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Mettere come limite il non limite

Disegno d'epoca con bambini in cerchio intorno a una maestraIl mestiere di genitore non si impara in una scuola di formazione alla genitorialità ed esserlo di un bambino con handicap è ancora più difficile.
Non vogliamo qui approfondire le diverse problematiche dell’handicap e di cosa esso sia in grado di suscitare nell’animo di un genitore, in particolare nel dover gestire la negatività che tali stati d’animo possono determinare sulla personalità del bambino il quale ha in sé tutta la forza della sua fanciullezza che lo spinge a correre incontro alla vita, con strumenti che non sono proprio come quelli di qualunque altro bambino.
E tuttavia le ore trascorse insieme – quando non sono sovrastate dall’ansia, dalla paura di non farcela – ritrovano un loro svolgersi sereno. I momenti dedicati sono ricchi di dialogo, di parole accompagnate da gesti, da carezze, da contatti affettivi, che rendono ancora più forte la volontà di costruire la vicinanza col bambino. Accrescono la necessità di accompagnarlo nel percorso dell’esistenza, affinché possa trovare, all’incontro con il mondo esterno, un contatto buono.

Il genitore affida alla scuola il proprio figlio, la cosa più importante, e si preoccupa di trovare, in essa, un dirigente “che faccia la differenza”, che abbia la voglia e la capacità di accettare una sfida.
Quel signore sicuramente c’è, basta cercarlo, forse non si troverà nella scuola sotto casa, ma vale la pena scovarlo, se non si vuole correre il rischio di ritrovarsi in una scuola con “semplici” e demotivati insegnanti.
Ci vogliono “maestri” sufficientemente onesti da addossarsi personalmente il peso delle responsabilità, rivestendo appieno il proprio ruolo, per affrontare così agevolmente il difficile compito affidato. Un ruolo che richiede ed esige comprensione, prudenza, capacità di insegnare e l’impegno a dare il buon esempio, per condurre il bambino a un contatto sereno col mondo.
Il genitore apprezza i sacrifici e riconosce i problemi che gli insegnanti devono affrontare, sa che possono farcela a dare al bambino l’ispirazione giusta per sfruttare appieno il suo potenziale.
Se solo insegnassero, oltre alla sociologia, nozioni preziose per i rapporti con gli altri, l’autostima oltre all’ortografia, il senso civico oltre alle scienze, la tolleranza oltre alla grammatica e l’entusiasmo per la conoscenza oltre alla maestria nella materia… Se fossero disponibili a mostrarsi come consulenti, amici, moderatori esperti di dinamiche di gruppo, specialisti in difficoltà dell’apprendimento, oratori specializzati in motivazione, oltre che maestri esperti della materia che insegnano… Ragazzo con disabilità insieme a un compagno di scuola non disabileSe solo preparassero le lezioni con creatività e dinamismo, in modo da mantenere l’attenzione di un gruppo numeroso, con metodi di insegnamento fatti “su misura” per singoli studenti, ognuno con i suoi modi diversi di imparare e difficoltà di apprendimento…

Certo! Hanno scelto la professione che presenta più sfide, ma anche quella che offre più soddisfazioni di qualunque altra. Anche se il loro lavoro non paga granché in termini di denaro, le gratifiche psicologiche ed emotive possono essere enormi. Si parla della luce negli occhi di uno studente che ha ritrovato la motivazione per studiare, del sorriso che compare quando un concetto “impossibile” viene finalmente afferrato, della risata gioiosa di un bambino rifiutato che viene accettato dal gruppo, dei sorrisi pieni di gratitudine, degli abbracci e dei “grazie” di genitori riconoscenti, di un biglietto di ringraziamento scritto da uno studente “perduto” che invece decide di continuare e di farcela, della soddisfazione interiore che si prova sapendo di aver fatto la differenza, di aver fatto qualcosa che conta veramente, di aver lasciato un segno indelebile per il futuro, per così tante persone, per così tanto tempo.
A volte, nella vita, mettere come limite il non limite induce ad andare avanti oltre l’apparente confine e scoprire, con gioia, che al di là della lotta tra il bene e il male c’è molto di più: c’è la vita.

*Genitore.