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Il sostegno, l’ICI e l’integrazione scolastica*

Numerose proteste costellano in questi giorni varie zone d’Italia, dal Nord al Sud, per i presunti tagli al sostegno scolastico e per chiedere più ore di quello che è un diritto per gli studenti con disabilità. Proprio ieri, ad esempio, gli insegnanti di sostegno precari della Provincia di Agrigento hanno manifestato in piazza, davanti alla Prefettura.

Disegno in cui compare in basso solo la testa di un alunnoMa qual è la situazione dei tagli, allo stato attuale? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Nocera, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), oltre che membro dell’Osservatorio per l’Integrazione Scolastica in seno al Ministero della Pubblica Istruzione.
«Le cose a livello nazionale stanno in questo modo: non ci sono tagli, anzi c’è l’emissione in ruolo di 10.000 insegnanti». La Finanziaria, infatti, prevede che ci sia un posto di insegnante di sostegno ogni due studenti, in media. E ciò vale per ogni Provincia. Ma la situazione “di fatto” attualmente è questa: al Nord c’è un posto di sostegno ogni tre studenti, al Sud un posto ogni 1,5. Così, al Sud i posti devono essere tagliati e mandati al Nord.
Una situazione destinata di per sé a creare problemi, anche perché, come evidenzia lo stesso Nocera, «al Nord ci sono migliori condizioni, nonostante il numero di insegnanti più basso, perché ci sono più servizi e collaborano gli Enti Locali».
Lavorare, quindi e comunque, a tutti i livelli e in ogni settore della collettività, con uguale senso di responsabilità, per far sì che siano presenti e davvero funzionali i servizi è di fondamentale importanza. Ora, poi, i tagli dell’ICI non aiutano gli Enti Locali, in nessuna parte d’Italia.

Oltre che sulla scarsezza del tempo del sostegno, Nocera apre anche il discorso sugli altri insegnanti, quelli ordinari (i cosiddetti “docenti curricolari”), che delegano ogni attenzione per gli studenti con disabilità agli insegnanti di sostegno, quasi come se per loro gli alunni con disabilità non esistessero.
«Ma non dev’essere questo lo spirito», secondo Nocera. «Si consideri che è stato fissato un tetto di numero di alunni, per le classi con disabili, proprio per permettere un rapporto proficuo con tutti gli insegnanti. Questo tetto è di 20 alunni quando in classe c’è un disabile, di 25 quando ce ne sono due».

Che fare dunque? Formazione e preparazione più accurata di chi insegna, anche dei docenti non di sostegno?
La FISH ha recentemente stilato un ampio documento [se ne veda nel nostro sito il testo integrale, all’interno dell’articolo intitolato Integrazione scolastica: le nuove linee d’azione della FISH, disponibile cliccando qui, N.d.R.], con proposte su questo e altri fronti (Linee di Azione per l’Integrazione Scolastica degli Alunni con Handicap in Situazioni di Particolare Gravità): in 15 punti [in realtà 23, N.d.R.] vi si toccano gli aspetti essenziali dell’integrazione, dalla diagnosi funzionale alla necessità di rafforzare il ruolo delle famiglie e dei docenti curricolari, dal Piano Educativo Individualizzato (PEI) per gli alunni con grave disabilità all’istruzione domiciliare, sancita dal Protocollo d’Intesa Ministeriale del 24 ottobre 2003 e basata sull’articolo 9 della Legge 104/92.
Nel documento della FISH si parla poi di “scuole polo per l’integrazione”, di continuità didattica, di formazione dei docenti, di orientamento al lavoro e di mancata assistenza igienica (che dovrebbe essere fornita dai collaboratori scolastici secondo l’articolo 47, allegato A del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 24/7/2006 [in realtà del 29 novembre 2007, N.d.R.], ma nella prassi, essendo facoltativa la frequenza del corso di aggiornamento, molti di essi si rifiutano di svolgere tali mansioni, creando gravissimi disservizi nelle scuole, come denuncia la FISH, che propone l’obbligatorietà dei corsi formativi).
Infine, il documento pone l’accento sulla mancanza di risorse per i casi non certificati: «Nella prassi – conclude Nocera – nelle scuole sono presenti circa il 20% di alunni con difficoltà di apprendimento non riconducibili alla disabilità e quindi non certificabili, che comunque necessitano di risorse umane supplementari». Appare quindi necessario «trovare risorse finanziarie e umane anche per questi problemi, pena il collasso della qualità dell’integrazione e di tutto il sistema dell’istruzione».

*Testo pubblicato dall’Agenzia «Redattore Sociale», con il titolo Più insegnanti, meno sostegno. Il paradosso del “riequilibrio” e qui ripreso per gentile concessione.

Il documento prodotto dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), denominato Linee di Azione per l’Integrazione Scolastica degli Alunni con Handicap in Situazioni di Particolare Gravità e più volte citato nel presente testo, è disponibile integralmente in Superando.it cliccando qui.