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Legge 104 e permessi: la FISH chiede un confronto

Il presidente nazionale della FISH Pietro BarbieriIn sedici anni l’articolo 33 della Legge 104/92 è stato oggetto di oltre cento provvedimenti fra modifiche legislative, circolari applicative ed esplicative degli Istituti Previdenziali e dei Ministeri, pareri del Consiglio di Stato e Sentenze della Corte Costituzionale. Senza contare la giurisprudenza ordinaria.
Una produzione che la dice lunga sulla “confusione” normativa attorno ai benefìci previsti per i lavoratori che assistono un familiare con handicap grave. Una confusione che è la prima causa delle elusioni – odiose – e delle furberie, ma anche del mancato riconoscimento dei benefìci a chi ne ha effettivamente diritto.

Le ripetute proposte avanzate in queste settimane dal Ministero per la Funzione Pubblica vanno nella stessa direzione: introdurre nuove clausole, fissare “bizzarre condizioni”, colpire nel mucchio, insomma.
Una logica che non produrrà i risultati che il Ministero si attende, ma che porterà solo ad aggravi per la stessa Pubblica Amministrazione e a disagi gravi e disorientamento per chi ha effettivamente necessità di quell’aiuto.

La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), tornando al dettato normativo dell’intera Legge 104, ritiene – senza timori di smentita – che i permessi lavorativi previsti dall’articolo 33 siano una misura a favore della persona con grave disabilità e non tanto degli stessi lavoratori, misura che andrebbe calibrata anche a seconda del bisogno.
I permessi, infatti, non sono né possono essere considerati un “risarcimento” o una “compensazione” per la presenza di una persona con disabilità in famiglia, ma un’opportunità in più per poter assistere e supportare materialmente la persona con grave disabilità o per potergli consentire di essere protagonista della sua vita.

È un concetto – quello sancito dal Legislatore – che dev’essere di guida sempre: sia per i lavoratori, sia per le associazioni, che per il Parlamento.
Questo principio va tutelato e da questo principio derivano ricadute operative: se un lavoratore assiste effettivamente il familiare gravemente disabile, i permessi gli vanno accordati. Ma se non lo assiste, dimostratamente, i benefìci gli vanno revocati.
I danni che provocano le elusioni colpiscono l’efficienza della Pubblica Amministrazione e il tessuto produttivo, ingenerando però, al tempo stesso, odiose stigmatizzazioni nei confronti di chi ha effettivamente bisogno.
La FISH, quindi, non può che rigettarle e favorire l’adozione di misure – che siano però credibili – in modo tale da impedire tutti gli abusi e da garantire la certezza di un diritto.

«La FISH – dichiara il suo presidente nazionale Pietro Barbieri – ha le idee chiare, ha soluzioni sostenibili ed efficaci da proporre, ma quando ha cercato il dialogo su basi serie, non è stata ascoltata. Nel frattempo continuavano a proliferare proposte inconcludenti e a tratti ottusamente vessatorie. In questa situazione estremamente confusa, e pericolosa, la FISH non può che ribadire la propria responsabile disponibilità ad un confronto, ma, con altrettanta fermezza, dichiarare la propria intenzione ad una mobilitazione in occasione della discussione dei prossimi ennesimi emendamenti di modifica della Legge 104/92». (C.G.)