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I tagli ci sono, eccome!

Ragazzo con disabilità a scuolaLasciano perplessi, amareggiati e sbalorditi le dichiarazioni del ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, rese al Parlamento e anche in interviste agli organi d’informazione, in base alle quali non ci sarebbero riduzioni dei docenti specializzati per gli alunni con disabilità; e lasciano altrettanto sbalorditi i commenti di alcuni organi di informazione – soprattutto della carta stampata – secondo cui le relative proteste e le prese di posizione sarebbero strumentalizzate al solo scopo di preservare i livelli occupazionali.
Stupisce, infatti, che chi governa il settore non abbia una reale percezione di quella che è la situazione e di ciò che avviene sul territorio.
La realtà, invece, è molto diversa da come si configura in base alle varie dichiarazioni ufficiali, prese di posizione e commenti. Infatti, sul territorio della Regione Siciliana, già si sentono in maniera negativa le riduzioni – imposte da Roma – di 996 unità di docenti specializzati a fronte dell’aumento di più di 5.000 iscrizioni degli alunni con disabilità negli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado, rispetto all’anno trascorso.
Ad esempio, alunni con disabilità con particolare gravità, che l’anno scorso potevano usufruire del massimo delle ore di sostegno in deroga – vale a dire diciotto ore – si sono visti, in questi giorni, ridurre della metà le ore di sostegno. Questo lascia gli alunni con disabilità con ulteriori e gravi difficoltà, in grande disagio i genitori e penalizza in maniera notevole l’organizzazione scolastica per l’integrazione, che dev’essere sempre rivolta, invece, ad ottenere il massimo della qualità possibile.

Le valutazioni del ministro, inoltre, non tengono conto del fatto, ancora più grave, che la frequenza e il diritto all’istruzione possono essere totalmente impediti proprio a causa della penuria di docenti specializzati negli organici scolastici.
Non è possibile negare diritti già acquisiti e consolidati nel tempo e lo Stato non può far finta di disconoscere le proprie leggi, che nella loro filosofia, nel loro spirito e nella loro lettera danno indicazioni e usano un linguaggio molto diverso, parlando infatti di tutela a tutto campo delle persone con disabilità e dei loro intoccabili diritti all’integrazione nel sistema scolastico, formativo e sociale.
La situazione di estremo disagio può portare – come è già successo in alcune parti del Paese – a rivendicazioni e a una rivalsa di carattere giudiziario; e questa potrebbe essere la conclusione logica di una vicenda che per ridurre l’impiego di risorse economiche in un ambito particolarmente delicato e in assenza di un’effettiva programmazione organica e globale, disconosce le leggi dello Stato e lede i diritti di una consistente fascia della popolazione.

Non si ritiene possibile, però, che in un Paese civile, come si definisce il nostro, si debba ricorrere ad azioni giudiziarie per ottenere il rispetto delle leggi e dei diritti; sarebbe più confacente, invece, che ci fosse una pianificazione negli ambiti degli interventi che riguardano la scuola e le persone con disabilità. In questo modo si potrebbe ottenere una maggiore e più mirata attenzione verso gli alunni con disabilità, senza per questo tagliare drasticamente l’organico dei docenti specializzati e senza avere, per altro, un significativo risparmio delle risorse economiche da impiegare.
È auspicabile che anche all’inizio dell’anno scolastico il Governo Nazionale – e in particolar modo il ministro della Pubblica Istruzione – rivedano le proprie posizioni, restituendo agli alunni con disabilità della Sicilia il diritto ad una piena e reale integrazione scolastica e nella società.

*Responsabile del Coordinamento H per i Diritti delle Persone con Disabilità nella Regione Siciliana.