governo», come si può leggere in un recente documento della FISH.
Ma soprattutto, citando ancora una volta in conclusione la mozione finale del Convegno di Rimini, «chi di noi qui è persona disabile si impegna oggi ad affermare i propri diritti come inalienabili e ad esercitare a tutti i livelli il diritto-dovere di parola, di scelta, l’autoaffermazione della propria identità unica e irripetibile, contro tutte le discriminazioni. Si impegna ad essere cittadino fratello degli altri, risorsa per tutti, accomunato dall’eguale pienezza umana. E ci avverte tutti che nulla sarà più fatto senza di lui o al suo posto, senza sentire la sua voce individuale e associativa. Questo con durezza e tenerezza».

*Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).