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Educazione e tecnologia per trattare l’autismo

Primo piano di viso di ragazzo con riflessi di colore sulle guance«Non è vero che in Italia, e nella nostra Regione in particolare, il Friuli Venezia Giulia, non si faccia nulla per l’autismo, come a volte sento dire in maniera forte da qualche familiare. Le cose invece si fanno e l’attenzione al problema mi sembra cambiata rispetto al passato, sia da parte dell’opinione pubblica sia da parte di coloro che sono deputati a prendere decisioni in materia di salute. Certo, un familiare è naturalmente impaziente perché teme per l’avvenire del proprio congiunto. Per parte nostra da sempre abbiamo cercato, anche attraverso la formazione continua per coloro che lavorano con noi, di contribuire, per quanto ci è possibile, al dibattito delle idee e alla nascita di una cultura scientifica intorno ai Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, cosa indispensabile in una prospettiva di presa in carico efficace e quindi di miglioramento della qualità della vita delle persone con autismo e dei loro familiari».

Lo dichiara Davide Del Duca, direttore generale della Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone, della cui attività il nostro sito ha spesso occasione di occuparsi e che al di là del nome si occupa concretamente anche di adulti con autismo. E si tratta di dichiarazioni del tutto pertinenti nel presentare il percorso formativo per i suoi dipendenti che la Fondazione stessa avvierà da giovedì 29 gennaio fino al mese di marzo (presso la propria sede di Pordenone), iniziativa denominata Aggiornamento sui Disturbi Generalizzati dello Sviluppo: dalle basi genetiche alle metodologie e tecnologie di apprendimento nei percorsi riabilitativi.
Secondo Cinzia Raffin, presidente e responsabile scientifico della Fondazione, oltre che ideatrice del corso, «per l’autismo oggi la ricerca può fare molto e chi lavora quotidianamente con le persone affette da Disturbi Generalizzati dello Sviluppo ha il dovere di conoscere sia cosa la ricerca sta facendo in materia e su quali settori indaga, sia le metodologie e le tecnologie più avanzate che possono avere immediate ricadute sul lavoro educativo e quindi sui pazienti».

Da segnalare che le lezioni saranno tenute da docenti universitari ed esperti nelle varie discipline oggetto del corso. Per questo sono stati stretti rapporti di partenariato con varie istituzioni scientifiche, con alcune delle quali la Fondazione collabora da anni.
«Si tratta – conclude Raffin – del tentativo di costruire un circuito di eccellenza, nel quale il lavoro e la ricerca non sono “urlati”, come spesso accade tra chi con disinvoltura parla di interventi o metodi “miracolosi” per la cura delle persone con autismo, ma poggiano su solide basi scientifiche, necessarie per tradurre la ricerca in buone prassi per la cura».

Partner dell’iniziativa saranno la Comunità Piergiorgio di Udine e l’Università di Parma, mentre si alterneranno nel ruolo di docenti Barbara Porcella (Comunità Piergiorgio), Vincenzo Miggiano (professore emerito dell’Università della Calabria), Silvia Perini  e Francesca Cavallini (Università di Parma) e Claudia Lerz (esperta dello sviluppo del linguaggio nei bambini con Disturbi Generalizzati dello Sviluppo e terapista comportamentale). (S.B.)

Per ulteriori informazioni:
Fondazione Bambini e Autismo ONLUS di Pordenone, tel. 0434 29187, presidenza@bambinieautismo.org.