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Quella direttiva europea sui rimpatri così non può passare!

Due bimbi di colore in situazione di povertàTerre des hommes (TDH) Italia – organizzazione non governativa presente in ventuno Paesi di tre continenti, da sempre attenta al destino dei bambini in difficoltà di tutto il mondo – ha espresso profonda preoccupazione per la sorte che sembra delinearsi per i bambini soli e privi di documenti che dovessero essere presenti sul territorio europeo, nel caso in cui venisse approvata la proposta di direttiva su standard e procedure comuni riguardanti il rimpatrio dei migranti irregolari (la cosiddetta “direttiva sui rimpatri”) il cui voto è previsto in questi giorni all’Europarlamento di Strasburgo.

«La direttiva – si dichiara in una nota stampa di Terre des hommes Italia – prevede infatti che anche i minori non accompagnati immigranti non regolari siano trattenuti in custodia temporanea in attesa di essere rimpatriati, in palese contrasto con tutti i princìpi di tutela dei diritti umani e, soprattutto, con le esigenze di speciale protezione e riconoscimento del superiore interesse del minore, richiamati dalla Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, fino ad oggi sottoscritti proprio dai Paesi europei che come l’Italia si accingono ad esprimere un parere su una direttiva tanto discriminatoria».
Il rischio dunque che bambini di fatto innocenti possano finire in strutture di custodia verosimilmente analoghe se non coincidenti con il carcere è del tutto inaccettabile per Terre des hommes, che proprio in questi mesi sta concludendo uno studio sui minori stranieri non accompagnati in Italia – condotto in collaborazione con l’Associazione Parsec e con la consulenza di Giovanni Tarzia, giudice onorario presso il Tribunale dei Minorenni di Milano – il cui obiettivo è esattamente quello di evidenziare se e come il sistema italiano garantisca la totale protezione del minore in tutte le fasi della sua accoglienza.

«Ad oggi in Italia – dichiara al proposito Federica Giannotta, curatrice della ricerca – si contano oltre 7.000 minori stranieri non accompagnati e dai dati sinora raccolti possiamo affermare che il fenomeno non accenna a ridursi, anzi. Le discrasie nel sistema di accoglienza italiano sono molte e si dovrà lavorare a che migliorino e rendano più effettiva la protezione del minore. Ma cosa ne sarà di questi 7.000 bambini e giovani se il Parlamento Europeo dovesse esprimersi favorevolmente alla Direttiva?».

Anche Amnesty International ha chiesto la bocciatura della “direttiva sui rimpatri”, con le parole di Irene Khan, sua segretaria generale, che ha dichiarato tra l’altro: «Desidero ricordare ai governi europei che se una persona è priva di documenti, ciò non significa che sia anche priva di diritti. I diritti umani spettano ad ogni essere umano, a prescindere dal suo status legale: i richiedenti asilo politico in fuga dalla persecuzione hanno il diritto a chiedere asilo, i migranti hanno il diritto di essere trattati umanamente e con dignità».
«Il Parlamento europeo – ha proseguito Irene Khan – è chiamato dunque a prendere una decisione molto importante sul rimpatrio dei migranti irregolari, approvando o meno una direttiva che permetterà agli Stati Membri dell’Unione Europea di tenere in carcere persone, minori compresi, che non hanno commesso alcun reato, fino a diciotto mesi. L’Europa può certo fare di meglio ed è per questo che sollecito il Parlamento continentale a bocciare il testo della direttiva e ad assicurare che siano introdotte effettive garanzie a tutela dei diritti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, una categoria particolarmente vulnerabile e priva di protezione».

Persona con disabilità su una pozzanghera in un Paese del Terzo MondoDal canto suo la Sezione Italiana di Amnesty International ha lanciato un appello pubblico ai parlamentari europei eletti in Italia, chiedendo loro di non approvare la direttiva e di impegnarsi affinché siano introdotte profonde modifiche al testo attuale.
«Questo provvedimento – si legge in un comunicato – prevede in modo inaccettabile un periodo di detenzione a scopo di espulsione di sei mesi per persone che non hanno commesso alcun reato, che può essere esteso di altri dodici mesi per svariati motivi, tra cui quello che lo Stato Membro non sia riuscito ancora ad espellere il migrante irregolare. Noi vogliamo ricordare che la detenzione dev’essere l’ultima e non l’unica risorsa e che il periodo di detenzione deve durare il minor tempo possibile e non prolungarsi a oltranza».

Altrettanto inaccettabile, per Amnesty International, è il divieto di reingresso previsto dalla direttiva: secondo l’organizzazione non governativa, infatti, se approvata, questa misura potrebbe costituire un pesante ostacolo all’accesso al diritto d’asilo nell’Unione Europea e penalizzare i ricongiungimenti familiari.
E ancora, Amnesty International ritiene pure preoccupante che la proposta di direttiva non escluda espressamente la detenzione per i minori non accompagnati, limitandosi ad affermare che questa dev’essere considerata come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. Oltre a vietare espressamente la detenzione dei minori non accompagnati, il testo dovrebbe infatti anche evitare la detenzione di altre categorie vulnerabili, come le vittime della tratta, le donne in cinta, gli anziani e le persone affette da gravi disturbi mentali.

Due altri punti vengono infine evidenziati nel comunicato stampa: «La direttiva prevede un periodo di tempo, da sette a trenta giorni, per il cosiddetto “rimpatrio volontario”. L’obbligo degli Stati Membri, cui fa riferimento la proposta di direttiva, di garantire un periodo di tempo per il “rimpatrio volontario” prima di procedere all’espulsione dovrebbe prevedere un tempo sufficiente per organizzare il ritorno. In riferimento poi alle situazioni di emergenza che si verificherebbero quando il ritorno di un numero eccezionalmente grande di cittadini di un Paese terzo “ha un impatto eccessivo sulla capacità delle strutture detentive di uno Stato Membro”, la direttiva prevede una deroga al principio che i migranti irregolari debbano essere posti in strutture detentive speciali e non nelle carceri comuni. Noi riteniamo che questa definizione, nella sua estrema genericità, sia anch’essa inaccettabile». (S.B.)

Per ulteriori informazioni:
– Terre des hommes Italia
tel. 02 28970418,
info@tdhitaly.org
– Amnesty International Italia
tel. 06 4490244 – 348 6974361,
press@amnesty.it.