Donne e lavoro: le discriminazioni multiple*

Le donne con disabilità risultano ancora più discriminate sul lavoro di quanto non lo siano i già discriminati uomini con disabilità! Un dato, questo, emerso chiaramente anche da una specifica ricerca curata a Torino dall’ASSOT (Agenzia per lo Sviluppo del Sud-Ovest di Torino) e dal Servizio Provinciale Inserimento Lavorativo Disabili. Lo studio è stato presentato nel corso di un seminario tenutosi nel capoluogo piemontese e dedicato ai problemi delle donne lavoratrici

Donna in carrozzina al computerDonne con disabilità, madri straniere e mondo del lavoro: sono questi i temi affrontati a Torino durante il seminario Donne e lavoro: le discriminazioni multiple, nel corso del quale sono stati presentati due studi specifici.
Due volte differenti: l’inserimento al lavoro delle donne con disabilità è il titolo del primo, curato dall’ASSOT (Agenzia per lo Sviluppo del Sud-Ovest di Torino) e dal Servizio Inserimento Lavorativo Disabili della Provincia di Torino, mentre il secondo è la ricerca-azione denominata I lavori delle donne, realizzata dall’Associazione Almaterra, dall’ASAI (Associazione di Animazione Interculturale), dall’Associazione Culturale Filippina del Piemonte, dal CIRSDE (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne), promossa dalla consigliera di parità della Provincia di Torino Laura Cima.
Proprio quest’ultima ha sottolineato vari aspetti della discriminazione verso la donna, che spesso diventa un soggetto estremamente debole sul mercato del lavoro: «I numerosi casi trattati dal nostro ufficio – ha dichiarato Cima – mettono in luce come chi è soggetto a più discriminazioni, dirette e indirette, come quelle di essere donne lavoratrici e madri senza servizi accessibili di conciliazione, oppure disabili o madri di disabili, straniere od over 45, diventi un soggetto così debole sul mercato del lavoro, da non avere neppure più il coraggio di denunciarlo».

Nello specifico della ricerca dell’ASSOT, essa è partita dai dati della Provincia di Torino sull’inserimento lavorativo dei disabili, da cui sono emerse differenze importanti rispetto al genere. Sugli avviamenti al lavoro, nel 2007, si è rilevata infatti una distribuzione quasi a metà tra maschi (51%) e femmine (49%), divario aumentato nel 2008, pur essendo maggiormente presenti le donne fra gli iscritti ai centri per l’impiego.
«Ai vincoli tradizionalmente presenti tra le disoccupate, che rendono talora difficile l’inclusione lavorativa (orari, spostamenti, mansioni) – spiegano dall’ASSOT – le donne con disabilità manifestano problemi ulteriori legati alla salute e il loro inserimento è talvolta pregiudicato da una sommatoria di fattori».
Ad esempio la particolare insorgenza della disabilità femminile che avviene spesso a seguito di patologie insorgenti dopo i quarant’anni (momento di una possibile maggiore disponibilità al lavoro in seguito dell’indipendenza dei figli, ma che risulta maggiormente compromessa dalla salute fisica). Altri aspetti: la difficoltà da parte degli operatori a riconoscere le differenze o la mancanza di strumenti rivolti alle donne con disabilità.
E ancora, una minore spinta e motivazione al lavoro da parte delle donne con disabilità rispetto agli uomini, dovuta anche all’atteggiamento delle famiglie le quali tendono a frenare i tentativi di emancipazione che presentano rischi. Senza dimenticare nemmeno i carichi familiari e di cura, la scarsa propensione al lavoro, la maggiore difficoltà negli spostamenti e nella mobilità territoriale, la particolare situazione – dichiarata da più servizi – per cui tra le donne sarebbe maggiore la disabilità psichica, e quindi minori le chance di inserimento lavorativo rispetto alla disabilità fisica, oltre ad una minore “specializzazione” rispetto all’uomo.
Infine, il pregiudizio da parte di alcune aziende, con un atteggiamento, dunque, di doppia discriminazione (donna e disabile).

*Sintesi e adattamento di un testo già apparso in «Redattore Sociale», con il titolo Donne disabili e madri straniere: il difficile inserimento lavorativo.

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