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La corea di Huntington

Si deve al medico statunitense George Huntington la scoperta della malattia che da lui prende il nome, nel 1872La corea di Huntington è una malattia genetica degenerativa ereditaria che colpisce il sistema nervoso. Il termine corea, introdotto per la prima volta da Paracelso, deriva dal greco e significa “danza”, mentre George Huntington, che per primo descrisse la malattia nel suo articolo On Chorea, pubblicato nel 1872, era un medico di New York. Il riferimento alla “danza” è dovuto ai movimenti involontari che, insieme ad alterazioni della personalità e a una progressiva demenza, caratterizzano clinicamente questa malattia.

I sintomi
Va innanzitutto detto che non esiste un percorso comune a tutti i pazienti per la comparsa dei vari sintomi, che variano da persona a persona anche nell’ambito della stessa famiglia. Né è possibile stabilire con certezza quali sintomi accompagnino per primi l’insorgere della malattia.
Nella maggioranza dei casi i sintomi psichici fanno la loro comparsa prima di quelli fisico-motori (ad esempio una depressione protrattasi per mesi può essere indice di un inizio di malattia), ma è altrettanto vero che in alcuni casi si registra la tendenza opposta. Questo perché molto spesso i sintomi iniziali della corea di Huntington sono ambigui, subdoli e difficili da riconoscere in quanto tali.
Possono manifestarsi segni di instabilità emotiva, come ad esempio un’accentuata irritabilità o una tendenza alla depressione, apatia, difficoltà a concentrarsi, eccessiva stanchezza. Sottili cambiamenti nel comportamento, piccoli movimenti involontari e prime difficoltà di coordinazione – soprattutto se più evidenti in condizioni di stress psicofisico – possono essere segnali rivelatori dello sviluppo della malattia. Tutti i sintomi vengono accentuati da situazioni di stress o di eccitamento e si attenuano invece in condizioni di riposo e durante il sonno, ma è importante che ad essi venga accompagnata una diagnosi neurologica che si basi sia sugli effettivi “segnali” della presenza della malattia che sull’anamnesi familiare, ovvero sulla verifica di altri casi di malati all’interno della famiglia.
Se è vero che in passato la Corea di Huntington è stata spesso scambiata per tutt’altra malattia (come ad esempio la schizofrenia, l’epilessia, il morbo di Parkinson o quello di Alzheimer) è altrettanto vero che la persona “a rischio” e i suoi familiari, soprattutto se ci sono precedenti in famiglia, tendono a vedere sintomi rivelatori anche dove non ci sono.
A dare un riscontro della diagnosi di Corea di Huntington possono essere, oltre al test genetico, effettuabile in diversi centri, la risonanza magnetica (in stadi di malattia già evidenti) e la TAC, che metterebbero in rilievo la presenza di atrofia (cellule morte) nei nuclei del caudato e del putamen (la zona del cervello colpita dalla malattia).

Sintomi psichici
La manifestazione di sintomi psichici in una persona affetta da corea di Huntington si può dividere in disturbi emotivi/comportamentali e disturbi cognitivi/intellettivi.

Disturbi emotivi/comportamentali
L’insorgere della malattia tende generalmente ad esacerbare determinati lati del carattere proprio della persona. Si hanno quindi irritabilità eccessive, scoppi di aggressività e addirittura di violenza da un lato, depressione, apatia, tendenza ad isolarsi dall’altro. I malati diventano insicuri, ansiosi, essendo sempre consapevoli della propria condizione. In casi estremi possono insorgere vere e proprie psicosi, o forme maniacali.

Disturbi cognitivi/intellettivi
I pazienti perdono la capacità di concentrarsi, di prestare la loro attenzione a quanto stanno facendo, e questo rende pericolose per loro stessi e per gli altri attività quali ad esempio guidare l’automobile. Hanno difficoltà ad organizzarsi, anche nelle piccole mansioni di routine e sono molto titubanti nell’affrontare ogni situazione nuova. Spesso cadono in uno stato confusionale, non riescono a ricordare cose fatte poco tempo prima (ma mantengono sempre la memoria di fatti avvenuti precedentemente, durante la loro vita) e sono incapaci di eseguire azioni particolarmente complesse, anche se lo avevano già fatto in passato.

Sintomi fisico-motori
Come quelli psichici anche questi sintomi sono variabili di soggetto in soggetto.
I primi segnali possono derivare da un’eccessiva “espressività” della persona: gesti esagerati e bruschi, smorfie, tic. Subentra l’impaccio motorio e la goffaggine dei gesti con l’insorgere dei primi movimenti involontari e della perdita di coordinazione.
I disturbi motori dovuti alla mancanza di controllo riguardano tutte le zone del corpo, dagli arti al tronco alla testa. Le persone malate faticano a camminare e a mantenere la posizione eretta, si sbilanciano facilmente e perdono l’equilibrio.
Con il progredire della malattia, perdono poi la coordinazione dei muscoli della lingua, esprimendosi con grande difficoltà, sino alla perdita totale della parola. I problemi respiratori e faringei rendono inoltre difficile la deglutizione.
Nella fase terminale subentra al “moto perpetuo” una forma di bradicinesia, cioè i malati diventano prima molto lenti, distonici, poi rigidi. Non si muore di Corea di Huntington, ma dopo un decorso medio di circa quindici-vent’anni, il paziente muore per l’insorgere di malattie infettive, come la polmonite, per soffocamento, complicazioni cardiache o cliniche di vario genere o per il deperimento dovuto alle difficoltà di alimentazione e all’immobilità.

La causa
La causa della corea di Huntington è la mutazione di un gene, chiamato dagli scienziati Interesting Factor 15, o IT 15, che si trova sul braccio corto del cromosoma 4.
Tutte le cellule del nostro organismo contengono 46 cromosomi disposti a coppie, in ognuna delle quali un cromosoma proviene dal padre e l’altro dalla madre. A loro volta i cromosomi contengono centinaia di geni.
I geni sono costituiti da acidi desossiribonucleici, conosciuti semplicemente come DNA. Il DNA è formato da elementi chiamati nucleotidi, che vengono rappresentati da lettere dell’alfabeto messe in fila. Ogni gene ha lo scopo di produrre una determinata proteina, che ha una funzione ben precisa all’interno dell’organismo. Se questa proteina non viene prodotta o viene “modificata”, si viene a creare un “disordine genetico”.
Il gene della corea di Huntington produce una proteina chiamata huntingtina. Esso è un segmento di DNA che contiene ad una estremità una serie di ripetizioni trinucleotidiche, ovvero la sequenza di tre lettere, detta “tripletta”. Queste ripetizioni sono citosina-adenina-guanina (CAG), che insieme costituiscono un aminoacido chiamato glutamina.
Ciascuno di noi ha nel proprio DNA due copie del gene della corea di Huntington, ma nelle persone affette da questa malattia, il gene è alterato, “mutato”. Avviene infatti che le ripetizioni della tripletta CAG siano, in almeno una copia del gene di queste persone, molto elevate, superiori a 40. Ciò significa che l’huntingtina prodotta da questo gene è più “lunga” del normale.
Non si è ancora scoperto quale sia la funzione dell’huntingtina quando viene prodotta da un gene “sano”, ma si sa che quando è “difettosa”, cioè troppo lunga, la sua “forma anomala” fa alterare anche la sua funzione biologica e provoca la malattia.
In sostanza le persone che hanno nel proprio gene un numero inferiore a 35 ripetizioni della tripletta CAG, non svilupperanno la malattia, mentre quelle in cui sono presenti più di 40 ripetizioni la svilupperanno.
Resta un’unica “zona d’ombra” che riguarda quelle persone (circa l’1%) che presentano tra le 36 e le 40 ripetizioni, per le quali non è stato ancora stabilito se abbiano ereditato o meno la malattia.
Il logo dell'Associazione Mauro Emolo ONLUS che lavora contro la corea di Huntington e per fornire supporto a pazienti e familiari In coloro che presentano più di 40 ripetizioni della tripletta CAG, l’huntingtina “mutata” provoca la degenerazione dei neuroni che si trovano in un’area del cervello (che ha, tra le sue funzioni, quella di coordinare i movimenti), i gangli della base (in particolare nello striato che si divide in differenti regioni: il nucleo caudato e il putamen pallido) e li costringe a “morire” (apoptosi).
Il processo neurodegenerativo si estende poi alla corteccia cerebrale (la parte del cervello che presiede alla memoria e al pensiero), risparmiando solo il cervelletto.

Età d’insorgenza
La presenza del gene “mutato” della Corea di Huntington non fornisce alcuna indicazione al paziente riguardo al periodo della sua vita in cui questo gene si “attiverà”. Molti dei nostri geni, ad esempio, sono “programmati” per sviluppare la loro funzione in una fase avanzata della nostra esistenza, mentre quello della corea di Huntington può attivarsi in diversi momenti, senza che lo si possa prevedere.
Nella stragrande maggioranza dei casi, la malattia si sviluppa tra i 30 e i 50 anni d’età. Esistono anche una forma giovanile (sino a 20 anni) che riguarda il 10% dei casi, e una forma senile (dopo i 50 anni), molto più rara.
Mentre nella fascia più ampia, quella tra i 30 e i 50 anni, il decorso della malattia ha caratteristiche comuni per tutti i pazienti, nelle altre due forme esistono delle variazioni.

Forma giovanile
La malattia si manifesta in forma più grave tanto più precoce è l’età d’insorgenza. Il decorso è quindi più breve, inferiore in genere a dieci anni, e i sintomi più marcati.
Ci sono delle differenze rispetto ai sintomi “standard” della corea di Huntington, ad esempio la lentezza dei movimenti e la rigidità degli arti invece di movimenti bruschi e involontari. In molti casi si riscontra anche un ritardo mentale e almeno nel 50% la presenza di crisi epilettiche.

Forma senile
La tendenza in questi casi è opposta a quella giovanile. La malattia è più lenta, i sintomi più attenuati. Questo espone i pazienti e la famiglia a un grosso rischio: non riconoscere la malattia per quella che è. Se non esistono precedenti casi in famiglia, diagnosticati come corea di Huntington (ad esempio perché la persona malata è morta prima di manifestare la malattia), nella sua forma senile la malattia può essere infatti scambiata facilmente per morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson o demenza senile. Questo pone tutte le persone “a rischio” nella posizione di non sapere di poter essere portatori della malattia.

Ereditarietà
Come abbiamo già detto, la causa della corea di Huntington è la mutazione di un gene, che “impazzisce” producendo una proteina “sbagliata” che distrugge alcuni neuroni del cervello. Questo gene “difettoso” può avere due origini: può svilupparsi in un primo portatore, senza che nessun altro, in famiglia, abbia mai avuto la malattia, oppure può essere trasmesso da un genitore al figlio.
Nel primo caso non si conoscono le ragioni del perché – nel passaggio da un genitore (padre o madre) sano al figlio (maschio o femmina)  – il gene “muti”. E sono ancora in corso degli studi per capire se i pochi casi (1%) in cui il genitore ha tra le 36 e le 40 ripetizioni di triplette CAG, si possa parlare di “premutazione instabile”, cioè che la malattia non si manifesti nel genitore, ma che le triplette possano espandersi nelle generazioni dei figli.
Molto più frequentemente, invece, il gene malato viene ereditato dal figlio direttamente dal genitore.

Come si eredita la malattia
La corea di Huntington è una malattia autosomica dominante. Ciò significa che uno dei due cromosomi del genitore in cui si trova il gene della patologia, contiene un gene “mutato”. Ogni genitore trasmette al proprio figlio uno solo di questi due cromosomi, e quindi c’è la possibilità del 50% che gli trasmetta quello malato e del 50% che gli trasmetta quello sano. Per questo la corea di Huntington è una malattia ereditaria al 50%.

Frequenza dell’ereditarietà e ipotesi fuorvianti
– La corea di Huntington non si eredita sempre, ogni figlio ha il 50% di probabilità di ricevere il gene malato da un genitore.
– La possibilità di trasmetterla ai figli non dipende dal numero di figli che si ha: che siano due o dieci, ognuno di loro ha il 50% di possibilità di ereditarla.
– La trasmissione della malattia, inoltre, non dipende assolutamente dal sesso del genitore o del figlio, non ci sono probabilità maggiori che il figlio maschio la erediti dalla madre, la figlia femmina dal padre o viceversa: la trasmissione della malattia è assolutamente casuale.
– Si è riscontrata una maggiore precocità della malattia, e quindi un suo decorso più veloce, con sintomi più marcati, quando viene ereditata per via paterna. In tal senso è in corso di verifica anche l’eventualità che il numero “instabile” di triplette CAG (36-40) possa più facilmente espandersi (e quindi aumentare) in pazienti che hanno ereditato la corea di Huntington dal padre.
– Essendo una malattia dominante, che è quindi presente in un cromosoma solo, non esistono portatori sani di Corea di Huntington. Non è possibile che la malattia “salti una generazione”: se viene ereditata dai figli, a loro volta questi rischieranno di trasmetterla alle future generazioni. Ma se non viene ereditata, scomparirà completamente, nessuna nuova generazione ne verrà colpita.

*Documentazione tratta dal sito di tale associazione e qui riprodotta per gentile concessione della stessa.
Nata da una costola dell’Associazione Ricerca in Movimento, l’Associazione Mauro Emolo ONLUS è attiva dal 2001 e si occupa di finanziare la produzione di materiale informativo sulla corea di Huntington, oltre a tutte le iniziative utili alla ricerca e alle famiglie.