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Se il «mainstreaming» della disabilità parte dai senzatetto

Il Rapporto Annuale di Verifica sui Senzatetto – che analizza in profondità come cambia e si evolve, anno dopo anno, questa realtà negli Stati Uniti – è stato consegnato al Congresso Americano e pubblicato ufficialmente nelle scorse settimane. Realizzato per la prima volta nel 2002, questo studio viene curato da ricercatori incaricati dal Dipartimento Americano per le Abitazioni e lo Sviluppo Urbano, con il supporto diretto dello staff di quest’ultimo.Persona che dorme su una panchina
In particolare, il Rapporto relativo all’anno 2008 pone all’attenzione del Congresso due tipi di stime. Una riferita a una singola e specifica giornata dell’anno, per la quale i dati sono stati forniti dalle comunità locali e rispetto a cui il rapporto offre anche un confronto più ampio, che va dal 2006 al 2008. Un’altra che si riferisce invece all’andamento della situazione giorno per giorno, per l’intero anno, basandosi sui dati forniti dai vari Sistemi Informativi locali di Gestione sui Senzatetto e offrendo solo un confronto tra i dati del 2008 e quelli dell’anno precedente.

Si tratta di un documento certamente interessante che analizza molto approfonditamente la condizione di coloro che negli Stati Uniti sono senza un alloggio proprio. Oltre a questo, però, dal nostro punto di vista il rapporto si rivela di particolare interesse anche perchè rappresenta uno dei primi esempi di mainstreaming* della disabilità in un testo ufficiale. Molte delle persone senzatetto interessate dallo studio, infatti, hanno una disabilità, che nel testo viene sempre messa in evidenza e tenuta in considerazione e che può essere qualche volta la causa, ma altre volte l’effetto della stessa precarietà in cui esse vivono. Andando a confermare ancora una volta quanto sostenuto con forza dai rappresentanti dei vari movimenti locali e internazionali sulla disabilità, e cioè che esiste uno strettissimo legame tra la condizione di disabilità e quella di povertà.

«Negli Stati Uniti – si legge nel Rapporto – nella maggior parte dei casi la persona senzatetto che trova protezione e riparo in una struttura di emergenza o nell’ambito di un programma di ospitalità statale [un milione e 600.000 persone tra il 1° ottobre 2007 e il 30 settembre 2008, N.d.R.] è di sesso maschile, appartiene a una cosiddetta “minoranza”, ha più di trentun anni ed è sola. Inoltre, più di due quinti di queste persone hanno una disabilità». «Nel 2008, poi, rispetto al 2007 – continua il Rapporto nella sezione dedicata all’analisi delle tendenze – la percentuale di adulti con disabilità senzatetto che hanno cercato ospitalità è aumentata».
Una realtà che accomuna tanti Paesi, visto che Giampiero Griffo del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International) – in un’intervista rilasciata alla nostra Redazione qualche settimana fa (la si può leggere cliccando qui) – spiegava che «una ricerca fatta dall’organizzazione inglese Leonard Cheshire Disability dimostra che una famiglia di cui un membro è persona con disabilità ha il doppio delle probabilità di diventare povera rispetto a un’altra famiglia. La stessa ricerca faceva emergere che il 30% di persone con disabilità vivono al di sotto della soglia di povertà inglese, a confronto del 16% delle persone non ancora disabili». 
Negli Stati Uniti «le persone con disabilità – si legge ancora nell’analisi dei dati fornita dal Rapporto – sono una componente più significativa della popolazione senzatetto di quanto non lo siano di quella che vive in povertà, facendoci capire quindi che le stesse persone con disabilità affrontano proprio nel tentativo di avere accesso a un alloggio permanente le maggiori difficoltà possibili».

Negli Stati Uniti la realtà dei senzatetto è molto vasta e per l’Amministrazione – sia a livello locale che centrale – essa rappresenta uno degli àmbiti verso cui rivolgere la massima attenzione. Da qui il Rapporto Annuale, che mira a fornire il quadro più reale e completo della situazione per favorire lo sviluppo delle attività e delle azioni più urgenti e necessarie per far fronte al problema. Realizzato annualmente, poi, questo studio permette anche di fare utili raffronti, anno per anno, sull’andamento dei diversi aspetti che caratterizzano tale realtà, aiutando così a capire quali interventi siano più efficaci e meritino di essere sostenuti e replicati e quali invece meritino di essere abbandonati.
«Il Rapporto 2008 – spiega il Segretario del Dipartimento per le Abitazioni e lo Sviluppo Urbano – arriva in un momento di particolare incertezza economica e fornisce le prime indicazioni su come e quanto questa flessione possa avere degli effetti negativi sulla situazione degli alloggi per i cittadini americani più vulnerabili e con i redditi più bassi. In un momento come questo, dunque, avere delle informazioni complete e aggiornate relativamente alle persone che hanno perso la propria casa è più importante che mai».

*”Mainstreaming” significa letteralmente “flusso principale”, ovvero, nella fattispecie della disabilità, le questioni legate ad essa che entrano in ongi questione e in ogni politica “di impatto” della società.