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Troppe le zone d’ombra nel Libro Verde del ministro Sacconi

Persona anziana a testa bassa«Un testo ideologico e ambizioso, con uno svolgimento sfuggente che lascia molto a desiderare e pone diversi interrogativi, a partire dal ruolo dell’intervento pubblico e del principio di sussidiarietà»: comincia così il commento elaborato dall’Auser Nazionale RisorsAnziani – la principale organizzazione italiana che si occupa di terza età – su La vita buona nella società attiva. Libro Verde sul futuro del modello sociale, documento presentato nell’estate scorsa dal ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, che aveva anche invitato ad una consultazione pubblica su di esso tutti i soggetti istituzionali, le parti sociali, le associazioni professionali e di volontariato, i centri di ricerca e i singoli cittadini [se ne legga nel nostro sito al testo disponibile cliccando qui, N.d.R.].
Un’occasione, questa, colta appunto al volo dall’Auser, anche per ricordare la propria visione di welfare e di sussidiarietà ben lontana da quella avanzata dal citato Libro Verde.

«Il concetto stesso di famiglia – sottolinea infatti Michele Mangano, presidente nazionale dell’Auser – ritenuta cellula vitale della società, è considerato in veste celebrativa, dal momento che non vi è traccia, ad esempio, del tema della condivisione delle responsabilità fra uomini e donne, della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Su volontariato e associazionismo, inoltre, si dice poco o nulla. Nei contesti nei quali il volontariato è citato, si ricava l’impressione che sia considerato una soluzione alternativa all’offerta e alla produzione dei servizi pubblici. Noi abbiamo un’idea diversa: le attività di volontariato non sono una soluzione alternativa all’offerta e alla produzione di servizi pubblici, bensì la soluzione di un altro problema che le istituzioni pubbliche non potrebbero affrontare nemmeno se volessero, ossia quello di dare risposte concrete ai bisogni, assumendo la persona nella sua interezza, in un’ottica di integrazione con l’intervento pubblico».

Anche per l’associazionismo di promozione sociale non si tiene conto che esso è una delle più limpide espressioni di quel principio di autorganizzazione della società civile che il Libro Verde vuole affermare. Ma proprio perché rinvia a un principio della massima importanza, sarebbe utile che si esplicitasse meglio il pensiero del Governo.
«Siamo noi – continua Mangano – che a questo punto poniamo alcuni interrogativi al ministro del Welfare. Quali problemi si prestano ad essere affrontati per mezzo dell’arte di associarsi? Quale ruolo può giocare come modalità di soddisfazione dei bisogni alternativi all’acquisto di beni e di servizi nel mercato? Qual è il campo di applicazione del principio?».

Per quanto poi riguarda gli anziani, nel Libro Verde essi compaiono in due modi: come responsabili dell’eccesso di spesa alla voce pensioni, nel quale si ravvisa la principale disfunzione del nostro sistema di protezione sociale, e come fonte di crescita della domanda di prestazioni socio-sanitarie.
«Appare alquanto difficile comprendere allora – secondo Mangano – in che modo sia possibile vedere “nell’invecchiamento della popolazione non un onere, ma un’opportunità”. Nel contesto in cui viene fatta, si tratta infatti di un’affermazione puramente retorica. Si dovrebbe invece parlare dell’invecchiamento attivo di cui nel Libro Verde non c’è traccia, un tema che ci sembra troppo attuale per non essere affrontato e che può portare a valorizzare le capacità presenti nel mondo delle persone anziane: attività di cura rivolte a se stessi e agli altri, esperienze formative, iniziative di impegno civile. Capacità, insomma, di progettare il proprio futuro. Tutti aspetti alquanto trascurati nel Libro Verde, che sono invece i soli a poter mostrare come gli anziani possano essere considerati, con buona ragione, come una “risorsa della società”».

«La verità – conclude il presidente dell’Auser – è che il vero volto del Libro Verde è quello che intende produrre, in tempi non lontani, una riduzione della dimensione dell’intervento pubblico, per costruire “un sistema privato complementare” di natura “privatistica assicurativa”. L’esatto contrario, cioè, di quanto da tempo sosteniamo come associazione, ovvero la necessità che i cittadini si “riapproprino” delle politiche sociali nel quadro di un rapporto con le amministrazioni che assume i tratti di una partnership.  In questo modo i cittadini non sarebbero invitati a fare da sé, ma a mettere in campo le proprie forze insieme a quelle gestite dalle amministrazioni pubbliche, in modo da far interagire le risorse delle une e degli altri per soddisfare i bisogni e conseguire il benessere dei cittadini stessi». (Giusy Colmo)

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