Una cena al buio è un’esperienza a tutto tondo

Iniziative promosse già da tempo in varie città italiane ed europee – con crescente successo e interesse – le “cene al buio” sono incontri con il cibo organizzati in ristoranti dove, in una sala tenuta rigorosamente al buio, gli ospiti vengono guidati da personale non vedente a vivere un viaggio nel gusto e nella conoscenza che vede impegnati tutti i sensi. Una’esperienza del genere la si potrà vivere il 23 gennaio a Sant’Anastasia, presso Napoli

Profilo di donna in ombraSono le rappresentanze di Sant’Anastasia (Napoli) dell’UIC (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell’UNIVOC (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi) – in collaborazione con l’UNIVOC di Napoli e con il patrocinio del Comune locale – ad avere organizzato per venerdì 23 gennaio, presso il Centro Liguori della località partenopea (Via San Giuseppe, ore 20.30), La cena al buio, evento di cui si conoscono già numerosi esempi analoghi in altre città italiane ed europee.

Le cene al buio
Parigi, Berlino, Bologna, Pavia, Piacenza, Mestre, Milano, Catania, Napoli: sono queste le città che già da qualche anno ospitano – con crescente successo e interesse – le “cene al buio”, originali esperienze sensoriali capaci di creare una nuova gerarchia non solo dei sensi, ma anche dei valori e delle relazioni.
Si tratta in sostanza di incontri con il cibo organizzati in ristoranti dove, in una sala tenuta rigorosamente al buio, gli ospiti vengono guidati da personale non vedente, per vivere un’esperienza unica che prima incuriosisce, poi stupisce e affascina. L’ambiente della sala, completamente buio, favorisce infatti un diverso e più stimolante percorso alla scoperta del cibo e dei sapori, un viaggio nel gusto che vede impegnati tutti gli altri sensi, in un gioco di riconoscimento che riserva non poche sorprese.
Si tratta anche di occasioni per fare nuove conoscenze, con le relazioni interpersonali che si intrecciano su basi del tutto  diverse, dove l’apparire degli altri lascia necessariamente il posto solo all’essere e al sentire comune.
Cene, dunque, affascinanti e forse un po’ spiazzanti, itinerari che si servono del cibo per far vivere nuove sensazioni e scoprire nuove possibilità di conoscenza di noi stessi e degli altri.
A promuovere queste iniziative sono in genere associazioni di e per persone non vedenti che in questo modo originale raccontano se stesse, la loro quotidianità, le loro sensazioni. Momenti di  convivialità che coniugano solidarietà e tempo libero, voglia di fare amicizia e nuove conoscenze, per vivere sensazioni capaci anche di far  riflettere.
Esperienze, insomma, a tutto tondo, da vivere dal primo all’ultimo istante, lasciandosi coinvolgere da situazioni e atmosfere del tutto imprevedibili, con “l’esaltazione”, almeno per poche ore, di quei sensi che nella vita quotidiana vengono utilizzati al minimo – rispetto a quello della vista – dominante nella comunicazione e nell’informazione.

Il tatto
Il vedente non è abituato a toccare per conoscere oggetti e persone; se lo fa non si accorge di farlo per compensare l’informazione incompleta che la vista trasmette.

L’olfatto
Questo è il senso meno utilizzato da chi vede; non si è abituati infatti ad odorare, per conoscere persone, ambienti e cibi.

Il gusto
Quasi sempre il gusto è condizionato dai messaggi che la vista invia al cervello. L’aspetto estetico di un dolce, il colore di un piatto di pasta condizionano il giudizio e falsificano il sapore. Gustare un cibo senza condizionamenti visivi significa scoprirne il gusto e il vero sapore.

L’udito
Si tratta del senso più utilizzato in assenza di vista, mezzo sia di comunicazione che di informazione. Ascoltare senza lasciarsi distrarre da immagini del vedere/guardare/osservare rivela nuove suggestioni e lascia impressi i particolari.

Come si svolge una cena al buio
Gli ospiti vengono accolti dalle associazioni organizzatrici che forniscono le indicazioni necessarie e le regole da osservare. La sala viene completamente oscurata e i cellulari preventivamente spenti, così come qualsiasi altra possibile fonte di luce (orologi, accendini ecc). Una volta entrati in sala, il personale addetto accompagna ogni ospite al suo posto. In attesa poi che venga servita la cena, si gusta un aperitivo, si ascolta musica, si conversa, si fanno nuove conoscenze.

Comincia la cena
Gli ospiti non conoscono il menù e lo dovranno scoprire con l’olfatto, il gusto e la voglia di divertirsi. I piatti saranno serviti e commentati da persone non vedenti specificamente preparate.
La cena continua: si scoprono i profumi, i sapori a cui non si è mai prestato attenzione perché distratti dall’aspetto, dalla  forma, dal colore, dalle quantità. Si chiacchiera con i vicini di tavolo.
La serata si conclude con il ritorno della luce in sala, per un ulteriore scambio di opinioni e con il saluto degli organizzatori.

Da segnalare, in conclusione, che i partecipanti all’evento di Sant’Anastasia contribuiranno a finanziare un campo scuola per bambini e ragazzi minorati della vista.
(UNIVOC di Napoli)

Per ulteriori informazioni:
tel. 081 5498835 – 334 6048850, fornarog@uiciechi.it – univocna@univoc.org.
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