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Ancora no dal Vaticano alla Convenzione

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e che si celebra ogni 3 dicembre, la Santa Sede è tornata ad esprimere le proprie perplessità riguardo ad alcuni passaggi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, entrata in vigore lo scorso mese di maggio.  L'allora ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero firma a New York, insieme a Giampiero Griffo (DPI), la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (30 marzo 2007)
Per questo motivo – come già annunciato – nonostante lo spirito costruttivo con il quale la Santa Sede ha affrontato i cinque anni di negoziazioni di questo storico Trattato, e condividendone i principi ispiratori, le autorità vaticane hanno ribadito la propria impossibilità a firmare la suddetta Convenzione.  

Le motivazioni che rendono questo documento non adottabile da parte della Santa Sede sono contenute in particolare nell’articolo 25, riguardante la salute, in quanto secondo le autorità vaticane in alcuni Paesi gli interventi di salute riproduttiva – cui si fa cenno nel testo – potrebbero comprendere l’accesso all’aborto
La FISH, (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che su questo aveva già avuto un confronto con le autorità vaticane nei mesi scorsi, continua a ritenere questa scelta – pur nel rispetto dell’indipendenza del giudizio della Santa Sede – incomprensibile, nel merito e nella prospettiva di un documento in grado di andare a migliorare le condizioni di vita di 650 milioni di persone nel mondo.
In particolare, il riferimento all’accesso ai servizi sanitari all’interno della Convenzione, compresi quelli relativi alla sfera sessuale e riproduttiva, per le organizzazioni di persone con disabilità stanno a significare che finalmente viene ad essere  riconosciuto che le persone con disabilità possano avere una vita affettiva e riproduttiva .

Questa Convenzione, quindi, e questo articolo in particolare, sono dedicati alle persone con disabilità, uomini e donne, che non possono accedere prima ancora che all’aborto, ai basilari servizi sanitari di prevenzione e cura delle patologie, anche quelle riguardanti la sfera riproduttiva.
Il movimento per i diritti delle persone con disabilità, è bene ribadire, è da sempre impegnato a contrastare il diffuso pregiudizio dell’“indegnità della vita quando è presente una disabilità”, e a condannare pratiche quali, ad esempio, quella sistematica dell’eliminazione di feti affetti da spina bifida, nella tutela del diritto alla vita, sancito dall’articolo 10 della stessa Convenzione.

In Italia tra le posizioni espresse dal mondo cattolico sulla Convenzione, infine, si segnalano gesti significativi, come ad esempio la firma della Convenzione apposta a Genova dall’arcivescovo della città e presidente della CEI, Angelo Bagnasco, al momento della sottoscrizione del Trattato da parte della Regione Liguria. Un atto significativo, anche nell’ottica di un ripensamento della Santa Sede rispetto alle recenti dichiarazioni.
Nella discussione di queste ore, però, quello che davvero colpisce è stata la capacità dimostrata dalle affermazioni della Santa Sede di catalizzare sulla Convenzione l’attenzione di tutti i mezzi di comunicazione. Gli stessi media che – unici al mondo – il 25 agosto 2006 non si sono accorti che a New York veniva salutato il primo Trattato sui Diritti Umani del nuovo millennio, e che – in tempi più recenti – hanno ignorato la notizia che la scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto di Ratifica della Convenzione, spianando la strada alla sua adozione da parte del Parlamento italiano.  

Per il sistema delle comunicazioni del nostro Paese le persone con disabilità continuano ad essere cittadini invisibili a meno che, loro malgrado, non siano protagonisti di episodi di cronaca, di gesta ai limiti del superomismo, oppure che i temi della disabilità non siano in grado di generare come in questo caso una polemica. Un rilancio pigro di superati stereotipi, quello che generalmente accade, che non contribuisce a diffondere un’immagine corretta della disabilità nell’opinione pubblica.
C’è da sperare che la meritata attenzione di cui sta godendo la Convenzione alla vigilia – si auspica – della prossima ratifica da parte del nostro Paese, possa permettere una maggiore presa di coscienza del sistema dei media, che dovrebbe essere in prima fila nel “combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose relative alle persone con disabilità”.
Una volta ratificato il Trattato il ruolo dei governi dovrà, secondo l’articolo 8, essere anche quello di incoraggiare i mezzi di comunicazione a rappresentare le persone con disabilità in modo coerente con gli obiettivi della Convenzione. Se ne sente davvero il bisogno. (Giuliano Giovinazzo)

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