- Superando.it - http://www.superando.it -

A quando la centralità dell’alunno nella scuola?

Crescono le preoccupazioni per l’integrazione scolastica degli studenti con disabilità, come da noi già ampiamente riferito nei giorni scorsi, in particolare per tramite di Salvatore Nocera, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con l’intervento intitolato Il malcontento delle famiglie rischia di salire alle stelle (disponibile cliccando qui).
Oggi ben volentieri diamo spazio anche alle riflessioni di Antonio Nocchetti, dell’associazione napoletana Tutti a Scuola.

Alunna di scuola in un'aula vuotaLa scuola dell’integrazione non è un esercizio lessicale e nemmeno un argomento per rafforzare ideologie travolte dalla storia. La scuola dell’integrazione è un percorso condiviso che vede impegnate tutte le componenti della scuola e del tessuto sociale. La scuola dell’integrazione è la ricerca di inclusione anche per chi ha difficoltà in apparenza insormontabili di tipo psicofisico. La scuola dell’integrazione, infine, è una magnifica conquista sociale del nostro Paese che andrebbe difesa, sostenuta e portata ad esempio in un periodo così difficile, anche a causa degli imponenti fenomeni migratori.
Cosa accade e cosa accadrà al modello di scuola che ci vide – primi in Europa oltre trent’anni fa – abolire le classi differenziali, è una domanda da porsi con serietà e da rivolgere al nuovo ministro della Pubblica Istruzione in questo scorcio iniziale di legislatura.
È necessario, tuttavia, sgombrare il campo degli equivoci e affermare che la disabilità nella scuola non può essere considerata un costo “puro”. Se la premessa culturale è questa, temiamo che il Governo Berlusconi completerà il suo cammino, liquidando, al termine dei cinque anni di legislatura, tutta l’esperienza della scuola della integrazione.

Vorremmo in questo essere smentiti, ma il Decreto Legge 112/08 di qualche giorno fa è perfettamente nel solco delle iniziative intraprese dal tandem Padoa Schioppa-Fioroni, con l’aggravante che il ministro Gelmini vede addirittura “commissariato” il suo dicastero dal “plenipotenziario” Tremonti.
Quando infatti si ragiona sull’opportunità di ridare ossigeno alla nostra economia e si conclude elencando la cifra della riduzione degli organici nella scuola, si commette un errore madornale, quello cioè di smettere di sperare nel futuro del nostro Paese.
Quando la scuola diventa un “servizio” – come sostiene il ministro Gelmini – si perdono i riferimenti essenziali per dare una prospettiva alle giovani generazioni.
Non abbiamo pregiudiziali ideologiche, ma se si vuole parlare in modo condiviso di scuola bisogna trovare argomenti condivisibili.

Proviamo a fornire al ministro qualche spunto di riflessione: le scuole a tempo pieno italiane forniscono risposte adeguate agli standard europei; le scuole a tempo pieno sono in larga maggioranza presenti al Nord e al Centro; le scuole a tempo pieno occupano circa 70.000 insegnanti in più; la scuola pubblica italiana arruola circa 90.000 insegnanti di sostegno a fronte di oltre 180.000 alunni con disabilità (le scuole paritarie ne accolgono appena il 5%); la scuola italiana arruola circa 20.000 insegnanti di religione cattolica; la scuola italiana investe per la formazione degli insegnanti curricolari e di sostegno il costo equivalente a un cappuccino per alunno disabile al mese.

Sarebbe quindi utile fare scelte “condivise” nell’interesse dei beneficiari del sistema istruzione e forse sarebbe addirittura una rivoluzione copernicana affermare e praticare la centralità dell’alunno nella scuola.
Se in questa visione i bambini con disabilità saranno diventati un costo insopportabile nel paese del ponte sullo Stretto di Messina, bisognerà trovare il coraggio – ma siamo certi che non mancherà ai ministri Tremonti-Gelmini – di raccontarlo ai genitori degli stessi bambini con disabilità.

*Associazione Tutti a Scuola. Testo già pubblicato dal quotidiano «la Repubblica» e qui riproposto per gentile concessione.