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È integrazione scolastica questa?

Bambino alla lavagna con espressione corrucciata«Non abbiamo certo timore – avevamo scritto nei giorni scorsi parlando di una positiva esperienza di integrazione in Campania – di dare buone notizie, tanto più se provengono da un settore in cui non mancano i problemi, come quello della scuola» (lo si legga nel testo intitolato A volte un raggio di sole, disponibile cliccando qui).
E tuttavia la realtà, purtroppo, è spesso assai diversa e fa chiedere alle famiglie di alunni con disabilità se si possa davvero parlare di integrazione scolastica. Lo si può ben capire da questa testimonianza ricevuta dalle Marche – cui ben volentieri diamo spazio – firmata da Simona Ascani insieme ad un gruppo di genitori. (S.B.)

«Siamo alcuni genitori i cui figli con disabilità frequentano la scuola primaria di un Istituto Scolastico Comprensivo della provincia di Ascoli Piceno e vorremmo sottoporre all’attenzione dei lettori di Superando.it la nostra situazione, anche per testimoniare quali difficoltà possa oggi incontrare il processo di integrazione scolastica nel nostro Paese.

A partire dallo scorso mese di settembre del 2007, i nostri figli hanno dovuto subire disagi e difficoltà di adattamento alla realtà scolastica a causa delle nomine dei supplenti degli insegnanti di sostegno titolari che, per vari motivi, non erano in grado di ricominciare l’anno scolastico.
Da subito la scuola si è mobilitata per la nomina dei supplenti, andando ad attingere nominativi dalla graduatoria provinciale permanente degli aventi diritto (ovvero coloro che hanno il titolo di specializzazione per insegnare a bambini con disabilità), senonché è accaduto che tale graduatoria – a detta dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Ascoli Piceno – era momentaneamente esaurita e pertanto la scuola ha provveduto a nominare dei supplenti per il sostegno “elemosinando” letteralmente dalle graduatorie di istituto delle scuole viciniori (come vuole la regola in questi casi), perdendo un’infinità di tempo a causa dei tempi burocratici lunghissimi per ottenere tali nominativi dalle suddette scuole.
Arrivati così alla fine di ottobre, finalmente si è potuto attingere dalle graduatorie del posto comune e qui si è aperto il secondo “teatrino”: alcuni docenti non volevano (comprensibilmente) prendersi carico di alunni con disabilità, non possedendo le competenze necessarie per poter lavorare con loro; altri rifiutavano – un po’ meno comprensibilmente – per l’esiguità della durata della supplenza; altri ancora prendevano servizio, per poi il giorno dopo mettersi in maternità o in ferie per matrimonio (ciò che è del tutto incomprensibile e spiegheremo più avanti il perché), dando origine a nomine dei “supplenti dei supplenti”.
Nel frattempo, ovviamente, i bambini interessati sono stati privati del loro fondamentale e sacrosanto diritto allo studio, senza considerare che le loro insegnanti di classe si sono barcamenate in mezzo a molte difficoltà per far fronte non solo allo svolgimento della normale attività didattica della classe, ma anche alla gestione delle situazioni di handicap senza insegnanti specializzati.
Aula di scuola con bimba in carrozzinaI bimbi, purtroppo, non hanno vissuto tranquillamente tale situazione: alcuni hanno perso totalmente fiducia nelle proprie possibilità, altri, dovendo fronteggiare le richieste del contesto scolastico senza il supporto di una figura adulta di riferimento e mediazione, hanno incrementato il generale loro stato di ansia, le occasioni di isolamento relazionale, di iperattività motoria e gli episodi di eteroaggressività.
Quando finalmente le graduatorie dell’Ufficio Scolastico Provinciale degli insegnanti specializzati sono tornate disponibili (il 7 dicembre 2007!), sono andate esaurite nuovamente, in quanto non vi erano nominativi sufficienti (a quanto pare i corsi per docenti di sostegno non vengono attivati da anni) e pertanto la scuola ha dovuto riattivare la procedura già attuata a partire da settembre.
Alla fine del primo quadrimestre, quindi, ci siamo trovati ancora con un vero e proprio “andirivieni” di insegnanti, comunque non specializzati per il sostegno, con maternità e matrimoni vari che si susseguivano e via di questo passo.

Perché siamo stanchi
Perché 
i diritti dei lavoratori (ivi comprese maternità e matrimoni) li comprendiamo e li rispettiamo profondamente, ma ci sembra che non altrettanto venga fatto per i nostri figli che sono dei minori!
Perché non si può continuare a “tappare dei buchi”: i bambini – e ancor più quelli in difficoltà – hanno bisogno di figure adulte di riferimento stabili.
Perché non sono accettabili tutti questi ritardi da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Ascoli Piceno per le graduatorie definitive per il sostegno. Non dovrebbero essere pronte già all’inizio dell’anno scolastico?
Perché non si può perdere tutto questo tempo prezioso con dei bambini che alla loro età potrebbero recuperare moltissimi dei loro problemi, se solo venissero messi in grado di poterlo fare serenamente.

Alcune domande
Perché non impedire che le scuole debbano mettersi a cercare i nominativi dalle graduatorie degli altri istituti vicini, senza il più delle volte ottenere risultati? Basterebbe fare riferimento esclusivamente e direttamente alle graduatorie provinciali.
Perché non sono stati attivati più i corsi per insegnanti di sostegno, se continua ad esserci una forte richiesta della loro presenza nelle scuole? E vogliamo poi dare un’occhiata alla serietà di tali corsi? Coloro che si apprestano a frequentarli dovrebbero essere messi di fronte a ciò che li aspetta: la seria e delicata professione di insegnante per bambini con disabilità. Troppo spesso, invece, notiamo che molti di questi insegnanti abbandonano il sostegno anche solo dopo un anno o due di esperienza nel campo, usando le proprie competenze e i propri punteggi come “trampolini di lancio” per il posto di ruolo.
Pur sapendo benissimo che la maternità è un diritto costituzionalmente garantito, come può avvalersene una supplente che non prende neanche servizio? Perché non si fissa almeno un minimo di giorni di lavoro dopo la nomina per poter maturare un diritto del genere?
Per non parlare poi della malattia: anche questo è un diritto sacrosanto che va tutelato e tuttavia è possibile che un insegnante si possa mettere ripetutamente in malattia, presentando certificati di mese in mese?
Perché in questi casi non si obbliga l’insegnante, dopo i due primi certificati presentati “a singhiozzo”, a prendersi un periodo di assenza sino alla fine dell’anno? In qualche modo, infatti, quest’insegnante dovrebbe essere messo di fronte al disagio e ai problemi che crea ai bambini e alla segreteria della scuola che non riesce a trovare un supplente disponibile a lavorare per poche settimane!
A nostro parere, insomma, tra il diritto di un adulto e quello di un minore, specie se con disabilità, non c’è dubbio su quale debba avere la precedenza!

Chiediamo dunque con fermezza di porre fine a questa situazione scandalosa e lo chiediamo a tutti, ognuno secondo le proprie funzioni e responsabilità: al ministro della Pubblica Istruzione, all’Ufficio Scolastico Regionale, a quello Provinciale, ad enti e associazioni varie.
Vorremmo inoltre sensibilizzare la pubblica opinione su queste problematiche, ricordando a tutti che i bambini con disabilità sono già stati penalizzati per natura, perché quindi sottoporli ad ulteriori difficoltà da dover superare, pesando ulteriormente sulle famiglie le quali sono già messe a dura prova quotidianamente?
Di fronte al gran parlare di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, si va mai a verificare se e come questa si attui davvero?