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Tutelare la collettività, ma anche la dignità dei migranti

Il vicepresidente nazionale della FISH Salvatore Nocera«Noi persone con disabilità – dichiara Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – conosciamo bene, perché sperimentata sulla nostra pelle, l’emarginazione che, con le leggi conquistateci in questi ultimi sessant’anni, siamo riusciti in buona parte a contrastare. Dichiariamo quindi la nostra solidarietà a quanti vengono esposti all’emarginazione, sia per un’incivile concezione egoistica, sia per biechi motivi preelettorali».
«Pertanto, nella mia qualità di vicepresidente nazionale della  FISH – continua Nocera – condivido pienamente e sottoscrivo il documento della Caritas Italiana e di molte associazioni di ispirazione cristiana, che critica la proposta di legge sulla sicurezza in discussione in Parlamento, per le sue norme lesive della dignità di ogni persona e fortemente discriminatorie contro i migranti».
Ben volentieri, dunque, riprendiamo integralmente, qui di seguito, il documento-appello citato dal vicepresidente della FISH, firmato – oltre che dalla Caritas Italiana – anche dalle Acli, dal Centro Astalli, dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Fondazione Migrantes.

«Non servono muri da scavalcare – come ha già ben sottolineato il quotidiano “Avvenire” – ma solo una legge giusta potrà davvero rendere più sicuri i cittadini. È per questa ragione che, nell’imminenza della conclusione del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza, rivolgiamo il nostro appello al governo e ai parlamentari, confidando in soluzioni legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi dello Stato con il rispetto della dignità umana. La sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie e dello Stato è infatti un bene prezioso che va perseguito con responsabilità e gestito con misura.
A nome di numerose associazioni e organismi cattolici, esprimiamo la nostra viva apprensione per alcune tra le norme proposte che, se approvate, influiranno negativamente sulla vita e la dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure esse intenderebbero tutelare.

Ragazzo straniero con disabilità scrive alla lavagnaRecentemente, durante il dibattito parlamentare, si è assistito con soddisfazione allo stralcio, dal disegno di legge, di previsioni come quelle che limitavano fortemente, per gli stranieri non in regola col permesso di soggiorno, l’accesso a servizi fondamentali come la salute e l’istruzione, attraverso le figure dei cosiddetti “prèsidi spia” o “medici spia”.
Tuttavia, nel testo ancora all’esame della Camera continuano a permanere previsioni che suscitano perplessità, come, fra le altre, l’introduzione del reato di clandestinità, inidoneo di per sé a sconfiggere il fenomeno dell’immigrazione irregolare e solo gravoso per l’andamento della giustizia, ovvero per le vite di tante persone che troppo spesso scontano l’estrema rigidità dei canali d’ingresso nel nostro Paese ovvero gli eccessivi ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei permessi di soggiorno.
Inoltre, tale reato riproporrà la controversa questione già emersa per medici e prèsidi, in quanto potrebbe obbligare tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio (fra cui impiegati pubblici, vigili urbani, insegnanti, infermieri ecc.) a denunciare uno straniero irregolare.
Preoccupante risulta anche il divieto – per gli stranieri privi di permesso di soggiorno residenti in Italia – di effettuare atti di stato civile. Tra le prime conseguenze di questa previsione ci sarebbe l’impossibilità di contrarre matrimonio ovvero di  dichiarare la nascita e di riconoscere i propri figli. Quest’ultima norma, in particolare, oltre a poter indurre le madri a gravi pratiche e rischi abortivi, esporrebbe i bimbi, privi di identità, al pericolo di essere tolti ai genitori naturali, dichiarati in stato di abbandono e quindi avviati all’adozione.
Né appare condivisibile la reintroduzione nel disegno di legge delle norme sull’allungamento della detenzione amministrativa all’interno dei CIE [Centri di Identificazione ed Espulsione Immigrati, N.d.R.] e sulle ronde cittadine che opportunamente erano state stralciate dal decreto legge sicurezza.

Consapevoli della complessità delle sfide, dei problemi e delle risorse che il fenomeno dell’immigrazione comporta, confidiamo nell’ascolto attento e nella riflessione paziente del legislatore, certamente capace di far seguire al dibattito parlamentare il suo iter naturale, rispondendo alle necessità attuali con fermezza, ma anche con lungimiranza e civiltà.
La nostra società avverte la necessità di avviare un processo di integrazione, ricostruzione e rafforzamento, ma richiede tuttavia che questo avvenga attraverso un confronto sereno, aperto e paziente, che riguarda il futuro di tutti, senza sacrificare i diritti fondamentali delle persone» [grassetti nostri nel documento, N.d.R.].