- Superando.it - http://www.superando.it -

È ancora lontana l’idea dell’accoglienza

Espressione molto corrucciataQuando il Comitato del Reich mise a punto il Progetto Aktion T4** [piano segreto di eutanasia delle persone con disabilità, durante il regime nazista, N.d.R.], i dottori Heinze, von Hegener e Heffelmann sapevano di dover agire, almeno all’inizio, con la massima discrezione.
Adolf Hitler aveva infatti raccomandato ai “suoi” medici di procedere in silenzio all’eliminazione fisica dei bambini nati disabili, utilizzando compiacenti ostetriche e volenterosi infermieri.
Il Progetto Aktion T4 portò all’uccisione di 70.000 bambini nati in Germania con diverse disabilità (sindrome di down, spina bifida ecc.) e rappresentò il primo esempio di sterminio di massa dell’età moderna dei disabili. Ad esso il regime nazista fece poi seguire l’eliminazione degli ebrei e delle altre etnie (ad esempio i rom), considerate come un ostacolo all’affermazione della purezza della razza ariana.

Questo breve ricordo della storia spero possa aiutare il lettore a riflettere su quanto gli uomini abbiano da sempre considerato la diversità come un potenziale nemico, come qualcosa da evitare o addirittura da eliminare.
Purtroppo diversi inquietanti segnali anche nel nostro Paese segnano forse il passaggio da una dimensione di accoglienza ad una di diffidenza, se non addirittura di evidente razzismo.
Come interpretare altrimenti la proposta di alcuni rappresentanti della Lega di escludere dalla tutela sanitaria tutti gli immigrati non regolari, compresi i minori? Avranno mai letto il giuramento di Ippocrate questi acuti individui o più banalmente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, della quale tra pochi giorni [il 10 dicembre, N.d.R.] ricorrerà il sessantesimo anniversario?

Cosa dire ancora  delle incomprensibili “classi ponte” nella scuola per i bambini immigrati? Negli ultimi giorni autorevoli società scientifiche di linguistica si sono pronunciate sulla loro totale inadeguatezza e tutta la pedagogia moderna e classica è concorde nel ritenere le classi ponte come una soluzione che non porterà al risultato che si dichiara auspicare.
È singolare come nessuno abbia obiettato che al “problema” della presenza di oltre 570.000 bambini immigrati (circa 330.000 distribuiti tra la scuola materna e quella elementare), si sarebbe dovuto rispondere rinforzando quanto già previsto dall’ordinamento scolastico per i bambini deboli nella lingua italiana.
È probabile che questo non sia accaduto perché nelle scuole italiane non vi è traccia di mediatori culturali o di azioni che possano rendere l’integrazione linguistica più celere per questi bambini.

In questa assenza di attività “dedicate” ai nostri bambini migranti non indigna nessuno l’affermazione del presidente del Consiglio che definisce le classi ponte come «un provvedimento basato sul buon senso». Il buon senso è una vaga astrazione, quello che esiste ed è evidente a tutti gli operatori della scuola è la necessità di accogliere senza separazioni ulteriori i bambini. Ed è altrettanto evidente la necessità che i nostri figli crescano in un mondo che, per non riproporre gli orrori del passato, si confronti senza timori e pregiudizi con gli imponenti flussi migratori del secolo attuale.
Sarebbe stato serio, quindi, occuparsi del 75% dei docenti che “ammette” la scarsa preparazione ad affrontare culture diverse (Indagine Censis e CNEL, febbraio 2008) e non ipotizzare “classi ghetto” dalle quali si uscirebbe superando imprecisate prove di scolarizzazione.
Sarebbe serio affrontare la risorsa immigrazione e non il problema immigrazione con gli occhi e il cuore di un mondo che oltreoceano affida ad un discendente africano il governo del Paese più potente e qui teme la presenza di culture diverse.

Quanto il razzismo rappresenti un’insidiosa condizione è dimostrato anche da quel singolare provvedimento che vede gli insegnanti non residenti (leggi: meridionali) collocati alla fine delle graduatorie provinciali indipendentemente dal punteggio di laurea.
Esemplificando: un ottimo laureato di Catanzaro avrà minori possibilità di lavoro a Desenzano sul Garda di un pessimo laureato di Brescia e se questo è un esempio di “federalismo virtuoso”, occorrerà rivedere alcune sue idee fondanti. Nel frattempo non resterà che affidarsi ai giudici del TAR.

La volontà di esclusione dagli interventi sanitari anche di prima necessità per gli immigrati, il “buon senso” nel segregarli in classi differenziali sono segnali che forse restituirebbero il sorriso ai medici del führer, costretti a realizzare il Progetto Aktion T4 in gran silenzio.
La consapevolezza di quanto sta accadendo nella nostra società sarà un indicatore determinante della futura qualità di vita per il nostro Paese, almeno quanto l’aumento del suo Prodotto Interno Lordo. Speriamo di accorgercene in tempo.

*Associazione Tutti a Scuola di Napoli.

**Sul Progetto Aktion T4 suggeriamo anche – sempre in questo stesso – la lettura dei testi Non c’è storia senza etica (disponibile cliccando qui) e Il passato che non deve tornare (disponibile cliccando qui), oltre alla consultazione del sito www.olokaustos.org, ricco di materiale anche su tali questioni.