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Perché l’integrazione non sia più sinonimo di sopportazione sociale

Bimbo in carrozzina entra a scuolaSiamo un gruppo di genitori con figli disabili, provenienti da ogni parte d’Italia, che Vi ha già scritto, senza ottenere alcun riscontro. “Genitori Tosti” vuol dire però “genitori che non si arrendono”, che non subiscono il timore reverenziale rispetto al ruolo di alcuni Dirigenti Scolastici che – in larga maggioranza – disattendono totalmente o quasi il rispetto dell’applicazione delle norme attinenti agli alunni con disabilità certificata, specialmente se grave.

Con il presente mese di giugno i giochi saranno fatti in tema di insegnanti di sostegno. Per noi, dunque, la stagione 2009/2010 è iniziata da tempo. Non produciamo “moda da esportazione” eppure “viaggiamo” con un anno di anticipo per non naufragare nell’oceano dei «non mi compete», «non ho i fondi», «dovete fare ricorso», «provate a cambiare scuola» ecc.
I nostri ultimi GLH [Gruppi di Lavoro Handicap, N.d.R.] hanno dovuto riservare ampio spazio al dibattito di ogni anno. Ricorso al TAR? Avvocato? Minacce? E così molte famiglie saranno costrette a dover affrontare ulteriori spese legali per rivendicare un diritto negato o, peggio ancora, a dover abbassare la testa per mancanza di risorse economiche e accontentarsi di quanto si riesce ad elemosinare per il proprio figlio.
Otterremo sentenze che assegneranno il massimo delle ore. Ore che poi, comunque, “regaleremo” nostro malgrado alla gestione dei Dirigenti che dovranno “spalmare” (così si dice in alcune zone) sui numerosi casi di disabilità. La solita “vittoria di Pirro” che vedrà l’ennesimo, ulteriore e ingiusto sforzo da parte di tutte le famiglie sotto ogni profilo.
Poco importa se un bambino disabile alla materna, nel frattempo, abbia iniziato a parlare. Poco conta se un alunno delle elementari userà il computer in modo eccellente. E ancor meno conta se uno studente delle scuole medie – tramite la Comunicazione Aumentativa e Alternativa – riuscirà a scrivere poesie o testi di narrativa ben superiori a quelli dei coetanei. Figuriamoci, poi, quanto sia assolutamente “trasparente” il giovane studente delle superiori, ormai ridotto a peso sociale, dopo anni di carenze di personale, di ausili inadeguati, di lotte e battaglie che, seppur vinte da famiglie testarde, non hanno colmato il vuoto cognitivo non diagnosticato presso una Pubblica Amministrazione ormai in ginocchio.
Pubblica Amministrazione e organizzazione scolastica che, forse, si sono arrese a non investire sui portatori di handicap, ritenendo meno onerosa l’erogazione della pensione di invalidità civile che, di fatto, è lo stipendio della madre badante “buttata fuori” dallo Stato Sociale a causa di forza maggiore.

Tutto questo accade. Accade troppo spesso per non tentare di chiedere maggiore attenzione, per non indurre alcune famiglie a mettersi alla prova, dimostrando le potenzialità sprecate di bambini cui viene negato il diritto allo studio e, di conseguenza, il diritto alla libera espressione della propria identità.
Non è accettabile che una società che ambisce a definirsi civile continui a permettere tutto ciò, condannando bambini, adolescenti e giovani ad un’assenza di istruzione causata dal silenzio del Ministero che non impone, con toni adeguati, il rispetto di regole esistenti da anni.
Ci permettiamo anche di sottolineare che, con l’applicazione dell’attuale riforma, il prossimo anno sfumeranno le ore di compresenza. Conseguentemente ci chiediamo chi e cosa sarà organizzato nelle ore di “vuoto didattico” che i nostri figli subiranno.

Premesso tutto quanto sopra descritto, il nostro Gruppo chiede:
1) una pubblica dichiarazione del Ministro, anche a mezzo televisivo, che ricordi ai Dirigenti Scolastici il loro dovere di pubblici dipendenti, affinché si adoperino, attraverso la pratica reale della normativa, a garantire il pari diritto allo studio di tutti gli alunni di ogni ordine e grado;

2) che sia emessa una Circolare
per cui – se i genitori dimostreranno di avere costantemente manifestato la necessità di maggiori ore di sostegno, in concerto con l’équipe del Gruppo di Lavoro Handicap – ove l’Ufficio Scolastico Provinciale ignori le richieste, senza motivazione scritta e trasparente, sia sottoposto a forme di sanzioni disciplinari reali. Il pubblico dipendente deve delle risposte. Il ricorso al TAR dev’essere un’eccezione e non la prassi;

3) che venga elaborato
un progetto di informazione e sensibilizzazione all’interno delle scuole, fin dalle prime classi elementari, su proposta dei Consigli d’Istituto, premiando ogni anno le scuole che otterranno il migliore risultato didattico e di innovazione tecnologica, come scambio multidisciplinare  applicato all’interclasse. Ciò con il doppio obiettivo di divulgare il senso di civiltà e rispetto che dev’essere garantito per tutti, oltre che ottenere la prova mancante consistente nell’inversione di tendenza per cui non è solo l’alunno “normo” a dover tollerare la presenza dell’alunno disabile, bensì deve esistere lo scambio reciproco. Ricordiamoci infatti che quasi sempre si parla dell’integrazione scolastica dando per scontato che l’alunno disabile debba essere integrato nel gruppo classe. In realtà questa affermazione scaturisce dall’assoluta ignoranza in ambito di disabilità come forma di esistere che sia semplicemente uno dei mille volti del tessuto sociale. Obiettivo fondamentale è quello di innescare il meccanismo per cui siano gli alunni “normo” a dover essere integrati nella scuola per tutti, disabili inclusi. Infatti, finché la lente sarà sul disabile e su quanto si debba fare per “gestirlo”, la parola “integrazione” sarà sempre sinonimo di “sopportazione sociale”;

4) di ricordare ai Dirigenti Scolastici che, ove l’équipe lo ritenga favorevole per la crescita culturale degli allievi, nei casi in cui si renda necessaria la formazione dell’insegnante di sostegno su specifici ausili indispensabili, deve essere consentita l’elaborazione di un progetto integrato al PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.] che attui e soddisfi le reali necessità, in particolare per quanto attiene l’utilizzo di tecnologie innovative e sperimentali su pazienti disabili gravi e gravissimi totalmente paralizzati e quindi privati dell’uso del corpo, ma comunque in grado di contribuire alla crescita della cultura del Paese tutto, attraverso la libera espressione di un’intelligenza colta e costantemente nutrita.

Ricordiamo in conclusione che la legge impone ai genitori di educare, istruire e mantenere i propri figli. Tutti. Dobbiamo certamente rifornire il frigorifero, ma solo nutrendo la loro cultura potremo contare, domani, su una profonda autonomia personale.

*Gruppo formatosi spontaneamente, composto da numerosi genitori di persone con disabilità, molte delle quali con grave ritardo mentale.
Nel blog del Gruppo, vi è l’elenco di tutte le persone che hanno sostenuto il presente documento (lo si raggiunge cliccando
qui).