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Una TV tutta sulla disabilità

Michele e Federico Muscatello: parte dal primo, insieme all'altro fratello Demis, l'idea di HandyTVSi chiama HandyTV – Diversamente Televisione il progetto mediatico dei fratelli Michele e Demis Muscatello, sviluppato a partire dal 2007 e diventato realtà il 13 febbraio di quest’anno, giorno della prima messa in onda.
L’idea è nata senza fini imprenditoriali ed è scaturita da una vicenda privata. Infatti, il loro terzo fratello, Federico, venticinquenne, è portatore di sindrome di Down ed è quindi conoscendo da vicino l’esperienza della disabilità che gli altri due hanno deciso di mettere a disposizione la propria professionalità di produttori televisivi, in quanto titolari della varesina Ibc Television, per un esperimento che si presenta come il primo in Italia.

«A un certo punto – racconta Michele Muscatello – ci siamo chiesti: perché non creiamo uno spazio settimanale dedicato alla disabilità della durata di venti minuti, una specie di trasmissione, insomma, e proviamo a diffonderla tramite il Canale Sky con cui collaboriamo?».

Qual è l’idea ispiratrice del progetto?
«Raccontare l’abilità di chi è disabile. Vogliamo mostrare cosa fanno le persone con disabilità dando spazio ai progetti delle cooperative, delle associazioni e delle famiglie diffusi nel territorio. Per ora, nei circuiti mediatici nazionali, della disabilità si parla per lo più quando accadono fatti di cronaca nera, oppure la si racconta in termini spesso pietistici. Una comunicazione più complessa sull’argomento si incontra di rado e in genere bisogna attendere iniziative come Telethon o altri eventi simili sulle reti Mediaset».

Ora, però, dopo lo spazio iniziale di venti minuti alla settimana, le cose sono cambiate. Cos’è successo in pochi mesi?
«Direi che l’evoluzione è “capitata”, nel senso che, in risposta alla nostra iniziativa, sono arrivati stimoli e contributi spontanei in quantità decisamente inattesa. Persone con disabilità, famiglie e associazioni si sono interessate al progetto e hanno chiesto di parteciparvi.
Noi abbiamo accolto tutti, cercando di porci come contenitore aperto ad ospitare chi volesse mostrare esperienze di abilità nella disabilità. In breve, il progetto originario si è trasformato, abbiamo aperto il sito internet e la striscia settimanale si è allungata fino a raggiungere le tre ore».

Questo sviluppo cosa vi fa prevedere?
«Per il momento procediamo un passo per volta e se i riscontri positivi continueranno ad arrivare, inseriremo il progetto all’interno delle attività imprenditoriali. Ma vogliamo rimanere fedeli all’idea iniziale, quella cioè di offrire una vetrina per raccontare fatti senza polemica, senza scagliarci contro la società che “non capisce”, ma semplicemente mostrando chi sono le persone con disabilità e che cosa fanno».

Com’è strutturato il palinsesto?
«Abbiamo suddiviso la nostra produzione in rubriche tematiche. In Handy Living le cooperative, le associazioni e le famiglie si raccontano. Diamo poi informazioni specifiche in Handy Sport, Handy Doctor (in cui ci avvaliamo della collaborazione del medico chirurgo Flavio Blesi) e Handy Lex, mentre Handy Informa è un contenitore più ampio.
Infine, abbiamo due spazi riservati rispettivamente all’AGPD (Associazione Genitori e Persone con Sindrome di Down) di Milano, intitolato Vola con le tue ali, e alla Pet Teraphy [terapia con gli animali, N.d.R.]. Quest’ultima rubrica è realizzata in collaborazione con l’AIPT (Associazione Italiana Pet Teraphy) e con la partecipazione speciale del cane Boh, conosciuto dagli spettatori per essere stato il primo cane del programma Mediaset Striscia la notizia».

Avete ricevuto solo critiche positive?
«No. Alcune associazioni sono contrarie all’idea di portare la disabilità in televisione perché secondo loro si tratta di un’“esibizione futile”. Per altri, invece, il problema è che si tratta di una “televisione dedicata” e pensano quindi che sia una forma di ghettizzazione. Ma questi pensieri sono stati manifestati solo in circa il tre per cento delle risposte arrivate finora».

In effetti per molti il concetto di integrazione equivale a una visione in cui “abile” e disabile convivono senza barriere…
«Certo, siamo d’accordo, ma non siamo in grado di creare delle finestre nelle reti nazionali. Però abbiamo cercato di distribuire la nostra offerta nel modo più ampio possibile, per entrare nel palinsesto di un numero cospicuo di televisioni. L'idea iniziale di HandyTV scaturisce dalla vicenda privata di Federico MuscatelloTrasmettiamo in chiaro sul Canale 885 di Sky e, nelle zone coperte dal servizio, HandyTV è visibile in digitale terrestre nel bouquet di TV7 Lombardia (dal martedì al venerdì alle ore 21). Inoltre siamo on-line nel nostro sito.
La novità più importante, però, è che dal mese di luglio alcune emittenti televisive territoriali hanno accettato di mandare in onda mezz’ora di HandyTV alla settimana. Abbiamo preparato quindi per loro una sorta di “il meglio di” del canale satellitare. Si tratta di Telecittà di Genova, Arezzo TV, TV Libera di Pistoia, Teletutto Brescia e ToscanaTv».

Chi fa parte, ad oggi, della vostra squadra?
«Spero di non dimenticare nessuno. Innanzitutto, figura fondamentale è quella di Letizia Pini, presidente dell’AGPD di Milano, che si è autocoinvolta ed è ora la nostra inviata per il capoluogo lombardo.
Abbiamo avuto poi risposte positive dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) e un interessamento del vostro direttore responsabile Franco Bomprezzi.
Infine, collaborano con noi anche l’ADIPSO (Associazione per la Difesa degli Psorisiaci), Vivi Down di Milano, l’associazione Liberhando – che propone ad Ancona il paracadutismo accessibile – e la Sezione di Alessandria dell’AIPT (Associazione Italiana Pet Teraphy)».

Ultimo, ma non ultimo, come avete raccolto i fondi necessari per partire?
«Non esiste alcuno sponsor privato, dato dalla pubblicità o altro, né abbiamo avanzato richieste di finanziamenti pubblici. Ce ne occupiamo noi come casa di produzione televisiva nei ritagli di tempo, sfruttando le nostre attrezzature e risorse».

La presente intervista è tratta dal n. 166 (luglio 2008) di «DM», periodico nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e qui riprodotta per gentile concessione.