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Gli esami dove si assiste il malato: una «rivoluzione silenziosa»

Tecnico di laboratorio al lavoroCon l’acronimo POCT (Point Of Care Testing) ci si riferisce all’esecuzione di esami diagnostici nel luogo dove si assiste il paziente, tramite attrezzature portatili, una pratica molto diffusa ad esempio negli Stati Uniti, che sta però trovando credito anche in Italia e che può portare a notevoli vantaggi sia in termini di velocità che dal punto di vista organizzativo.
Di questi ultimi e anche dei possibili rischi, pure presenti, abbiamo parlato con Marco Caputo, vicecoordinatore del Gruppo di Studio POCT di SIMeL (Società Italiana di Medicina di Laboratorio).

Point Of Care Testing: di che cosa si tratta?
«Tra le innumerevoli sigle di derivazione anglosassone che ricorrono con grande frequenza nel gergo della classe medica, il termine POCT sta cominciando a diventare familiare anche a livello di opinione pubblica. Letteralmente l’acronimo sta per Point Of Care Testing (“eseguire esami dove si assiste il malato”) e può essere definito come la pratica di eseguire esami diagnostici e strumentali – non soltanto esami del sangue – direttamente sul posto in cui si sta assistendo un paziente. Sinonimi di POCT sono NPT (Near Patient Testing, “analisi accanto al paziente”), Bed-Side Diagnostics (“Diagnostica al letto del malato”) o, finalmente in italiano, Diagnostica decentrata.
In sostanza si può dire che sia corretto denominare POCT qualsiasi procedura analitica eseguita al di fuori del tradizionale laboratorio clinico centralizzato».

Esistono dei vantaggi di tipo organizzativo (e quindi, di conseguenza, di risparmio economico) nell’applicazione del POCT?
«Esistono certamente, e sono molto importanti. La pratica del POCT è stata definita come una sorta di “rivoluzione silenziosa“: la sua straordinaria diffusione, specialmente negli Stati Uniti ma ormai sempre più anche in Europa, si spiega infatti pensando al medico che, di fronte al suo paziente, può disporre immediatamente delle informazioni contenute in risultati di laboratorio in grado di aiutare a prendere una decisione tempestiva senza dover allungare i tempi dei percorsi diagnostici e affrontare le problematiche del trasporto del campione, specialmente quando la struttura sanitaria non è fisicamente vicina.
Confermare o escludere una diagnosi, accertarsi che una terapia stia funzionando o che viceversa si sia pericolosamente vicini a effetti indesiderati, tutto questo è oggi “a portata di mano” grazie agli straordinari progressi della tecnologia, in grado ormai di miniaturizzare e semplificare all’ennesima potenza gli strumenti e i programmi per eseguire alcune analisi.
Va detto poi che la moderna medicina di laboratorio ha contribuito molto ai progressi della medicina generale: è noto infatti che non meno del 70% delle decisioni prese da un medico si basa su uno o più risultati di laboratorio. Il POCT consente di fruire di questi benefici anche laddove un laboratorio clinico inteso come struttura fisica non può esserci. Ecco perché la presenza di questi strumenti si sta diffondendo nei reparti di degenza, nei servizi ospedalieri e negli ambulatori medici, ma anche nelle farmacie e nelle abitazioni private».

Quali sono i vantaggi per i pazienti dall’applicazione del POCT?
«La possibilità di essere assistito in modo più efficace: infatti, se accorciamo i tempi di risposta, il medico dispone prima di informazioni rilevanti ed è in grado di assumere una decisione in tempi più rapidi.
L’altro grande vantaggio per il paziente è che gli strumenti per POCT sono oggi disponibili per uso domestico: la persona con diabete può controllare il suo livello di zuccheri o il grado di fluidità del proprio sangue direttamente a casa sua, senza dover per forza recarsi presso una struttura sanitaria. D’altro canto, però – ed è bene spiegarlo chiaramente all’opinione pubblica – il POCT comporta anche dei rischi che sarebbe grave sottovalutare».

A quali rischi allude?
«Il POCT, quando utilizzato in eccesso o eseguito scorrettamente, può trasformarsi in un vero e proprio rischio per il paziente: la sua semplicità d’uso può infatti essere ingannevole, portando l’utilizzatore a trascurare o ad ignorare del tutto procedure di sicurezza e controlli di qualità, con pericolose ricadute dirette sulla decisione clinica; i risultati ottenuti non sempre sono intercambiabili con quelli ottenuti dal laboratorio centralizzato. Anche l’evidente convenienza economica può trasformarsi in un costo pesante e significativo quando vi si fa ricorso troppo spesso e male. Insomma il POCT è un’arma preziosa, ma come tutte le armi dev’essere utilizzata da chi sa maneggiarla e i pericoli, per essere minimizzati, devono essere ben conosciuti».

Quanto è diffusa in Italia l’applicazione del POCT?
«Non quanto negli Stati Uniti e in altri Paesi industrializzati. Il ritardo non è dovuto a carenze tecnologiche: il nostro Paese è anzi tra i più avanzati da questo punto di vista. La mancanza di regole di applicazione condivise e di una normativa univoca può invece spiegare perché sussistano perplessità e obiezioni ad utilizzare questa tecnologia. Ma non credo di sbagliare nel prevedere che, in tempi brevi, sapremo adeguarci agli altri Paesi.
Anche in questo campo, come per altre applicazioni mediche delle conoscenze scientifiche (e penso alla genetica) è essenziale l’uso responsabile della tecnologia. Il mondo della medicina di laboratorio italiana deve farsi carico, con le parole e con i fatti, di tradurre queste potenzialità in azioni efficaci, senza mai esporre i nostri pazienti a rischi inaccettabili».

Del POCT – uno dei temi certamente più attuali del settore sanitario – si parlerà anche in uno specifico convegno promosso dalla SIMeL il prossimo 3 aprile a Cremona, nell’ambito di TGO – Mostra Convegno della Tecnologia e Gestione Ospedaliera, manifestazione che si terrà dal 3 al 5 aprile presso CremonaFiere, che si propone come prezioso strumento di lavoro, mettendo in mostra da una parte il meglio della tecnologia e delle attrezzature, proponendo dall’altra un ricco programma di convegni e seminari utile ad aggiornare gli operatori, portando all’attenzione del grande pubblico le tematiche più “calde” del settore.

*Ufficio Stampa CremonaFiere.