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Treni e stazioni accessibili: la battaglia continua

Disegno di Osvaldo Cavandoli realizzato per la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e di uso esclusivo da parte di tale Associazione (per gentile concessione)«Doveva essere la sua prima vacanza senza genitori e invece ha rischiato di rimanere prigioniero del treno in una delle tante stazioni ferroviarie che non consentono alle persone con disabilità di scendere dal vagone».
Lo scrive in un comunicato l’Ufficio Stampa dell’Associazione Parent Project ONLUS, riferendosi alla vicenda di un ragazzo con distrofia muscolare partito dalla capitale, che ha rischiato di essere “trasportato” fino a Reggio Calabria, per poi fare ritorno a Roma.

Secondo Parent Project, la responsabilità di tale situazione è da attribuire alla ASL romana che aveva organizzato il soggiorno, la cui équipe non aveva pensato di dover verificare se alla stazione di Scalea (Cosenza) – destinazione della vacanza – Trenitalia avesse dotato la struttura dell’ausilio necessario a scendere dal treno.
E così la famiglia si è trovata di fronte all’unica soluzione possibile di partire con la propria auto per trasportare la carrozzina elettrica fino in Calabria.

«La cosa che sorprende di più – secondo la stessa famiglia – è che l’organizzazione di soggiorni come questi sia affidata all’impegno personale di poche persone che non hanno a disposizione alcun documento che certifichi l’effettiva assenza di barriere. Come genitori, infatti, dovremmo dire grazie a chi si è dato da fare per consentire a nostro figlio di fare questa vacanza, ma vorremmo sapere anche come sia possibile organizzare questi soggiorni con tanta leggerezza, anche perché oggi, grazie a internet e al lavoro di molte associazioni, sono disponibili tantissime informazioni per organizzare viaggi accessibili a tutti. Ci chiediamo dunque perché ci siano ancora tante barriere anche mentali e non vorremmo alla fine scoprire che, come in molte altre situazioni, visto che la responsabilità è di tutti, allora nessuno è responabile».

Qualche rapido dato per concludere. Si valuta che nel nostro Paese circa il 15,6% delle persone con disabilità utilizzino il treno (più o meno 380.000 persone), ma su 2.700 stazioni ferroviarie, solo il 16% di esse è privo di barriere architettoniche, intendendo qui, con tale termine, tutti gli ostacoli che non permettono la completa mobilità alle persone temporaneamente o permanentemente in condizioni limitate di movimento o che si muovono in carrozzina.
La battaglia, dunque, continua e si prospetta ancora lunga… (S.B.)

Per ulteriori informazioni sulla vicenda:
Ufficio Stampa Parent Project ONLUS (Stefania Collet)
tel. 06 66182811 – 349 5737747,
ufficiostampa@parentproject.org.