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Ministro Gelmini, chiediamo chiarimenti e rassicurazioni

Ragazza con disabilità insieme a compagne di scuolaEgregio Ministro Gelmini, le sottoscriventi associazioni del Gruppo di Lavoro CRC* esprimono la propria preoccupazione in merito alle disposizioni urgenti recentemente approvate [Conversione in Legge 169/08, con modificazioni, del Decreto Legge 1° settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università e Mozione 1/00033, N.d.R.], e Le scrivono per richiedere alcune informazioni, oltre che per confermarLe il nostro impegno di monitorare l’impatto che tale legge avrà in termini di conformità alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), in particolare attraverso il Rapporto Supplementare per le Nazioni Unite che verrà predisposto dal Gruppo CRC nel corso del 2009.
Le preoccupazioni si riferiscono soprattutto alla reale possibilità di rispondere all’esigenza di una scuola che dovrebbe essere sempre più pronta ad affrontare situazioni di disagio e complessità, in considerazione dei mutati scenari sociali, economici, culturali, effettuando tagli significativi di risorse (circa 47.000 ATA [personale amministrativo, tecnico e ausiliario, N.d.R.] e 87.000 docenti) e di tempo (24 ore settimanali nella scuola primaria come offerta di base o standard).
Nella scuola primaria, in particolare, la nostra preoccupazione è legata alla possibilità che il maestro unico possa essere in grado, ricevuta un’idonea formazione, di affrontare e risolvere da solo, nella complessità odierna della relazione educativa, le varie situazioni di disagio che potrebbero presentarsi nella classe e che, se affrontate nella manifestazione iniziale, potrebbe prevenire l’acutizzarsi del disagio.

Nel Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della CRC in Italia, pubblicato il 27 maggio scorso, la nostra attenzione per quanto concerne l’attuazione del diritto all’istruzione (articolo 28 CRC) e le finalità educative (articolo 29 CRC) si è concentrata soprattutto sull’attuazione di tale diritto per i gruppi di minori più vulnerabili.
In particolare ci riferiamo al diritto all’istruzione per i bambini e adolescenti con disabilità che nell’anno scolastico 2007-2008 erano 161.686. In considerazione del fatto che ogni bambino e adolescente con disabilità ha il diritto di essere supportato nell’elaborare una propria ipotesi di vita e di perseguirla avendo a disposizione tutti i mezzi e le opportunità che la società gli offre (articolo 23 CRC), l’istruzione dovrebbe avere come obiettivo l’educazione inclusiva ed essere quindi finalizzata a favorire «lo sviluppo della personalità del bambino e dell’adolescente nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità» (Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Commento Generale n. 9, I diritti dei bambini e degli adolescenti con disabilità).
La Legge Finanziaria per il 2008 prevedeva la stabilizzazione (ovvero l’assunzione) in tre anni del 70% degli attuali insegnanti di sostegno. Saremmo dunque interessati a conoscere quali siano le misure che il Ministero dell’Istruzione intende attivare per garantire effettivamente un’istruzione di qualità anche agli alunni con disabilità.

Con riferimento poi al diritto all’istruzione per i minori stranieri – di cui si registra un’incidenza crescente sulla popolazione scolastica (5,6% nell’anno scolastico 2006-2007 e 6,4% nell’anno scolastico 2007-2008) – evidenziamo come lo stesso Comitato ONU nelle raccomandazioni all’Italia esprimesse preoccupazione per i risultati disomogenei ottenuti nel rendimento scolastico.
L’Osservatorio Nazionale per l’Integrazione degli Studenti Stranieri e l’Educazione Interculturale – istituito nel dicembre 2006 con Decreto Ministeriale – ha pubblicato il documento La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri, da cui emerge la scelta dell’intercultura come «paradigma dell’identità stessa della scuola, occasione di apertura a tutte le differenze (di provenienza, di genere, di livello sociale, di storia scolastica)».
Tale orientamento appare in netto contrasto con la Mozione 1-00033, approvata dalla Camera dei Deputati in data 14 ottobre, in cui si chiede l’impegno del Governo a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado e ad istituire «classi di inserimento».
Al fine di garantire il principio di non discriminazione (articolo  2 CRC), il diritto all’accesso a un’istruzione di qualità per tutti (articoli 28 e 29 CRC), e di assicurare un’opportuna integrazione dei minori stranieri nella classe fin dall’inizio dell’anno scolastico, se possibile, e comunque in ogni momento, sarebbe opportuno prevedere un apprendimento intensivo della lingua italiana con insegnanti specializzati e/o con il supporto di mediatori culturali, senza collocare i minori stranieri in “classi di inserimento”.
Rileviamo inoltre che l’attuazione di percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza dovrebbero essere proposti al gruppo-classe nella sua interezza.

Per quanto riguarda poi la presenza di bambini, bambine e adolescenti rom nelle scuole, sia italiani che stranieri (mentre nella Mozione citata ci si riferisce ad alunni nomadi solo come alunni stranieri), saremmo interessati a conoscere i dati di iscrizione e frequenza scolastica di tali gruppi vulnerabili, in relazione all’anno scolastico in corso e sapere se e quali misure ulteriori il Ministero dell’Istruzione, alla luce dei mutamenti in corso, intende attivare per garantire il loro diritto all’istruzione e per ridurne la dispersione scolastica.

Vogliamo inoltre portare alla Sua attenzione il fatto che nel corso di questi ultimi anni – parallelamente alla crescita del numero di adozioni internazionali – è aumentato anche il numero di studenti e studentesse adottati presenti nelle scuole italiane e i minori che arrivano in Italia a scopo di adozione sono di età sempre più elevata, alcuni quindi già in età scolare.
Infatti, secondo i dati di un recente rapporto statistico della CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali), i minori adottati in Italia attraverso l’adozione internazionale a partire dal giugno del 2000 fino al giugno del 2008 sono 21.671, il 37% dei quali, al momento dell’ingresso in Italia, si collocava nella fascia di età tra i 5 e i 9 anni. In riferimento poi ai dati della CAI del primo semestre del 2008, si evince che la provenienza del 90% dei minori adottati (adozione internazionale) si concentra in quindici Paesi, per i quali l’età media si colloca tra i 5 e i 6 anni, con un minimo di un anno e 6 mesi fino a un massimo di oltre 8 anni.
Bimbo alla lavagnaDi conseguenza la scuola diventa attore di fondamentale importanza nel percorso di inserimento di questi bimbi, anche se, come rilevato nel 4° Rapporto CRC, la scuola stessa si trova spesso impreparata ad affrontare il mondo dell’adozione. Il Gruppo CRC raccomandava pertanto al Ministero della Pubblica Istruzione e alla Direzione Generale per il Personale della Scuola di realizzare percorsi di formazione per gli insegnanti, per dar loro strumenti idonei a trattare il tema dell’adozione, in collaborazione con le famiglie e con le realtà che sul territorio si occupano di adozione.
Saremmo interessati a sapere se, anche alla luce del Decreto approvato, il suddetto Ministero stia tenendo in considerazione la raccomandazione avanzata.

Per quanto poi concerne l’età dell’obbligo scolastico, il Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza aveva accolto favorevolmente l’adozione della Legge 9/99 che aveva esteso la durata dell’istruzione obbligatoria da 8 a 10 anni, e nel 4° Rapporto CRC avevamo a nostra volta rilevato con favore l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, previsto dalla Legge Finanziaria per il 2007 (Legge 296/06, articolo 1, comma 622, 623 e 624) e regolamentato con il Decreto Ministeriale 139/07.
A seguito delle polemiche sollevate con l’emendamento al Decreto 112 della nuova Legge Finanziaria siamo anche qui a chiederLe rassicurazioni in merito.

Come evidenziato nel 4° Rapporto CRC – relativamente al tema della dispersione scolastico formativa – si sottolinea come non sia stato ancora realizzato un sistema informatico sistematizzato e condiviso che permetta di quantificare con esattezza l’ampiezza del fenomeno, nonostante la costituzione di un’anagrafe nazionale degli studenti (che fa parte del SIDI – Sistema Informativo dell’Istruzione).
Le associazioni del Gruppo CRC raccomandavano pertanto al Ministero della Pubblica Istruzione di implementare il sistema informatico relativo all’anagrafe nazionale degli studenti e di procedere al suo raccordo con quelle realizzate a livello locale.

Inoltre, ancora con riferimento al Decreto Legge recentemente approvato – e in particolare rispetto all’attuazione dell’articolo 29 della CRC e in considerazione dell’analisi svolta nel citato 4° Rapporto – saremmo interessati a sapere se tra «le azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”», sarà inclusa anche l’educazione ai diritti umani, compresi i diritti dell’infanzia, così come raccomandato anche dal Comitato ONU.

In ordine quindi al tema dell’edilizia scolastica – sempre affrontato nel 4° Rapporto CRC – ci preme sottolineare che la Legge di conversione 169/08 prevede all’articolo 7 bis che al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sancito dalla Legge 289/02 e successive modifiche, sia destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche, in cui il piano stesso è ricompreso, mentre era previsto un importo non inferiore al 10%. Inoltre, è stata eliminata la clausola che tale finanziamento fosse garantito fino al completo esaurimento del piano straordinario.
L’aver previsto l’immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici con particolari criticità sotto il profilo della sicurezza sismica è sicuramente un impegno importante, ma in considerazione del fatto che in sei anni sono stati solo 1.600 gli edifici messi in sicurezza sui 14.700 situati in zone sismiche, sarebbe auspicabile il ripristino delle risorse decurtate con l’articolo 7bis, nonché una previsione di un piano per la messa in sicurezza pluriennale.

Infine vorremmo portare alla Sua attenzione il diritto alla partecipazione attiva e responsabile dei minori – e nello specifico di tutti gli studenti e le studentesse della scuola di ogni ordine e grado – rispetto ad ogni questione che li riguardi (articolo 12 CRC). Ciò significa essere ascoltati, consultati e coinvolti, in base alle “capacità in evoluzione” di ciascuno, e che la loro opinione sia tenuta in debita considerazione.
In tal senso sottolineiamo l’importanza di prevedere forme di consultazione con gli studenti nel momento in cui vengono previsti dei cambiamenti, come quello in corso, in modo da realizzare processi e percorsi formativi ed educativi che permettano l’effettivo esercizio dei propri diritti.
Auspichiamo dunque l’ascolto dei ragazzi/e anche nel corso dell’implementazione e nelle successive fasi di valutazione e monitoraggio della nuova legge.

 

*I diritti dei bambini e il Gruppo di Lavoro CRC

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la Legge 176/91.

Per verificare che i principi sanciti dall’importante documento siano effettivamente rispettati, le Nazioni Unite chiedono ad ogni Stato di redigere e presentare ogni cinque anni un rapporto. Inoltre, per dare voce anche al punto di vista della società civile, le Organizzazioni Non Governative e del Terzo Settore hanno la possibilità di elaborarne uno supplementare.

Per questa ragione nel 2000 è nato in Italia il Gruppo di Lavoro per la CRC che l’anno successivo ha redatto un rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia supplementare a quello che il Governo Italiano aveva precedentemente presentato alle Nazioni Unite.

In seguito il Gruppo di Lavoro ha deciso di proseguire nella sua opera di monitoraggio, redigendo annualmente un rapporto di aggiornamento che verifica lo stato di applicazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese.

Anche nel maggio di quest’anno il Gruppo di Lavoro ha predisposto un rapporto supplementare a quello che il Governo Italiano è tenuto a presentare al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (disponibile cliccando qui).

Sono oggi ben 73 le associazioni e organizzazioni non profit a far parte del Gruppo di Lavoro per la CRC e che hanno sottoscritto il Rapporto del 2008. A coordinarle è Save the Children Italia e tra esse vi sono anche il CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

A firmare il presente documento indirizzato al ministro del’Istruzione Mariastella Gelmini sono state le seguenti organizzazioni:
Agedo – AGESCI – Ai.Bi. (Amici dei Bambini) – ANFFAS ONLUS – Arché ONLUS – Arciragazzi – ASGI – Associazione Bambini senza sbarre – Associazione Culturale Pediatri – Associazione Saveria Antiochia Omicron ONLUS – Associazione Stak-Andrea de Gasperi ONLUS – Associazione Valeria ONLUS – Batya, Associazione per l’accoglienza, l’affidamento e l’adozione – Camera Minorile di Milano – Centro Studi Hansel e Gretel – CIAI (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) – CISMAI – Cittadinanzattiva – CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) – Coordinamento Genitori Democratici – Coordinamento La Gabbianella – Cooperativa Sociale Pralipé ONLUS – Federasma ONLUS – Ires CGIL – Il Sole ONLUS – Intervita ONLUS – Laboratorio per la Salute Materno Infantile-IRFMN – Legambiente scuola e formazione – Movimento Difesa del Cittadino-MDC Junior – Save the Children Italia – UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) – VIS.