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Il Comitato per la Bioetica esorta la ratifica della Convenzione

È del 28 giugno l’approvazione in seduta plenaria di una mozione del Comitato Nazionale per la Bioetica a favore di una pronta ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte del Governo italiano. Il documento definisce la Convenzione il «primo grande trattato sui diritti umani siglato nel terzo millennio» e ne riconosce il «rilievo storico».
Con esplicito riferimento al proprio testo interno Bioetica e riabilitazione del marzo 2006, il Comitato sollecita «l’approvazione, nei tempi più rapidi, della legge di ratifica ed esecuzione» e auspica che poi il Governo «dia tempestiva e puntuale attuazione all’impegno di promuovere, attraverso una rivisitazione delle leggi e delle politiche attive, le misure necessarie ad assicurare che i diritti e le libertà dei disabili siano effettivamente e concretamente riconosciuti e tutelati». La mozione si conclude invitando lo Stato italiano a condurre una campagna di informazione e sensibilizzazione dei contenuti della Convenzione stessa.Disegno di un puzzle con la sagoma di una carrozzina

Entrando nel dettaglio, nel documento si segnala inoltre che «i termini gender [letteralmente “genere”] e reproductive health [letteralmente “salute riproduttiva”], contenuti nella Convenzione, assumono talora una connotazione non univoca». Infatti, in una postilla firmata però solo da alcuni degli esponenti del Comitato (Adriano Bompiani, Roberto Colombo, Francesco D’Agostino, Bruno Dallapiccola, Maria Luisa Di Pietro, Romano Forleo, Marianna Gensabella, Assuntina Morresi, Andrea Nicolussi, Laura Palazzani, Lucetta Scaraffia), si indica la discutibilità dell’inserimento nella Convenzione di riferimenti che rinviano a una categoria, come quella del gender e cioè del genere sessuale, che nei dibattiti attuali è ritenuta «ampiamente controversa», «inquinata da pregiudizi ideologici e comunque ben lontana dal possedere una condivisa stabilità dottrinale». «Per questa ragione – continua la postilla – considerando che in sede di ratifica è sempre possibile presentare una o più riserve al testo, e/o emendamenti da sottoporre al Segretario Generale dell’ONU, ai sensi rispettivamente degli artt. 46 e 47 della medesima Convenzione, si auspica che l’Italia si muova in tal senso (come già hanno fatto altri e primari paesi europei), in particolare:
– proponendo un emendamento, volto a sostituire il termine sex al termine gender, ovunque questo termine compaia nella Convenzione e a sopprimere nella seconda parte dell’art. 25, lettera a, l’espressione reproductive health;
– oppure precisando, tramite una dichiarazione esplicativa, che il termine gender va inteso nel senso di “differenza sessuale” e l’espressione reproductive health nel senso di “salute nell’ambito della procreazione in conformità all’ordinamento giuridico italiano”».

Intanto, come si legge nel sito dell’ONU dedicato alla disabilità, sono ormai 34 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione.
Si tratta, in ordine cronologico, di Giamaica (30 marzo 2007), Ungheria (20 luglio 2007), Panama (7 agosto 2007), Croazia (15 agosto 2007), Cuba (6 settembre 2007), Gabon (1° ottobre 2007), India (1° ottobre 2007), Bangladesh (30 novembre 2007), Sudafrica (30 novembre 2007), Spagna (3 dicembre 2007), Namibia (4 dicembre 2007), Nicaragua (7 dicembre 2007), El Salvador (14 dicembre 2007), Messico (17 dicembre 2007), Perù (30 gennaio 2008), Guinea (8 febbraio 2008), San Marino (22 febbraio 2008), Giordania (31 marzo 2008), Tunisia (2 aprile 2008), Ecuador (3 aprile 2008), Mali (7 aprile 2008), Egitto (14 aprile 2008), Honduras (14 aprile 2008), Filippine (15 aprile 2008), Slovenia (24 aprile 2008), Qatar (13 maggio 2008), Kenya (19 maggio 2008), Arabia Saudita (24 giugno 2008), Niger (24 giugno 2008), Australia (17 luglio 2008), Thailandia (29 luglio 2008), Cile (29 luglio 2008), Brasile (1° agosto 2008) e Cina (1° agosto 2008). (Barbara Pianca)

Sulla ratifica di Brasile e Cina, suggeriamo anche la lettura – sempre nel nostro sito – del testo intitolato Non è più il tempo della tolleranza, ma della piena e reale inclusione!, disponibile cliccando qui.