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La tragica attualità del messaggio di Ban Ki-moon

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon«Quando le popolazioni vengono colpite da disastri naturali, la priorità è fornire assistenza medica efficace. Inondazioni, terremoti, disastri naturali, epidemie infettive e disastri provocati dall’uomo, quali fuoriuscita di sostanze chimiche ed emissione incontrollata di radiazioni, possono esigere un pedaggio di vite umane intollerabile. Ospedali, cliniche e altre strutture sanitarie devono intervenire con rapidità ed efficacia, garantendo una protezione sicura, anziché tramutarsi essi stessi in zone rischiose».

Sono le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, pronunciate in occasione della Giornata Mondiale della Salute, che si celebra ogni anno il 7 aprile, data di nascita, nel 1948, dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), evento centrato quest’anno sullo slogan Salvare vite. Rendere gli ospedali sicuri nelle emergenze. Parole che insieme al tema prescelto non avrebbero potuto essere più tragicamente attuali, per il nostro Paese, alla luce del terremoto che ha drammaticamente colpito l’Abruzzo, causando tra l’altro il crollo di varie parti dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, pur inaugurato in anni recenti.
«Il crollo dell’ospedale – ha commentato ad esempio Walter Pasini, direttore del Centro OMS di Medicina Internazionale – ha privato la popolazione, specie i feriti gravi, dell’accesso alle cure sanitarie di emergenza, con grave danno in termini di perdite di vite umane e di sofferenze patite. E del resto, al momento attuale, la struttura sanitaria italiana non è – nella maggioranza dei casi – attrezzata per fronteggiare emergenze come terremoti, alluvioni o epidemie. La catastrofe dell’Abruzzo deve pertanto insegnare al Governo centrale e alle autorità sanitarie nazionali e regionali a rafforzare le caratteristiche antisismiche degli ospedali e a preparare il personale sanitario ad agire efficacemente nelle condizioni di emergenza. Perché in un terremoto un ospedale non può crollare, ma deve restare sempre e comunque un baluardo di sanità».

Concetti analoghi a quelli espressi dal segretario generale delle Nazioni Unite, nel messaggio diffuso per la Giornata Mondiale della Salute: «Il crollo di un ospedale durante un terremoto – ha scritto infatti Ban Ki-moon – seppellendo pazienti e personale, moltiplica il costo in vite umane. Se poi una malattia infettiva si diffonde perché l’ospedale ha sistemi di ventilazione inadeguati o è mal strutturato, o perché gli operatori sanitari non hanno una formazione adeguata, si viene meno al dovere di aiutare i più vulnerabili».
«Per concentrare dunque l’attenzione su questi elementari, ma importanti doveri – continua il messaggio – la Giornata Mondiale della Salute 2009 ha adottato lo slogan Salvare vite. Rendere gli ospedali sicuri nelle emergenze, appello globale all’azione affinché tutti i Paesi abbiano sistemi sanitari atti ad affrontare le emergenze».
In tal senso, «la collaborazione fra le diverse agenzie delle Nazioni Unite e altri attori internazionali è determinante per aiutare gli Stati a raggiungere tale scopo. La Campagna Mondiale per la Riduzione dei Disastri 2008-2009 ha riunito gli sforzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della Strategia Internazionale ONU per la Riduzione dei Disastri e della Banca Mondiale per rendere le strutture sanitarie più adeguate a fronteggiare cicloni, terremoti e altri pericoli».

Nella parte conclusiva del messaggio, Ban Ki-moon sottolinea le varie azioni necessarie a tutelare la sanità pubblica in caso di emergenze: «Occorre progettare e sviluppare strutture ospedaliere sicure e protette in caso di disastri naturali. Abbiamo inoltre il dovere di assicurare che esse non vengano colpite nel corso di conflitti. E ancora, bisogna che la formazione degli operatori sanitari rifletta la capacità di affrontare le emergenze in modo sicuro, così da poter salvare vite, e non tramutarsi essi stessi in vittime. Infine, dobbiamo garantire la continuità dei servizi medico-sanitari sui quali conta la comunità, quali immunizzazioni, dialisi e servizi di ostetricia, una volta che la prima fase dell’emergenza sia passata».
«È impossibile – conclude il segretario generale delle Nazioni Unite – prevenire tutti i disastri. Possiamo però lavorare insieme per garantire che ospedali e altre strutture sanitarie siano pronte e in grado di salvare vite». (S.B.)