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Pochi dubbi: questa è discriminazione!

Persona sfuocata, con dito indice puntato in primo pianoIn riferimento all’articolo apparso sul vostro portale che ha per oggetto la vicenda di un passeggero con disabilità su di un volo AirOne [il testo si intitola Non devono essere né contagiosi né pericolosi… ed è disponibile cliccando qui, N.d.R.], essendo chi vi scrive il protagonista dell’accaduto, mi preme inviarvi alcuni passi della relazione inviata il 7 aprile scorso agli uffici competenti dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), nella speranza di offrire a voi e ai lettori di Superando.it una descrizione più dettagliata dell’accaduto, così come nuovi spunti di riflessione.

Il 3 aprile scorso, alle 12.50 (infatti il call center mi aveva richiesto di presentarmi in areoporto un’ora e mezza prima!), mi sono recato allo scalo di Ronchi dei Legionari, aeroporto di Trieste, per sbrigare le procedure di imbarco per il volo Air One diretto a Roma Fiumicino con partenza prevista alle 14.30.
Ero privo del nullaosta sanitario, per quanto la compagnia – per voce del call center (interrogato in tre diversi momenti della settimana precedente) – mi avesse posto come obbligatorio il parere di un medico per accettarmi a bordo. Questo perché richiedevo la cosiddetta “assistenza WHCH” [Wheelchair Cabin, N.d.R.], non potendo percorrere autonomamente la scalinata all’imbarco né lo stretto corridoio per raggiungere il mio posto sull’aeromobile.

Ero determinato a non produrre la documentazione sanitaria richiestami come indispensabile, perché mi rifiuto di dovermi recare dal mio medico di famiglia per prendere l’aereo e farmi certificare da lui, tra le altre cose riportate sul modulo, «che il passeggero […] non è contagioso, né affetto da malattie che possano causare disagio o disturbo agli altri passeggeri».
Inoltre la Risoluzione 700 della IATA (International Air Transport Association), come anche la procedura comune delle altre compagnie precedentemente utilizzate (Alitalia, British Airways, Air Canada), mi convincevano che l’interpretazione data dalla compagnia Air One fosse priva di fondamento e di riscontro normativo.
La mia condizione di inabilità, infatti, successiva ad una frattura vertebro-midollare riportata in un incidente di tredici anni fa, è stabilizzata, non progressiva e tanto meno contagiosa. Inoltre l’handicap di cui sono portatore non pregiudica minimamente la mia piena autonomia nella vita quotidiana, così come nelle azioni necessarie a bordo di un aereo (allacciarsi la cintura di sicurezza, avvicinare a sé la maschera di ossigeno in caso di emergenza, azionare la pulsantiera o assumere autonomamente pasti a bordo), salvo le difficoltà a muovermi per raggiungere il posto a causa di barriere architettoniche come scalini o strettoie.

Ciò nonostante, all’atto del check-in, dopo aver visionato il biglietto elettronico di cui mostravo ricevuta e aver riscontrato la mancanza del nullaosta medico, l’addetto dello scalo friulano mi ha chiesto gentilmente di seguire un suo collaboratore il quale mi ha condotto in infermeria.
Qui il medico dello scalo ha compilato la liberatoria al mio volo, dichiarando, tra l’altro, «che il passeggero […] non è contagioso, né affetto da malattie che possano causare disagio o disturbo agli altri passeggeri».
In nessun modo il fugace esame visivo e le poche parole scambiate con il medico dello scalo avrebbero potuto essere sufficienti ad accertare le condizioni di salute o la presunta contagiosità di un viaggiatore disabile, tanto più che una simile procedura non viene attuata con gli altri passeggeri che potenzialmente potrebbero prtesentare condizioni sicuramente più ostative al volo che non l’incapacità di camminare.

In risposta alle mie rimostranze rivolte al personale di bordo, agli uffici ENAC dell’areoporto friulano e attraverso l’interessamento della stampa nazionale, ho ricevuto una telefonata della compagnia Air One in cui, pur dispiacendosi (ma non scusandosi) dell’increscioso episodio occorsomi, tenevano a precisare che la procedura seguita rientrava nelle loro piene facoltà.
Infatti, durante il check-in di ritorno, un’addetta del personale di terra si lasciava scappare all`indirizzo dell’altra qualcosa del tipo: «Il modulo medico per lui non serve perché lo ha già fatto ieri», ricordandomi quindi che l’accaduto del giorno prima non aveva in alcun modo scalfito la procedura per l’imbarco di passeggeri disabili.
Ad oggi, infatti, il modulo continua a campeggiare fiero nella pagina internet di Air One, così come ricorre nella comunicazione telefonica degli addetti al call center, ufficializzando una pratica che considero discriminatoria per la clientela con disabilità.