A Brescia si sta lavorando per l’accessibilità*

Piccole e grandi barriere, architettoniche, ma anche di immagine, che impediscono non solo a chi si trova in carrozzina, ma più in generale a tutti i cittadini, di circolare serenamente a Brescia, sia a piedi che in macchina. Pericoli e ostacoli che possono essere fonte di imbarazzo e di discriminazione, in particolare per le persone con disabilità, ma anche per gli altri. Il nuovo Piano di Accessibilità Urbana su cui si sta lavorando nella città lombarda ha ancora molta strada da fare, ma è già un buon esempio di progettazione partecipata, insieme alle associazioni locali

Piazza della Loggia a BresciaEliminare le barriere architettoniche, come impone la legge, non basta. Bisogna abbattere anche i pericoli e gli ostacoli che possono essere fonte di imbarazzo e discriminazione: non solo per le persone con disabilità, ma anche per chi porta un passeggino o chi si trova temporaneamente costretto in carrozzina. Tutti, insomma, devono potersi muovere a Brescia senza paura.

Ecco perché l’Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune bresciano – su impulso dell’Assessorato alle Politiche di Gestione del Territorio, guidato da Paola Vilardi, che ha la delega su tali problemi – sta lavorando al Piano di Accessibilità Urbana (PAU), presentato nelle scorse settimane alle associazioni del territorio in un incontro che vuole essere l’inizio di un percorso di progettazione partecipata.
Tecnicamente il PAU è lo studio degli spazi urbani finalizzato alla realizzazione di percorsi pedonali sicuri e accessibili. Uno strumento che ha l’obiettivo di garantire a tutti la possibilità di spostarsi autonomamente e in sicurezza all’interno dell’ambiente urbano, al di là della condizione fisica, sensoriale o anagrafica.
Un documento tecnico illustrerà dunque le relazioni tra edifici, infrastrutture e fruitori, cercando di individuare tutto ciò che è fonte di pericolo, ostacolo o che può causare imbarazzo o discriminazione. Piccole e grandi barriere: architettoniche, ma anche di immagine, che impediscono non solo a chi si trova in carrozzina, ma più in generale a tutti i cittadini, di circolare a piedi o in macchina a Brescia serenamente. Il passo successivo sarà naturalmente la rimozione di questi ostacoli.

Il primo stralcio del Piano comprende le zone del centro storico e le direttrici principali di ingresso e uscita alla città lombarda, ciò che è particolarmente interessante in quanto questi siti coincidono con la rete del trasporto pubblico urbano e dei servizi pubblici di carattere sociale, sanitario, amministrativo e culturale presenti nelle adiacenze.
La bozza del documento è già stata redatta, ma è opinione dell’assessore Vilardi che sia necessario apportare diverse rifiniture, anche in base al confronto con le associazioni del territorio. L’obiettivo, infatti, è quello di trovare soluzioni ai problemi che non penalizzino alcun utente.
«Sono convinta – ha dichiarato la stessa Vilardi – che il lavoro vada impostato in seno alla Consulta per la Vita Sociale che sarà presto chiamata a dare alcune indicazioni sulla prima bozza. Credo che tutti gli Assessorati si dovranno impegnare garantendo la loro collaborazione. È anche necessario avviare un dialogo più serrato con la Sovrintendenza».

Come da normativa, l’attività si concentrerà in questa fase sui percorsi pedonali: ma è chiaro che da alcune riflessioni ne nasceranno altre e che il campo di interesse potrebbe ampliarsi. Il sogno resta quello di progettare una città fruibile da tutti, ma la strada è ancora lunga.

*Sintesi di un testo apparso nel quotidiano «Bresciaoggi» del 4 febbraio 2009, a firma di Natalia Danesi e qui proposta per gentile concessione.

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